sabato 11 aprile 2026
Ligabue, il ruggito dell'anima, Pisa
sabato 7 marzo 2026
Firenze e Henri de Toulouse-Lautrec
Henri de Toulouse-Lautrec è una figura diversa da Boldini, per biografia e per poetica. Nobile di famiglia, colpito da una malattia genetica che ne compromise la crescita e lo lasciò con un'altezza di poco più di un metro e mezzo (quindi mi sta decisamente simpatico) , trovò il suo mondo nella Parigi notturna di Montmartre: il Moulin Rouge, i café-concert, le ballerine, le prostitute, i chansonnier. Non li dipingeva dall'esterno, con l'occhio del voyeur affascinato, ma dall'interno, da frequentatore abituale. È quella differenza che si sente nel suo lavoro: c'è ironia, c'è affetto, c'è anche uno sguardo sul lato oscuro di quel mondo scintillante. La sua innovazione più riconoscibile sono i manifesti litografici come Jane Avril, Aristide Bruant nel suo cabaret, la Troupe de Mademoiselle Églantine, opere che hanno di fatto inventato la grafica pubblicitaria moderna e che ancora oggi, a più di un secolo di distanza, sono immediatamente riconoscibili.
La mostra raccoglie oltre 170 opere, tra manifesti, litografie, dipinti e disegni, in parte provenienti dal Museo Toulouse-Lautrec di Albi e in parte da una collezione privata di Amburgo. L'allestimento punta sull'immersività: arredi d'epoca, fotografie, video e costumi ricostruiscono l'atmosfera dei locali notturni parigini di fine Ottocento. Ci sono anche opere di artisti coevi tipo Alphonse Mucha, Paul Berthon che aiutano a inquadrare Lautrec in un contesto più ampio, quello di una Parigi in cui l'arte stava letteralmente invadendo la strada.
Come già a Lucca con Boldini, anche qui la Belle Époque non è il mio pane quotidiano. Ma Toulouse-Lautrec ha qualcosa in più rispetto alla media del periodo: quella capacità di guardare ai margini senza estetizzarli troppo, di trovare umanità dove altri avrebbero trovato solo decorazione. Vale la visita e non solo per togliersi lo sfizio, come la schiacciatina dell'Antico Vinaio, che per la prima volta nella mia vita son riuscito ad assaggiare.
venerdì 6 marzo 2026
Lucca e Giovanni Boldini
La mostra alla Cavallerizza di Piazzale Verdi, si intitola La seduzione della pittura e raccoglie oltre cento opere tra olii su tela e pastelli, provenienti da collezioni pubbliche e private di tutto il paese, comprese le Gallerie degli Uffizi e il Museo Boldini di Ferrara. Il percorso è diviso in sezioni che seguono l'evoluzione dell'artista: dai primi anni fiorentini, ancora vicini ai Macchiaioli, fino alla stagione parigina in cui Boldini abbandona definitivamente gli schemi della ritrattistica ufficiale e inventa qualcosa di nuovo: figure femminili in posizioni serpentine, pennellate lunghe e veloci che sembrano sciabolate, corpi che sembrano muoversi ancora sulla tela. È riconoscibile a colpo d'occhio, nel bene e nel male.
In mostra ci sono anche opere di contemporanei con cui Boldini condivise frequentazioni e affinità: De Nittis, Zandomeneghi, Corcos, Signorini. Nomi che per chi non vive nel mondo dell'arte ottocentesca italiana possono dire poco, ma che servono a inquadrare una stagione pittorica più ampia, in cui l'Italia cercava un suo posto nella modernità europea. Boldini quel posto se lo trovò, a modo suo, diventando il pittore preferito dell'alta borghesia e dell'aristocrazia internazionale. Che poi sia un merito o un limite, dipende dai punti di vista.
