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martedì 1 aprile 2025

Ghiblification

 

Il Diluvio di Facce Ghibli e l’Inarrestabile Corsa all’Appiattimento Digitale

Ormai ci siamo dentro fino al collo: apri un social qualsiasi e vieni sommerso da un’orda di facce trasformate in personaggi da cartone animato. Tutti, ma proprio tutti, sembrano essere diventati protagonisti di un film dello Studio Ghibli, con occhi luccicanti e fondali bucolici da sogno. Il problema? Questo trend è ormai ovunque, talmente diffuso che persino il mio frigorifero potrebbe decidere di presentarsi con un filtro anime mentre cerco di prendere un succhino. 

E ovviamente non ho potuto fare a meno di provarlo anch’io. Perché sì, è una moda un po’ scocciante, ma è anche maledettamente divertente.

Benvenuti nell’era del Ghibli-fication selvaggio

Non fraintendetemi, il fascino di vedere la propria faccia trasformata in un’illustrazione d’autore è innegabile. Ti senti un po’ come quei due quando scoprono Totoro per la prima volta: un mondo magico e affascinante che ti fa sorridere… fino a quando non realizzi che ogni singola persona sui social ha incontrato lo stesso Coso e ora siamo circondati da cloni digitali con la medesima espressione sognante.. Un esercito di copie che avanzano inesorabili, pronti a riempire le bacheche con versioni alternative di se stessi.

E non finisce qui: perché limitarsi allo stile Ghibli quando puoi diventare un personaggio Disney, un Simpson, un supereroe Marvel o persino una versione animata di te stesso nel peggior stile generato dall’intelligenza artificiale? Il tutto mentre gigabyte di dati personali vengono allegramente ceduti a qualche misteriosa startup, che nel frattempo si sta costruendo un database mondiale di volti, magari per scopi “innocui” (forse).

IA: salverà il mondo o ci trasformerà tutti in adesivi?

Quando ci hanno promesso che l’intelligenza artificiale avrebbe migliorato l’umanità, l’idea era un tantino più ambiziosa di "trasformare ogni selfie in un cartone animato". E invece eccoci qui, a usare il più grande balzo tecnologico del secolo per giocare a fare i protagonisti di un film animato. Diciamo che se Skynet deciderà di sterminarci tutti, un po’ ce la saremo cercata.

Nel frattempo, però, ci divertiamo. Perché sì, è un’idiozia, ma è un’idiozia simpatica. C’è qualcosa di affascinante nel vedersi trasportati in un universo illustrato, anche se lo fanno tutti, anche se non è per niente originale, anche se ormai anche il tuo capo ha messo la sua versione anime su LinkedIn e sai che qualcosa è andato terribilmente storto.

E il copyright? Ci vediamo in tribunale!

C’è poi il piccolo dettaglio della legalità. Perché, sorpresa sorpresa, il mondo dell’animazione non è esattamente entusiasta di questo saccheggio visivo su scala globale. Gli artisti tradizionali (quelli veri, che disegnano con le mani e non con un algoritmo) sono già sul piede di guerra, mentre gli avvocati dei grandi studi cinematografici stanno probabilmente sfregandosi le mani in attesa della prima maxi-causa per violazione di copyright.

Quindi, ecco lo scenario più probabile: ci divertiremo per qualche mese, poi arriverà qualche colosso dell’intrattenimento a spegnere la festa, tra denunce, blocchi e app improvvisamente sparite dal mercato. A quel punto ci guarderemo indietro e ci chiederemo: “Era davvero così necessario?”.

Ovviamente no.

Ma era divertente? Maledettamente sì.

Conclusione: continuiamo a giocare, ma con moderazione

In fondo, non c’è nulla di male nel divertirsi con questi filtri e lasciarsi prendere dall’entusiasmo di vedersi in versione cartone animato. Basta solo non perdere il controllo e non trasformare i nostri feed in un’infinita galleria di sosia digitali, almeno finché non inventeranno qualcosa di ancora più inutile con cui distrarci.

