sabato 18 agosto 2012

Il Padrino - Parte III (1990)


Regia: Francis Ford Coppola
Anno: 1990
Titolo originale: The Godfather: Part III
Voto: 7/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies
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Essendo il terzo ed ultimo capitolo della trilogia de Il Padrino sarebbe abbastanza semplice bollarlo come infruttuoso e non all'altezza dei precedenti. Lo sappiamo già che è così, e questa consapevolezza la avevamo anche prima di guardarlo. Un sequel ad oltre quindici anni dal duetto iniziale ha sicuramente delle divergenze di un certo spessore. Saltiamo per un attimo la trama in sè e concentriamoci sulla figura di Michael Corleone: adesso è divenuto lui stesso il potere (che logora anche chi lo ha) visto nel primo capitolo grazie a Marlon Brando. Adesso è un Al Pacino esperto, irraggiungibile e affermatissimo che chiude il cerchio, iniziato anni prima. Al suo fianco vi è Andy Garcia, che nonostante tutto, non raggiungerà mai nè Brando nè De Niro. Anche per colpa del personaggio che interpreta, sicuramente più leggero rispetto agli altri. L'opera è grandiosa, ma risente del fatto che la conclusione poteva essere quella del Padrino - Parte II , mentre qui abbiamo una sorta di forzatura nel proseguire il racconto. Inoltre, la fine degli anni settanta, rappresenta un periodo molto difficile da raccontare dal punto di vista mafioso. Coppola per di più inserisce temi abbastanza forti e delicati, impregnando tutta la pellicola di richiami alla religione ed al Vaticano. Non è certo semplice fare determinate supposizioni o creare avvenimenti che richiamino alla realtà. Lo stile mafioso è quindi anche più vicino a ciò che abbiamo visto e vissuto sulla nostra pelle, rendendocelo meno "simpatico". La mafia è male, e le vicende degli uomini di potere, anche se raccontate con maestria, perdono un po' di quel senso di onore e dovere visto nei capitoli precedenti. Ottime però ancora le musiche, onnipresenti per tutto il film, i dialoghi e gli intermezzi. Troppo fuori luogo invece è Sofia Coppola adulta, che non riesce secondo me a rappresentare la figlia di Michael. Anche il Antony, con una parte meno di spessore però, è un po' un buco nell'acqua. Nel complesso resta un ottimo film, sebbene non all'altezza degli altri due.

venerdì 17 agosto 2012

Frozen (2010)


Regia: Adam Green
Anno: 2010
Titolo originale: Frozen
Voto: 6/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon

Se volete guardare un horror non troppo terrorizzante, ma che riesce a mettere un po' a disagio senza utilizzare mostri, vampiri o serial killer, Frozen fa al caso vostro. La trama segue la falsariga di 127 Ore , senza però utilizzare un grande Danny Boyle e senza poter contare su James Franco in uno spolvero da maestro. Anzichè nel deserto, i personaggi del film si ritrovano bloccati su di una seggiovia, senza possibilità di scendere. Niente di preoccupante? Peccato che nessuno sappia di loro, che la pista riaprirà tra cinque giorni, che ci sia un freddo di quelli insidiosi e che siano sospesi ad una ventina di metri dal suolo, senza cibo o acqua. La morte si avvicina, tra dialoghi in parte isterici, in parte dettati da una fifa che novanta. La pellicola non rimarrà impressa nè negli annali cinematografici nè all'interno dei vostri incubi, ma la tensione sarà palpabile come anche il senso di impotenza dei personaggi. Buona la musica ed alcune situazioni che vengono a crearsi, con inquadrature che lasciano allo spettatore l'idea di ciò che avverrà in seguito.Il tutto è abbastanza calzante, sebbene alcune volte possa risultare leggermente lento e ripetitivo. Il dramma si svolge e si sviluppa quasi tutto su di una panchina della seggiovia, facendoci avere (visto il titolo) qualche brivido, ma senza straziarci. La psicologia dei personaggi non è molto curata, se non per Dan, forse il più interessante, ma non è un male in quanto la situazione non richiede di affezionarci in maniera indelebile al terzetto. Non un capolavoro, ma da vedere incollati al divano.