Personalmente la Belle Époque non è il mio periodo preferito, ma in Toscana le mostre su questo periodo si moltiplicano da qualche tempo, segno che il pubblico risponde bene. Quindi o queste o Pomì.
sabato 28 febbraio 2026
Pablo Picasso: i suoi manifesti
Immagina di passeggiare per le strade di Cecina e imbatterti, quasi per caso (visto che ci vai volutamente, ma il luogo non è semplice da trovare), in un appuntamento ravvicinato con uno dei geni più vulcanici del Novecento. Artisticamente parlando ovviamente. È questa la sensazione che si prova visitando la mostra dedicata ai manifesti di Pablo Picasso al Centro Espositivo Comunale (in Piazza Guerrazzi, ma senza civico), un’esperienza che ribalta completamente l’idea polverosa che a volte abbiamo delle esposizioni d’arte. Non ci sono le solite tele imponenti o le cornici dorate che creano distanza, ma cinquantotto capolavori grafici che arrivano per la prima volta in Italia direttamente da una prestigiosa collezione svizzera, portando con sé un’aria di libertà e immediatezza che può spiazzare.
Quello che colpisce appena varcata la soglia è scoprire un Picasso inedito, un artista che decide di mettere il suo immenso talento al servizio della comunicazione quotidiana. Questi manifesti non erano nati per finire in un museo, ma per vivere tra la gente, affissi sui muri di Vallauris o nelle bacheche dei congressi per la pace. Si passa con naturalezza estrema dalle grafiche dedicate alle mostre di ceramica, dove il tratto si fa quasi giocoso e mediterraneo, ai lavori di impegno civile dove la sua celebre colomba diventa un grido silenzioso contro la guerra. C’è qualcosa di profondamente democratico nel vedere come Picasso riuscisse a sintetizzare concetti enormi con pochissimi segni neri su fondo bianco, rendendo l’arte un linguaggio universale comprensibile a chiunque passasse per strada.
Il percorso espositivo si snoda tra i temi cari al maestro, dalla passione viscerale per la tauromachia alla promozione di eventi culturali curati per i suoi amici artisti, rivelando una padronanza tecnica della litografia che lascia senza fiato. Ogni foglio racconta una storia diversa: c’è il calore del sole della Costa Azzurra, la tensione dell’arena e la speranza di un mondo senza conflitti. La bellezza di questa esposizione sta proprio nella sua capacità di farci sentire Picasso più vicino, quasi fosse un contemporaneo che comunica con noi attraverso un poster moderno, essenziale e straordinariamente attuale.
Forse il valore più grande di questa iniziativa a Cecina è la scelta di offrire una tale qualità artistica in modo totalmente gratuito, trasformando la cultura in un dono per la comunità e per i turisti. È un invito a rallentare, a lasciarsi guidare dalla linea spezzata di un disegno o dalla forza di un contrasto cromatico, prima di ritornare alla luce della Toscana con gli occhi pieni di quella vitalità che solo Picasso sapeva infondere in ogni sua creazione. È una visita che consiglierei a tutti, ma vi avviso che domani 1 marzo termina. Siamo arrivati quasi in extremis per un qualcosa che forse non verrà ricordato come la mostra più importante della vita, ma sicuramente particolare ed atipica. Klaus e Zizzi presenti.
Album fotografico Pablo Picasso: i suoi manifesti
sabato 1 novembre 2025
Palazzo Blu, Pisa - Belle Epoque
Oggi giornata da “classico Jack in trasferta culturale”. Quando a Pisa spunta una mostra degna di nota (o anche no) , io prendo il treno e vado. Oggi nella bruma, insieme a tanti cosplayer che andavano al Lucca Comics. Non importa se il tema mi appassiona o meno: l’arte è arte, e ogni tanto fa bene lasciarsi sorprendere anche da ciò che non rientra nelle proprie ossessioni personali. Questa volta toccava a La Belle Époque a Palazzo Blu — quella stagione elegante, scintillante e un po’ vanesia che, tra il 1870 e il 1914, fece di Parigi il centro del mondo e del buonumore borghese.