E ora scusatemi, devo tornare a generare la mia versione Ghibli con un gatto parlante e una città sospesa nel cielo. Perché sì, lo so, ho appena criticato questa moda… ma resistere è impossibile. Anzi vi metto la versione di me POVERINO, rubata da LeonardoIA, senza chiamare in causa stili al momento abusati:




martedì 22 luglio 2014

Operazione Eye Moon

Immagine messa solo per fare il ganzo
Scrivo questo articolo essenzialmente per due motivi abbastanza legati tra loro: il primo è che sto pubblicando troppe recensioni di film una dietro l’altra, ed il secondo è che essendo un blog generalista devo condividere con tutti quanti voi (stimati lettori) le cose che più mi interessano.Tra queste c'è anche internet ed il copyright.  Il tema di questo thread è ovviamente terra terra e poco importante rispetto a quanto sta succedendo ad esempio a Gaza o in Ucraina, ma non mi sento di sollevare troppi polveroni su argomenti altamente infiammabili. Non che non mi dispiacciano le trollate ed i flame, ma è impegnativo portarli avanti e non si arriva mai a nulla. Ci provo con qualcosa di più semplice, ma comunque importante mediaticamente parlando. La Wider Films, una casa di distribuzione italiana indipendente ha esposto una denuncia per la presenza di due suoi titoli presenti su alcuni portali. Prima nessuno neanche chi fossero, ora ci sta che milioni di curiosi inizino a scaricare i loro prodotti. Vi ammonisco: non fatelo. La lista dei siti che hanno fatto bloccare è molto lunga ed arriva a venticinque nomi (in ordine alfabetico):  


   
   
    cineblog01.net
    cineblog01.tv
    ddlstorage.com
    divxstage.eu
    easybytez.com
    filminstreaming.eu
    filmstream.info
    firedrive.com
    mail.ru
    mega.co.nz
    movshare.sx
    nowdownload.ag
    nowdownload.sx
    nowvideo.sx
    piratestreaming.net
    primeshare.tv
    putlocker.com
    rapidvideo.tv
    sockshare.com
    uploadable.ch
    uploadinc.com
    video.tt
    videopremium.me
    youwatch.org
 
Ora, io ne conosco giusto due o tre (praticamente in vita mia non ho mai usato lo streaming illegale), però giusto così per provare, se utilizzate i DNS di Google oppure OpenDNS, avete modo di accedervi. Quindi la mia domanda è: ma a che serve tutto sto lavorio per bloccare l’accesso? Certo, magari fai fuori qualche ragazzina che crede che internet siano le foto dei gatti su Facebook, ma nella pratica se uno è abbastanza smaliziato da voler guardare un titolo particolare “a sbafo” non riesce a trovare strade alternative? Se io fossi un detentore dei diritti in questione, mi sentirei un po’ preso per il culo. Ma forse già lo so, visto che una denuncia del genere è già di per sé una presa per il culo. Quindi ribadisco: a che serve tutto questo?  Poi tra i siti bloccati, c’è mail.ru e mega… Non è un tantino esagerato? Che succede, un giorno proveranno a bloccare Dropbox o Google Drive? Vabbeh loro provvedono da soli a garantire una certa “sicurezza” sui contenuti, ma il principio è il solito.  Dai, state seri per favore. I nostri soldi di contribuenti desiderosi di difendere a spada tratta il copyright vanno a finire in queste guerre farlocche senza nessun risultato tangibile? Vabbeh, era così per dire, mi aveva solo incuriosito il nome dell'operazione.

mercoledì 4 maggio 2011

Le Creative Commons e la tutela dei diritti con CopyZero

Spesso in rete (e non solo), nonostante la diffusione sempre più massiccia di opere rilasciate sotto licenze Creative Commons , in molti tendono a credere che la famosa piovra dai mille tentacoli, che prende il nome di SIAE , sia l’unica soluzione legalmente riconosciuta. Le Licenze Creative Commons, al contrario vengono viste, o additate, come un fenomeno modaiolo, di tendenza, confinato a determinati ambiti informatici che seguono una non meglio precisata cultura del freeware , dell’open source o ancora della non commercializzazione dei prodotti. Mentre qualora si inizi a parlare di possibili guadagni e diffusione delle proprie opere a terzi, mediante un sistema più capillare e complesso, ecco che iniziano a girare voci, sempre tendenti ad idolizzare e mitizzare (anche se spesso con termini negativi) lo
strapotere della SIAE. Queste voci riguardano soprattutto l’obbligatorietà di dover registrare i propri lavori presso tale Società, affinché vengano tutelati in ambito legale e affinché possano venire commercializzati. Ed è un problema che secondo me merita attenzione in quanto si rischia di cadere nel baratro dell’ignoranza e della superficialità. Certo è che il panorama legislativo italiano non è dei più rosei da questo punto di vista, ed
effettivamente non semplifica le cose a coloro che vogliono rinunciare ai servizi della SIAE. Fatta questa  premessa, è d’uopo dire che la SIAE ha la funzione istituzionale di tutelare il diritto d’autore, facendo in modo che per ogni sfruttamento di un’opera sia corrisposto all’autore (aderente) un compenso adeguato.

