lunedì 4 luglio 2011

Dan Simmons - Ilium: l'assedio


Autore: Dan Simmons
Editore: Mondadori
Pagine: 394
Voto: 5/5
Pagina di Anobii

Trama del libro:

Thomas Hockenberry è stato un insegnante universitario di letteratura greca antica, con una vita assolutamente normale. Per quale motivo, allora si trova adesso ad assistere alla guerra di Troia, al servizio degli dèi dell'antica Grecia? E perché gli stessi dèi sembrano padroneggiare una tecnologia avanzatissima, con la quale cercano di alterare i corsi degli eventi e uccidersi a vicenda? Intanto, in un futuro lontano migliaia di anni, su una Terra dove i pochi abitanti rimasti hanno come sola occupazione il divertimento, solo un uomo ricorda ancora l'antica arte della lettura e la sfrutta cercando di risolvere l'enigma più grande di tutti: chi ha costruito le macchine che governano il pianeta?

domenica 3 luglio 2011

Queensryche - Promised land


Artista: Queensryche
Anno: 1994
Tipo: Album studio
Tracce: 11 (+ 4 riedizione 2003)
Pagina di MusicBrainz

A conferma che la musica è passione, ricordi e sentimenti, recensisco quello che per me è il miglior album dei progressive Queensryche. Non sempre il bello oggettivo corrisponde con i gusti personali e possono essere molti i fattori che influiscono nelle valutazioni. Promised Land è un'opera di confine, uscita dopo ben quattro anni di distanza da Empire, il capolavoro che ha catapultato la band nell'Olimpo musicale del metal. Dopo questo invece avremo un cambiamento di rotta per sostenere il passo con i tempi, e forse, a mio avviso, l'inizio del declino. Ma è con questo album che li voglio ricordare maggiormente. La lunga gestazione può sembrare causata da difficoltà nell'assemblare le tracce e nel trovare idee nuove che seguissero le strade già segnate in passato. Invece si tratta di un'elaborazione maniacale per la produzione di qualcosa di sublime, sia dal punto di vista strumentale che dei testi, mai da sottovalutare in ambito progressive metal. L'atmosfera cupa e riflessiva che trasuda da ogni canzone è l'attenta valutazione del percorso avuto dal gruppo nel corso degli anni.
I am I, io sono io, è forse un dei migliori inni di libertà e presa di coscienza personale che siano mai stati urlati. Con cattiveria e rancore, quasi teatralmente. Non è una semplice canzone, è un messaggio, un film, un libro. Potrei metterla sullo stesso piano di Do the evolution dei Pearl Jam, se per qualcuno è maggiormente conosciuta e può capire le mie intenzioni. Tornando all'album, è un continuo miscuglio di sonorità ed intraprendenza. Graffiante e melodico con Damaged (anche in versione live, da paura), lento e riflessivo con Out of mind che ha anche le caratteristiche della ballata proprio come la stupenda Bridge. Con Promised Land, la title track sembra che i ragazzi di Seattle ci abbiano dato biscottini e carezze fino ad ora, per lasciarci qualcosa di sperimentale, rassegnato, sofferto. Anche questa è da teatro. Le successive le trovo di minore impatto ad esclusione di Lady Jane che ha una sua particolarità, ma le altre le trovo un po' scialbe e ripetitive. Ottimo album comunque nel complesso.