Appena entrato, la prima impressione è stata quella di un viaggio in un universo sospeso tra ottimismo e autocelebrazione. L'esposizione racconta bene lo spirito del tempo: un’Europa in fermento dopo il 1870, che scopre la scienza, la moda, la pubblicità, i teatri e perfino l’idea del benessere diffuso. Insomma, il trionfo della borghesia che sognava il progresso infinito e la felicità universale — prima che la Storia decidesse di svegliarla con uno schiaffone nel 1914.
L’allestimento è curato nei minimi dettagli, come sempre a Palazzo Blu: luci morbide, ambienti che alternano scene quotidiane e ritratti, un percorso che scorre tra pittura, affiches, eleganza e voglia di vivere. Nonostante non sia tra le mie correnti preferite (confesso che preferisco epoche più cupe e tormentate), ho apprezzato la leggerezza e l’equilibrio con cui la mostra racconta quegli anni. C’è un’aria di vitalità contagiosa, quasi una promessa di felicità che, se non altro, fa piacere respirare per quasi un paio d’ore.
Il testo di apertura la definisce “un’era felice, caratterizzata da un’estesa libertà di pensiero e da prodigiose scoperte scientifiche”, con Parigi che si prepara a diventare “la capitale del XIX secolo”. E in effetti tutto sembra ruotare attorno a questa voglia di rinascita, di modernità, di glamour. Boldini e De Nittis — due italiani trapiantati nella Ville Lumière — diventano i protagonisti di questa scena, interpretando la “joie de vivre” francese con pennellate veloci, eleganti, quasi teatrali. Le loro tele raccontano un mondo in movimento, in cui tutto sembra nuovo, profumato, luccicante.
Girando tra le sale, ho provato quella sensazione curiosa che a volte mi dà l’arte: essere attratto da qualcosa che so non mi appartiene del tutto. I salotti mondani, i cappelli a tesa larga, i boulevard pieni di carrozze non sono certo il mio habitat naturale — eppure mi sono ritrovato a sorridere davanti a certe scene di vita borghese, forse perché in fondo raccontano un’umanità che si illude di essere eterna, e che proprio per questo diventa affascinante.
C’è anche una parte più riflessiva, quasi malinconica, sotto quella superficie dorata. La Belle Époque era sì un’epoca di sogni e progresso, ma anche di disuguaglianze e illusioni fragili. Forse è proprio per questo che, oggi, guardarla da lontano fa un certo effetto: è un po’ come vedere un vecchio film a colori pastello sapendo già che finirà in bianco e nero.
Uscendo, mi sono fermato qualche minuto davanti all’Arno. Pisa sonnecchiava tranquilla sotto un sole spento di novembre, ma gentile. Ho pensato che in fondo la joie de vivre di quei pittori non era poi così diversa dal piacere semplice di una gita in treno, una passeggiata tra le sale di Palazzo Blu e un caffè preso senza fretta. Forse la felicità borghese, in piccolo, è anche questa: il lusso di dedicare tempo alla bellezza, anche quando non ci appartiene del tutto.
Album fotografico Palazzo Blu - Belle Epoque
martedì 1 aprile 2025
Ghiblification
Il Diluvio di Facce Ghibli e l’Inarrestabile Corsa all’Appiattimento Digitale
Ormai ci siamo dentro fino al collo: apri un social qualsiasi e vieni sommerso da un’orda di facce trasformate in personaggi da cartone animato. Tutti, ma proprio tutti, sembrano essere diventati protagonisti di un film dello Studio Ghibli, con occhi luccicanti e fondali bucolici da sogno. Il problema? Questo trend è ormai ovunque, talmente diffuso che persino il mio frigorifero potrebbe decidere di presentarsi con un filtro anime mentre cerco di prendere un succhino.
E ovviamente non ho potuto fare a meno di provarlo anch’io. Perché sì, è una moda un po’ scocciante, ma è anche maledettamente divertente.