martedì 1 febbraio 2011

Ricerca giuridico-sociologica sul diritto d'autore nell'era digitale

Riporto qui e diffondo un comunicato arrivato da parte di Simone Aliprandi attraverso la mailing list di Creative Commons. Si tratta di dedicare qualche minuto del nostro tempo per la compilazione di un questionario che sonda le nostre opinioni attraverso 38 domande essenzialmente riguardanti il diritto d'autore ed il file sharing. Al di là del poter aiutare Aliprandi per il suo dottorato di ricerca, ritengo sia utile e costruttivo seguire le domande. Penso che facciano riflettere molto, soprattutto l'utilizzatore comune di internet. Le risposte non sono nè giuste nè sbagliate, riguardano soltanto la nostra posizione nei confronti di temi quotidiani che ci troviamo ad affrontare molto più spesso di quanto pensiamo. Riporto qui il testo arrivato da Simone Aliprandi che spiega meglio il tutto:

lunedì 24 gennaio 2011

Le licenze Creative Commons non ci proteggono

No... Seeeee.... O questa da dove la tiri fuori? Eh sì, buongiorno a tutti ed in tutti i sensi. Spesso si legge che le licenze Creative Commons proteggono le nostre opere e alcuni si domandano osa fare nel caso vengano violate ed i nostri lavori copiati da altri. Da molto tempo sono iscirtto alla mailing list italiana ed in effetti è anche una delle domande più frequenti. E' vero che spesso a chiedere ed attendere una risposta si fa prima, ma alcune cose sono basilari, quindi se proprio non volete leggere tutti i libri scritti sull'argomento da Simone Aliprandi almeno leggete le FAQ. Già il fatto che comunque i "manuali operativi" siano scaricabili gratuitamente (la versione cartacea costa molto poco) e siano interessanti dovrebbe comunque spingire almeno a sfogliarli.

lunedì 12 luglio 2010

La farsa di Nuovo Paesaggio Italiano

Riprendo praticamente pari pari quanto scritto da Alessandro Melillo su Facebook, in quanto ritengo sia cosa importantissima e da non sottovalutare. Molto spesso infatti, su internet ma non solo, è di moda predicare bene per farsi pubblicità e cavalcare l'onda e poi razzolare da cani. La fotografia è un'arte che non mi ha mai preso in maniera fanatica quanto ad esempio ha fatto il copyleft o il copyright. Mi ha comunque sempre affascinato quel tanto da poter fare alcune valutazioni. Se poi il tema tra fotografia e copyright si fonde e si amalgama, ne approfitto per divulgare alcune cose. Cose, che secondo me non stanno nè in cielo nè in terra, e neanche al mare.

lunedì 10 maggio 2010

La mia antipatia per Paperina

Disneyland Resort Paris da Simone Ramella.
Foto di Simone Ramella
Da piccolo adoravo le storie dei fumetti di Topolino tanto che li collezionavo tutti, settimana dopo settimana, mercoledì dopo mercoledì, dal 1986 al 1991. Poi le cose sono cambiate, e negli ultimi anni sopratutto, il mio disinteresse si è trasformato in antipatia totale per i prodotti Disney.  E pensare che Walt Disney aveva iniziato bene dal mio punto di vista: aveva saputo riadattare e sfruttare storie non sue e renderle note in tutto il mondo. Si è saputo muovere alla grande sfruttando la legislazione relativa al copyright, facendo risorgere e dare in pasto al pubblico racconti un tempo sconosciuti ai più. Purtroppo in seguito, quando la Disney è divenuta una tra le più grandi compagnie di produzione, questa ha spinto affinchè la durata del diritto d'autore fosse allungata in maniera spropositata.

sabato 25 luglio 2009

Luca Neri - La Baia Dei Pirati. Assalto Al Copyright




Autore: Luca Neri
Anno: 2009
Titolo originale: La Baia Dei Pirati. Assalto Al Copyright
Voto: 3/5
Pagine: 254
Pagina di Anobii
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Trama del libro e quarta di copertina:

Scaricare senza pagare - musica, film, software, videogame, libri - è l'attività più popolare in rete. Nonostante leggi sempre più severe, la violazione del copyright è ormai dilagante. Spaziando fra Stati Uniti, Italia e Svezia, questa inchiesta racconta l'emergere di una nuova modalità di pensiero, che inneggia al saccheggio della proprietà intellettuale come atto di disubbidienza civile. Fa parlare le moltitudini di pirati. Documenta le ragioni tecniche, sociali e politiche, e gli interessi, che impediscono la repressione di un fenomeno tanto eversivo. Spiega perché i principi su cui si basa il copyright siano ormai obsoleti, anzi dannosi, incompatibili con il fiorire della libera comunicazione elettronica.

