Dopo giorni di trekking impegnativi, oggi scelgo un percorso più semplice ma non per questo meno affascinante: dal Lago di Dobbiaco al Lago di Landro, andata e ritorno, lungo circa venti chilometri. È uno di quei giri che non puntano tanto alla fatica quanto al piacere di camminare immersi nella natura, con lo sguardo costantemente catturato dalle Dolomiti.
Il Lago di Dobbiaco è la porta d’ingresso perfetta: uno specchio d’acqua verde smeraldo a 1.251 metri, nato da una frana preistorica che sbarrò il torrente Rienza. È raccolto, quasi intimo, incorniciato da boschi e con passerelle che permettono di costeggiarlo da vicino. Qui Gustav Mahler passava le sue estati, trovando ispirazione per alcune delle sue sinfonie, e non è difficile capire perché: il silenzio, il riflesso delle cime sull’acqua, il senso di quiete assoluta.
Da qui imbocco il sentiero che costeggia in gran parte la vecchia ferrovia delle Dolomiti (oggi pista ciclabile). È un cammino scorrevole, quasi pianeggiante, che si snoda tra boschi di abeti, radure erbose e qualche scorcio improvviso verso le vette. Lungo il percorso appaiono cartelli e resti che ricordano il passato ferroviario di questa tratta, un tempo collegamento strategico tra Dobbiaco e Cortina.
Dopo circa dieci chilometri arrivo al Lago di Landro (1.406 m). Più ampio e aperto rispetto a Dobbiaco, meno scenografico nei colori ma di grande fascino per l’ambiente circostante. Qui lo sguardo corre dritto verso il Gruppo del Cristallo, che si riflette nelle acque poco profonde. E soprattutto si alza verso nord, dove tra le nubi fanno capolino le Tre Cime di Lavaredo: intramontabili, anche viste da lontano, con la loro sagoma che da sola vale la gita.
Il meteo è stato un compagno ambiguo: durante il trekking mi ha graziato, niente pioggia nonostante le previsioni. Camminata asciutta, con solo qualche nube a giocare con i panorami. Appena però rientro a Dobbiaco mi accoglie un bell’acquazzone, e lo stesso copione si ripete a Brunico: la pioggia mi trova quando ormai non serve più.
In totale una ventina di chilometri percorsi, senza difficoltà tecniche, in un ambiente che unisce natura, storia e panorami dolomitici. Due laghi diversi e complementari: il primo più raccolto e musicale, il secondo più selvaggio e aperto. Una giornata meno “ignorante” rispetto alle precedenti, ma non meno gratificante.
Album fotografico Dal lago di Dobbiaco al lago di Landro
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