Benvenuti nell’era del Ghibli-fication selvaggio
Non fraintendetemi, il fascino di vedere la propria faccia trasformata in un’illustrazione d’autore è innegabile. Ti senti un po’ come quei due quando scoprono Totoro per la prima volta: un mondo magico e affascinante che ti fa sorridere… fino a quando non realizzi che ogni singola persona sui social ha incontrato lo stesso Coso e ora siamo circondati da cloni digitali con la medesima espressione sognante.. Un esercito di copie che avanzano inesorabili, pronti a riempire le bacheche con versioni alternative di se stessi.
E non finisce qui: perché limitarsi allo stile Ghibli quando puoi diventare un personaggio Disney, un Simpson, un supereroe Marvel o persino una versione animata di te stesso nel peggior stile generato dall’intelligenza artificiale? Il tutto mentre gigabyte di dati personali vengono allegramente ceduti a qualche misteriosa startup, che nel frattempo si sta costruendo un database mondiale di volti, magari per scopi “innocui” (forse).
IA: salverà il mondo o ci trasformerà tutti in adesivi?
Quando ci hanno promesso che l’intelligenza artificiale avrebbe migliorato l’umanità, l’idea era un tantino più ambiziosa di "trasformare ogni selfie in un cartone animato". E invece eccoci qui, a usare il più grande balzo tecnologico del secolo per giocare a fare i protagonisti di un film animato. Diciamo che se Skynet deciderà di sterminarci tutti, un po’ ce la saremo cercata.
Nel frattempo, però, ci divertiamo. Perché sì, è un’idiozia, ma è un’idiozia simpatica. C’è qualcosa di affascinante nel vedersi trasportati in un universo illustrato, anche se lo fanno tutti, anche se non è per niente originale, anche se ormai anche il tuo capo ha messo la sua versione anime su LinkedIn e sai che qualcosa è andato terribilmente storto.
E il copyright? Ci vediamo in tribunale!
C’è poi il piccolo dettaglio della legalità. Perché, sorpresa sorpresa, il mondo dell’animazione non è esattamente entusiasta di questo saccheggio visivo su scala globale. Gli artisti tradizionali (quelli veri, che disegnano con le mani e non con un algoritmo) sono già sul piede di guerra, mentre gli avvocati dei grandi studi cinematografici stanno probabilmente sfregandosi le mani in attesa della prima maxi-causa per violazione di copyright.
Quindi, ecco lo scenario più probabile: ci divertiremo per qualche mese, poi arriverà qualche colosso dell’intrattenimento a spegnere la festa, tra denunce, blocchi e app improvvisamente sparite dal mercato. A quel punto ci guarderemo indietro e ci chiederemo: “Era davvero così necessario?”.
Ovviamente no.
Ma era divertente? Maledettamente sì.
Conclusione: continuiamo a giocare, ma con moderazione
In fondo, non c’è nulla di male nel divertirsi con questi filtri e lasciarsi prendere dall’entusiasmo di vedersi in versione cartone animato. Basta solo non perdere il controllo e non trasformare i nostri feed in un’infinita galleria di sosia digitali, almeno finché non inventeranno qualcosa di ancora più inutile con cui distrarci.
E ora scusatemi, devo tornare a generare la mia versione Ghibli con un gatto parlante e una città sospesa nel cielo. Perché sì, lo so, ho appena criticato questa moda… ma resistere è impossibile. Anzi vi metto la versione di me POVERINO, rubata da LeonardoIA, senza chiamare in causa stili al momento abusati:
lunedì 24 marzo 2025
Karel Thole: L’Artista di Urania e dei Mondi Impossibili
Da qualche mese partecipo (perlopiù lurkando) ad alcuni gruppi con tema fantascienza, e finalmente ho trovato persone affini che come me si sono affezionate alle copertine di alcuni libri. Ho una discreta, anche se incompleta, collezione di Urania (originali prime edizioni e ristampe) e devo dire che le copertine mi hanno da sempre affascinato, spesso colpito più del titolo in fase di acquisto. E gran parte delle volte devo ringraziare un certo artista. Se sei cresciuto sfogliando le pagine di Urania, il suo nome è più di un semplice ricordo: Karel Thole è l’immaginazione fatta immagine, il filtro visionario attraverso cui la fantascienza ha preso forma nel nostro immaginario. Le sue copertine non erano solo illustrazioni: erano portali verso l’ignoto, frammenti di universi surreali che promettevano meraviglia e inquietudine.