Per pirati e non solo

Decisamente molto attuale e ben scritto. Non annoia ed è interessante sia per chi "vive" ogni giorno con questi argomenti sia per chi non conosce molti aspetti descritti. Mai tedioso e mai ripetitivo, super partes e ben sviluppato.

martedì 30 giugno 2009

Simone Aliprandi - Copyleft & Opencontent. L'Altra Faccia Del Copyright


Autore: Simone Aliprandi
Anno: 2005
Titolo originale: Copyleft & Opencontent. L'Altra Faccia Del Copyright
Voto: 3/5
Pagine: 176
Pagina di Anobii
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Trama del libro e quarta di copertina:


Con questo saggio si può disporre finalmente di un testo completo e onnicomprensivo riguardante la nuova cultura opensource e opencontent, derivata dall'avvento rivoluzionario di Internet e della multimedialità. Si raccolgono gli elementi storici che hanno portato la scienza informatica sulla strada di GNU/Linux e del software libero in generale e si commentano nel dettaglio i principi giuridici nati o modificati da tale filosofia; inoltre - ecco l'aspetto più originale dell'opera - si esaminano e ipotizzano i riflessi che essa può apportare nell'ambito della creatività in senso più ampio (manualistica informatica, editoria multimediale, musica...). E' questo il panorama in cui si realizza la dicotomia fra il copyright tradizionale e il suo più interessante "figlio degenere": il copyleft, fenomeno che ormai si propone come innovativo modello di gestione dei diritti di proprietà intellettuale nell'attuale mondo multimediale e interconnesso

Simone Aliprandi - Teoria E Pratica Del Copyleft




Autore: Simone Aliprandi
Anno: 2006
Titolo originale: Teoria E Pratica Del Copyleft
Voto: 3/5
Pagine: 159
Pagina di Anobii
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Trama del libro e quarta di copertina:

Molti autori di tutto il mondo per libera scelta preferiscono diffondere le loro opere in un regime di copyright più elastico e meno standardizzato: le licenze sul modello copyleft sono appunto lo strumento per poterlo fare e questo libro spiega come utilizzarle, mettendo a fuoco gli aspetti tecnico­giuridici del fenomeno. Il libro è completato da un'appendice aggiornata con i principali documenti tradotti e commentati.

mercoledì 24 giugno 2009

Simone Aliprandi - Capire Il Copyright




Autore: Simone Aliprandi
Anno: 2007
Titolo originale: Capire Il Copyright
Voto: 3/5
Pagine: 125
Pagina di Anobii
Acquista su Amazon

Trama del libro e quarta di copertina:

Con questo libro Simone Aliprandi allarga il suo ambito di competenza, parlando non più solo di copyleft ma di diritto d'autore in generale Si tratta di un manuale sinottico pensato per gli operatori del mondo di Internet, delle produzioni culturali indipendenti e delle comunicazioni in generale, che spesso non hanno una formazione giuridica o economica alle spalle. Tuttavia l'autore non perde l'occasione per mettere in luce anche gli aspetti critici (per così dire, gli "anelli deboli") del sistema tradizionale della proprietà intellettuale e dedica il giusto spazio a tematiche spesso trascurate dai manuali istituzionali di diritto d'autore; in sostanza tutto ciò
che attiene alla forme alternative di distribuzione dei contenuti creativi: opencontent, copyleft, editoria elettronica, sistemi peer-to-peer, user generated contents, digital rights management. Il linguaggio usato è semplice e accessibile e i concetti sono esplicati attraverso efficaci schematizzazioni ed esemplificazioni.

martedì 23 giugno 2009

Carlo Gubitosa - Italian Crackdown




Autore: Carlo Gubitosa
Anno: 1999
Titolo originale: Italian Crackdown
Voto: 2/5
Pagine: 200
Pagina di Anobii
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Trama del libro e quarta di copertina:

BBS amatoriali, volontari telematici, censure e sequestri nell'Italia degli anni '90,

lunedì 22 giugno 2009

Lawrence Lessig - Cultura Libera




Autore: Lawrence Lessig
Anno: 2004
Titolo originale: Free Culture
Voto: 5/5
Pagine: 302
Pagina di Anobii
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Trama del libro e quarta di copertina:

"'Cultura libera' non è un libro sulla legge o sulla tecnologia, le aree di competenza dell'autore. È un libro sul potere. Specificamente, parla del modo in cui il potere finanziario e politico è usato dalle grandi aziende per conservare lo status quo e favorire i propri interessi commerciali. Il che può andare a svantaggio di qualcosa di più prezioso dal punto di vista sociale:una perdita di creatività che non si può misurare." (The Economist)

Sotto titolo:

Un equilibrio fra anarchia e controllo, contro l'estremismo della proprietà intellettuale
(How Big Media Uses Technology and the Law to Lock Down Culture and Control Creativity)