sabato 2 luglio 2011

In fuga dalla tempesta

Ciò che sto per narrare ha dell'incredibile, ma ho tre testimoni (il Capitano Achab, il pirata LeChuck e la bucaniera Anne Bonny) che potranno confermare il mio racconto. Come molti avranno notato quella di questa mattina non era una ridente giornata di sole, ma ormai la gita in gommone era stata organizzata ed andava fatta. Piombino era sotto una cattiva luce (o)scura, tenebrosa, malvagia. Un'altra acquata con fuga dalla spiaggia non mi sembrava il caso di prenderla, ma ho affidato interamente il mio asciutto destino al capitano dell'imbarcazione - messaggio promozionale -  con il motore più silenzioso del mondo. Mentre un ciclone di proporzioni mai viste prima inglobava la città, abbiamo fatto appena in tempo a salire a bordo e ad allontanarci a tutta gargana da Marina. Lo spettacolo è stato quasi allucinante: abbiam visto le nostre abitazioni scomparire in una turbinosa massa d'acqua, mentre noi tranquilli, cavalcavamo le onde, sempre più alte e numerose. I gommoni non affondano mai, così mi è stato detto, e per questo mi sentivo al sicuro. Il nostro viaggio fino a Palmaiola poteva sembrare interminabile, ma solo a causa della mia posizione in piedi, con un solo appiglio sicuro: adesso ho il braccio destro grosso come quello di Agassi. Arrivati a destinazione, abbiamo potuto apprezzare la fortunata e illuminata giornata di mare: il vento che ci soffiava addosso da ogni posizione non era poi così fastidioso, e le nuvole che coprivano il sole ci impedivano di sudare copiosamente. Una volta riacceso - messaggio promozionale - il motore più silenzioso del mondo, e messi al riparo da alcune insistenti folate, il Capitano ha accolto le nostre (disperate) richieste, ed ha quindi volto la sua attenzione verso lo tzunami che di lì a breve ci avrebbe investito. Un tantino in anticipo rispetto al 21 dicembre 2012, la fine del mondo ci veniva incontro inesorabile. Pronti attenti via, è iniziata la nostra fuga in mare aperto dalla Tempesta perfetta. Mentirei se dicessi di non essermi bagnato, ed infatti non lo dico. Ma siamo riusciti a scamparla davvero bella, in una corsa contro il tempo. Il tutto è stato anche prontamente filmato con la videocamera HD per sport estremi .Mi son messo anche in posa, cercando di avere la faccia meno sofferente possibile. Peccato che non era inserita la scheda di memoria... Quindi un filmino girato a vuoto. Ma resterà sempre nei nostri ricordi, così come la profonda ferita al dito del Dija nel porticciolo di Baratti, Una tracina? Un sasso appuntito? Un morso di uno squalo? Una fiocina sparata da un incauto pescatore? Una sciabolata tirata con destrezza da un temibile pirata? Un'arma di distruzione di massa sfuggita ai controlli?   Non ci è dato di saperlo, ma le urla strazianti mi riecheggiano ancora adesso nelle orecchie e mi devastano il cuore. Ho volutamente escluso la possibilità che il nostro capitano sia un ficoso, perchè è un racconto di fantasia, ma fino ad un certo punto... Certo che se avessimo avuto a disposizione un iPad2, sarebbe stata tutta un'altra storia.

Questo articolo è sponsorizzato da una nota casa nipponica che produce motociclette, amplificatori, batterie ed anche silenziosi e maneggevoli motori nautici.