Un Maestro tra Due Mondi
Nato nei Paesi Bassi nel 1914, Karel Thole inizia la sua carriera artistica tra la pubblicità e l’illustrazione, ma è in Italia che trova la sua vera dimensione creativa. Nel 1958 viene chiamato dalla Mondadori per dare un nuovo volto alla collana Urania, e da quel momento il suo stile diventa indissolubilmente legato alla fantascienza italiana.
Thole non si limitava a rappresentare astronavi scintillanti o robot metallici, come spesso accadeva nelle copertine pulp americane. Il suo era un approccio più onirico e surreale, ispirato all’arte simbolista e a quella visionaria di artisti come Max Ernst e Salvador Dalí. Le sue immagini erano un amalgama di corpi distorti, occhi spalancati nel vuoto, paesaggi alieni e figure sospese tra il grottesco e il metafisico. Un’estetica che si adattava perfettamente alla fantascienza più sofisticata, quella che esplorava gli abissi dell’inconscio oltre che quelli dello spazio.
Il Volto della Fantascienza Italiana
Con oltre vent’anni di copertine per Urania, Thole ha definito l’identità visiva della collana, influenzando generazioni di lettori e artisti. Ogni sua illustrazione era un invito a perdersi nell’ignoto, un biglietto d’ingresso per storie che mescolavano meraviglia e terrore cosmico.
Le sue opere non si limitano alla fantascienza: ha illustrato anche libri di gialli, horror e romanzi gotici, collaborando con autori come Edgar Allan Poe, Lovecraft e Stephen King. Ma è con la SF che ha lasciato il segno più profondo.
Un’Eredità Indelebile
Karel Thole è morto nel 2000, ma la sua influenza è ancora viva. Le sue copertine sono ormai icone della cultura pop, celebrate da collezionisti e appassionati. La sua capacità di evocare mondi impossibili resta insuperata, un’arte che continua a stimolare l’immaginazione di chiunque abbia mai sognato guardando un suo dipinto.
Se Urania è stata per molti il primo contatto con la fantascienza, Thole è stato il primo ad accompagnarci in quel viaggio. E ogni volta che apriamo una vecchia edizione, è ancora lì, con le sue creature impossibili e i suoi paesaggi alieni, pronto a mostrarci qualcosa che non avevamo mai visto prima.
sabato 1 febbraio 2025
Scopri il FAI: Fondazione Ambiente Italiano
Perché tesserarsi e quali vantaggi offre?
Il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano è una fondazione senza scopo di lucro che si occupa della tutela, della valorizzazione e della promozione del patrimonio storico, artistico e naturalistico italiano. Fondata nel 1975, il FAI ha restaurato e gestisce numerosi beni in tutta Italia, rendendoli accessibili al pubblico e garantendone la conservazione per le generazioni future. Tesserarsi al FAI significa non solo supportare una causa importante, ma anche godere di numerosi vantaggi.
Perché scegliere il FAI?
L’Italia è uno scrigno di bellezze naturali, artistiche e storiche, e il FAI si impegna a proteggerle e a farle conoscere attraverso un approccio sostenibile e partecipativo. I fondi raccolti dalla fondazione vengono utilizzati per:
- Restaurare e gestire luoghi unici come ville, castelli, giardini e aree naturalistiche.
