Con i Converge sono caduto nella trappola delle recensioni entusiastiche. Jane Doe compare in quasi tutte le liste dei migliori album metal e hardcore del decennio: migliore disco del 2001 per Terrorizer, miglior album dell'intera decade per Sputnikmusic, sessantunesimo miglior album metal di sempre secondo Rolling Stone. Con queste credenziali era difficile non cedere alla curiosità.
Il disco è il quarto dei Converge, band di Salem, Massachusetts, nata nel 1990 e considerata tra i pionieri del metalcore e del mathcore. Il cantante Jacob Bannon lo scrisse in un periodo di fine di una relazione importante, e tutta quell'urgenza emotiva è finita dentro la musica in modo talmente diretto da non lasciare quasi spazio all'ascoltatore. La copertina, un volto di donna anonimo che sembra disintegrarsi, l'ha disegnata lo stesso Bannon: anche quella è un documento di quel periodo.
Il problema è che per me è parecchio rumore. Non nel senso figurato: nel senso letterale del termine. Jacob Bannon alla voce urla, stria e graffia in modo così estremo che seguire un testo è praticamente impossibile, e aprire il booklet per leggere le parole non aiuta più di tanto perché quello che è scritto lì dentro difficilmente coincide con quello che si riesce a percepire nell'ascolto. I ritmi sono spezzati, i tempi dispari, i brani si interrompono e ripartono in modo imprevedibile. Per chi ha i codici giusti per decifrarlo è probabilmente tutto questo a renderlo affascinante. Per me, abituato al metal classico e all'hard rock, resta un muro di suono che non riesce a comunicarmi molto.
Tra l'altro, mentre cercavo il CD per riascoltarlo, mi sono accorto di un'altra cosa curiosa: non è affatto un album che oggi si trovi facilmente in formato fisico. L'edizione europea del 2001 uscì per Epitaph Records, con il CD dentro un caratteristico slipcase di cartoncino, e la prima stampa comprendeva anche un foglio con i testi e un patch. Esistono naturalmente ristampe e altre edizioni, ma il vecchio CD sembra essere diventato uno di quei dischi che, nonostante l'importanza che gli viene attribuita, non sono poi così facili da recuperare. E la cosa mi ha fatto venire un dubbio ancora più strano: io sono quasi sicuro di averlo (avuto?). Lo devo cercare, è finito da qualche parte. Ricordo perfettamente quella copertina e il CD fisico, quindi è difficile pensare che il mio rapporto con Jane Doe sia nato semplicemente da un MP3 scaricato qualche anno dopo. Adesso, quindi devo anche ritrovare il mio.

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