Google+: prime impressioni

Giusto ieri mi sono iscritto a Google+ il nuovo social network che sta catturando l'interesse di molti. Sarà l'anti Facebook? Sarà un altro flop? Sarà tutta un'altra cosa? Ci è dato di scoprirlo provandolo. L'accesso funziona per adesso solo tramite inviti. Non è ancora chiarissimo, in quanto è disabilitato il semplice e canonico invito tramite email, ma puoi contattare un amico condividendo con lui (con una sorta di "tag" per intenderci) un link, una foto, lo status (lo stream su G+)... Inizialmente, se si pensa di usarlo come FB, si è un po' spiazzati, ma non molto. Certo, essendo un prodotto differente, è normale che certe abitudinarie azioni non siano possibili. Avendo un'interfaccia più minimalista può sembrare immediato come Twitter, ma anche in questo caso non bisogna cadere nell'errore di fare paragoni. Più che un prodotto concorrenziale (perchè abbandonare FB o Twitter?) lo ritengo più come una terza via. Comoda (forse) per essere integrata con altri servizi social di Google: gmail, gtalk, buzz, calendar e Picasa. Questi, sono integrati tra loro attraverso Google+ con cui è possibile crearsi una o più reti (chiamate cerchie) di contatti: di default abbiamo gli amici, i famigliari, i conoscenti e le persone che si seguono. E' possibile creare anche altre categorie in base alle proprie esigenze. Dal punto di vista della condivisione dei contenuti, possiamo scegliere con chi o con quale gruppo sharare una qualsiasi cosa prima di pubblicarla. Le mie foto possono essere viste solo dagli amici? Ok. Posso mandare il mio status solo ai famigliari? Ok. Possono pubblicare gli articoli del blog con chiunque? Ok. Possiamo rendere visibile ad alcuni o nascondere ad altri ciò che intendiamo inserire in questo social. Tante cose poi son simili ad FB: il commentare i contenuti, il +1 (al posto del "mi piace"), il tag di persone (con il "+" davanti al nome invece con l'"@").

venerdì 1 luglio 2011

Regalo invito per Google+

Google+ è il nuovo servizio di social network di BigG. Devo ancora provarlo, quindi non so dirvi se funziona alla grande, se è una ganzata o se è una ciofeca. Il suo problema maggiore è che funziona solo ed esclusivamente (per adesso) su inviti. Spero che non faccia la fine di Wave, che poi+ fallito miseramente. D'altra parte, a prima occhiata sembra integrarsi alla perfezione con tutti gli altri servizi di Google. Sarà da provare. Intanto annuncio che penso di aver anche capito come si fanno gli inviti. Vomito Ergo Rum ne ha alcuni ha disposizione, per questo faccio come fanno tutti, per un po' di sana pubblicità gratuita.
Le regole per ricevere un invito sono più o meno le seguenti (se non le seguite alla lettera non muoio):
- condividete questo articolo su FB o Twitter o clickate sul tasto "mi piace"
- diventate fan della pagina su FB
- commentate (qui o su FB) questo articolo indicandomi anche un indirizzo email a cui mandare l'invito.

Non sto 24/24 al pc, quindi se l'invito non vi arriva entro i primi dieci minuti, attendetene altri dieci. Grazie. Stiamo lavorando per voi.

The town (2010)


Regia: Ben Affleck
Anno: 2010
Titolo originale: The Town
Voto: 5/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Il mondo criminale raccontato al cinema ha sempre un suo fascino. Finisci per avere in simpatia killer professionisti, mafiosi, farabutti ed ogni genere di faccia. Ed anche in questo film succede più o meno la medesima cosa, con in più l'aggiunta di un'ambientazione che mi ha sempre interessato: Boston. Ok, non è The Departed, nè per attori, nè per colonna sonora, nè per la storia. Resta il fatto che Ben Affleck, sia nei panni del regista, che in quelli del delinquente irlandese, cattura la tua attenzione. La trama si evolve in un modo ormai standard: i ragazzi di quartiere, il colpo, la storia d'amore con la vittima, i guai con la legge, la rapina andata male. La figura del malavitoso buono, con tanto di senso morale, fa a pugni con l'efferatezza di alcune situazioni violente. Non siamo qui per giudicare i comportamenti però. Nel cinema, abbiam visto di molto peggio. Questi alla fine son quasi dei ragazzini che giocano a fare i duri, ed ovviamente fanno il passo più lungo della gamba. Fotografia e paesaggi restano il punto di forza, assieme all'interpretazione di alcuni personaggi secondari (Rebecca Hall). Passabile quella di Affleck, che comunque riesce a farci credere senza sforzi, il suo curriculum di Principe dei ladri. Con il BD abbiamo anche una versione estesa con audio in DTS HD, peccato soltanto in inglese.