- Sensibilizzare il pubblico sull’importanza della tutela del territorio e del paesaggio.
- Organizzare eventi e iniziative, come le celebri Giornate FAI di Primavera e di Autunno, durante le quali vengono aperti al pubblico siti normalmente non accessibili.
Puoi trovare maggiori informazioni sul sito ufficiale del FAI: www.fondoambiente.it.
I vantaggi di tesserarsi al FAI
Tesserarsi al FAI non significa solo sostenere una causa nobile, ma anche accedere a numerosi benefici esclusivi. Ecco i principali:
1. Ingressi gratuiti nei beni del FAI
I soci possono accedere gratuitamente a tutti i beni gestiti dal FAI in Italia, tra cui:
- Villa del Balbianello (Lombardia): uno spettacolare complesso sul Lago di Como.
- Abbazia di San Fruttuoso (Liguria): un’abbazia medievale incastonata nella baia omonima.
- Castello di Masino (Piemonte): una dimora storica circondata da un parco monumentale.
Puoi scoprire tutti i beni aperti al pubblico qui: Elenco dei beni del FAI.
2. Accesso prioritario durante le Giornate FAI
Le Giornate FAI di Primavera e di Autunno sono eventi imperdibili per scoprire luoghi solitamente chiusi al pubblico. I tesserati FAI hanno accesso prioritario e possono evitare le lunghe code.
3. Sconti e agevolazioni
Con la tessera FAI, hai diritto a:
- Sconti fino al 50% sull’ingresso a più di 1.000 siti culturali e naturalistici in tutta Italia, come musei, castelli, parchi e giardini.
- Promozioni dedicate presso teatri, librerie, hotel e ristoranti convenzionati.
Consulta la lista completa degli sconti: Convenzioni per i soci FAI.
4. Rivista "FAI - Fondo Ambiente"
I soci ricevono periodicamente la rivista del FAI, ricca di articoli su restauri, iniziative e approfondimenti sul patrimonio italiano.
5. Supporto concreto alla cultura
Essere tesserati al FAI significa partecipare attivamente alla salvaguardia di luoghi unici e contribuire alla trasmissione di un patrimonio inestimabile.
Come tesserarsi al FAI?
Tesserarsi è semplice e veloce. Puoi scegliere tra diverse modalità:
- Online: direttamente dal sito ufficiale del FAI nella sezione Tesseramento.
- Presso i beni FAI: puoi tesserarti direttamente in uno dei luoghi gestiti dalla fondazione.
- Durante le Giornate FAI: spesso sono presenti postazioni per il tesseramento.
Costi della tessera:
- Singola: €39.
- Coppia: €60 (due tessere per due adulti).
- Giovani (fino a 35 anni): €20.
- Famiglia: €66 (due adulti e fino a 3 bambini sotto i 18 anni).
Conclusione
Tesserarsi al FAI è un piccolo gesto che può fare una grande differenza. Oltre a godere di vantaggi esclusivi, avrai la soddisfazione di contribuire alla protezione del nostro straordinario patrimonio culturale e naturale.
Se sei già tesserato, invita amici e parenti a unirsi: ogni tessera è un passo in più per garantire un futuro migliore ai tesori italiani!
sabato 18 gennaio 2025
A Pisa con Hokusai ed Erwitt
domenica 12 gennaio 2025
Focus sulla mostra di Botero
- Fernando Botero. Edizione a colori
- Botero di Mariana Hanstein
- Fernando Botero edizione italiana e tedesca
A giro per Roma e Botero
Secondo la dottrina cattolica, attraversare la Porta Santa durante un Anno Santo o Giubileo non comporta automaticamente l'assoluzione da tutti i peccati, ma permette di ottenere un’indulgenza plenaria, a determinate condizioni.Che cos’è l’indulgenza plenaria?L’indulgenza plenaria è la remissione completa della pena temporale dovuta per i peccati già confessati e perdonati. Non è un "perdono dei peccati", ma cancella le conseguenze temporali di questi peccati.Condizioni per ottenere l’indulgenza plenaria:1. Confessione sacramentale: Il pellegrino deve confessarsi per ricevere il perdono dei peccati.2. Comunione eucaristica: Partecipare alla Messa e ricevere la Comunione.3. Preghiera per le intenzioni del Papa: Recitare almeno il Padre Nostro e un’Ave Maria o una preghiera a scelta.4. Distacco da ogni peccato, anche veniale: Ci deve essere una disposizione interiore di conversione e pentimento.5. Attraversare la Porta Santa o compiere un altro gesto richiesto (es. opere di carità o pellegrinaggi).Se manca anche solo una di queste condizioni, l’indulgenza non è completa. Tuttavia, si può ottenere un’indulgenza parziale.
Album fotografico Roma e Botero
sabato 11 gennaio 2025
A giro per Roma e Guercino
È l'anno del Giubileo, e non fai una capatina nella città eterna? Giusto un salto, ma ero arrivato domenica scorsa di ritorno dal Cammino della Sibilla giusto per prendere il bus che mi avrebbe riportato a Rieti. E un po' mi era mancato stare a girare per una metropoli, in mezzo a milioni di persone, che ha da offrire tanto ad ogni angolo. Inoltre caso vuole, anzi fortuna vuole, che ho la possibilità di essere accompagnato per quasi tutto il giorno da una vera e propria guida affamata d'arte. Così tea chiese colme di opere d'arte, Bernini e Borromini che si sfidano, gallerie, fontane, piazze ed obelischi c'è tempo per un pranzetto romanesco (carciofi, cacio, pepe...) e soprattutto per rinchiuderci alle Scuderie del Quirinale dove è ospitata la mostra "Guercino. L'era Ludovisi a Roma". Se interessati sbrigatevi perché termina il 26 gennaio. La mostra offre un'immersione nell'arte del Seicento, focalizzandosi sul periodo romano di Giovanni Francesco Barbieri, noto come Guercino, durante il pontificato di Gregorio XV Ludovisi (1621-1623). L'esposizione presenta 122 opere provenienti da 68 musei e collezioni internazionali, illustrando l'influenza dei Ludovisi sull'arte e la cultura dell'epoca. Tra i capolavori esposti, spicca il fac-simile a grandezza naturale della pala d'altare "Sepoltura e gloria di Santa Petronilla", commissionata a Guercino per la Basilica di San Pietro, oggi conservata ai Musei Capitolini, l'autoritratto e appunto un altro centinaio di capolavori. La mostra esplora anche il dialogo artistico tra Guercino e i suoi contemporanei, come Guido Reni, Domenichino e Gian Lorenzo Bernini, evidenziando l'eclettismo e l'innovazione che caratterizzarono la sua produzione durante l'era Ludovisi. Un'opportunità unica per approfondire la conoscenza di un periodo cruciale della storia dell'arte italiana, attraverso le opere di uno dei suoi più illustri protagonisti. E io ne ero praticamente all'oscuro. Lei no e non si fermava un attimo. Eccome come è passato il pomeriggio, Jack tornato sui banchi di scuola, ma con maggiore voglia e sete di conoscenza. Al di là di questo: ma a Roma c'è un contest per suonare il clacson? Uno sport con gare per rioni?
Album fotografico Roma e il Guercino
sabato 11 maggio 2024
Amiata e Giardino Spoerri
sabato 13 aprile 2024
Kiefer a Palazzo Strozzi e tanto altro
domenica 10 dicembre 2023
Firenze in giornata
In questo weekend con ponte, una piccola capatina a Firenze non me la faccio scappare. Forse è esagerato parlare di traduzione, ma non è certamente la prima visita che faccio al capoluogo durante questi giorni di festa nel corso degli anni. La città di Boddalina, che poi non è questa, ma ci siamo capiti, ha numerose risorse ed opportunità. Anche il sol girarla per pochi ore ti apre numerose novità e porte. Partiamo con il nostro giro dalla stazione di Santa Maria Novella in una giornata che mi ha visto arrivare tra pioggia, nebbia, nuvole e portare un po' di sole. Prima tappa curiosa è la libreria cinema di Giunti Odeon. Si trova a pochi passi da Palazzo Strozzi, prima meta lunga, che attualmente ospita la mostra di Anish Kapoor fatta con audioguida. Meh. Si va quindi per il Museo degli Innocenti, il quale invece ospita la più interessante ed esaustiva mostra dedicata ad Alphonse Mucha e l'art nouveau. Piccole capatine quindi sul viale del ritorno al Giacosa (storia e leggenda narrano che qui fu inventato il Negroni: per approfondire e scoprire la parte di verità al 75% cercate maggiori informazioni) ed alla Officina Profumo-Farmaceutica, una delle più antiche farmacie della città.
domenica 12 novembre 2023
Kobra a Pisa
sabato 30 settembre 2023
Le Avanguardie, Palazzo Blu Pisa
martedì 8 agosto 2023
Sui passi di Elisa, Piombino
giovedì 20 luglio 2023
Piombino – La Maschera in Scena
Dopo oltre tre mesi di permanenza in Piemonte, finalmente scendo a casa per le feste pasquali; oltre ai rituali cattolici, a quelli del ritorno in patria quale figliol prodigo, ad aperitivi con amici e a racconti superlativi come un immigrato degli anni '20 in America, vi è anche la possibilità di poter esseri fedeli abitanti del Castello di Piombino. Infatti proprio in questi giorni, il mio amico Riccardo, in particolar modo con la sua Associazione teatrale Matan, ha allestito e organizzato una mostra intitolata la "Maschera in Scena" dove, grazie all'aiuto e alla preziosa collaborazione di Gaia, che non solo ha realizzato molte delle opere, ma anche coinvolto altri "mascherai" (e addirittura ha dedicato vari giorni all'insegnamento delle tecniche con laboratori didattici), ho potuto assistere sia alla preparazione della mostra e alla sua visita in anteprima sia a quella del suo contenitore così interessante.
L'aria di casa si respira fin da subito
Le maschere, che poi verranno utilizzate in maggior misura in ambito teatrale, hanno una storia complessa e articolata; sono esempio recondito di come l'uomo abbia sempre cercato di rappresentare, dare più importanza e raffigurazione, a quella parte più importante che appare essere la testa, ovvero il fulcro del pensiero. Gli usi, i materiali, gli scopi delle maschere si confondono nel tempo e nel sentimento umano; possiamo trovare maschere fin dal Neolitico costruite in pietra (di cui rimangono pochissime testimonianze materiali), passando per ogni luogo della terra, dall'Egitto con i suoi dischi solari agli idoli in pietra degli Atzechi. Insomma, se chiudiamo gli occhi ci vengono in mente quelle romane o quelle della commedia dell'arte, quelle più recenti nei carnevali di tutta Italia, o quelle per nascondere il viso presenti in scene di alcuni film famosi. Un oggetto quanto mai comune ma che abbiamo non abbiamo ammirato quanto avremmo dovuto, essendo compagno fisso delle nostre storie fin da tempo immemore.
Ecco alcuni esempi di come questo oggetto sia vera e propria arte:
Le successive con materiale di riuso mi sono particolarmente piaciute:
infine altre tipologie di maschere:
e infine quella più colorata:
Devo dire che l'esperienza di vistare una mostra così sui generis ma altrettanto importante dal punto di vista umano, basti ricordare in questo ambito il pensiero e la poetica di Pirandello, ha giovato senza ombra di dubbio all'acculturamento di ogni persona.
Non da dimenticare anche il luogo suggestivo del castello, che sempre più, ormai da anni, è partecipe come contenitore di bellissime intuizioni culturali.


