Provare a vedere come vivono il Palio

Foto di @simonefarmeschi
Dicono che il Palio è vita, che lo si vive 365 giorni all'anno e che è qualcosa di alieno per tutti coloro che vengono da fuori. E' vero. Verissimo. Il Palio per capirlo bisogna viverlo, o almeno cercare di entrare nell'ottica del senese in generale, o più in particolare del contradaiolo. Non è semplice, addirittura lo ritengo impossibile. Possiamo erroneamente pensare al tifo, come avviene per lo sport o addirittura per la politica, ma le contrade non si tifano. Si appartiene ad esse, ne si fa parte ogni giorno, che sia il 2 luglio, il 16 agosto o uno qualsiasi durante l'anno. Consapevoli di tali premesse abbiamo cercato di vivere la giornata di ieri, assaporando i momenti più particolari e salienti. Io come blogger per VER e TimeWalk come fotografo, cercando di catturare gli aspetti simbolo di una festa che è tra le più belle e partecipate d'Italia. Per questo ringraziamo il nostro amico Simone che ci ha letteralmente condotto per mano, colmando quando possibile le nostre curiosità. Partiamo alle 6:15 del mattino da Piombino con lo scooter, attraverso la bruma ed il sole che rende dorato il paesaggio, per giungere in Piazza del Campo pronti per la "messa del fantino" e la  "provaccia" (video della partenza), la cosiddetta prova generale della corsa. Nonostante le ore piccole della sera prima, il pubblico risponde numeroso, ma riusciamo ugualmente ad accaparrarci ottimi posti. E' l'ora della colazione, e come tipici senesi andiamo a rifocillarci all'osteria Il Grattacielo dove in compagnia di importanti personaggi riconducibili alla vita da Palio, mangiamo un panino con acciughe ed un bicchiere di vino. Una bella carica per non essere giunti neanche alle 10:00 del mattino. Le spiegazioni, gli aneddoti ed i chiarimenti si susseguono velocemente, ma non ancora sazi cerchiamo di apprendere il più possibile: l'ignoranza è il peggiore dei mali, ed abbatterla ti fa vedere con un occhio grandangolare numerosi fatti prima passati inosservati. Il tour della prima parte della giornata termina con la decisione di cucinarci i pici all'aglione. Brava quindi anche la nostra paziente cuoca Superciccionissima, che si è destreggiata al meglio tra i fornelli riuscendo a non rendere pesante un piatto dal nome assai imponente. Eccoci quindi pronti per la benedizione del cavallo in chiesa. Assisteremo così a quello della Giraffa con Nicolas (video 1 e 2) che dovrà "andare e tornare vincitore". Questa parte a mio avviso è importantissima in quanto spiega alla perfezione il forte legame che il palio ha con la religione cattolica e la Madonna. Non mi ritengo assolutamente all'altezza nè di poter capire appieno i moti che governano questa manifestazione, nè di poterli spiegare in poche righe su di un blog, ma consiglio a chi è minimamente interessato, di cercare di comprendere il tutto a 360°, perchè il Palio è tutto tranne che una corsa di cavalli. Giriamo quindi per la città, verso il Duomo prima e tra le vie dove si svolge la sfilata storica il corteo storico (video 1, 2, 3 e 4) anch'esso con un fine e preciso significato rappresentativo. Il momento clou della giornata lo viviamo durante l'attesa della partenza: nervi tesi e brontolii di stomaco anche per noi in quanto la tensione è contagiosa, proprio come la gioia e la rabbia nei momenti di collettività emotiva. Il nostro azzardo consiste nel non essere presenti in piazza ad assistere alla corsa in sè, ma di sfruttare una (passatemi il gergo informatico) backdoor che viene ad aprirsi dal momento che il "mossiere" abbandona la sua postazione. Ed allora via come il vento, cento metri di corsa spinti da quella fantastica droga che prende il nome di adrenalina, con il cuore che batte a duemila e le gambe che, un attimo prima molli per la tensione, rispondono automaticamente ai tuoi comandi. Sembrano secoli che non correvo, ma mi sono sentito Bolt, per arrivare davanti al traguardo a pochi secondi dall'arrivo. E poi è bolgia, e poi è festa, e poi si prende il palio, e poi è ancora degenero. E poi il fantino, e poi il cavallo, e poi ancora festa, e poi pianti e poi risa, e poi giubilo e poi di nuovo urla. Per emozioni che solo in parte potremo capire e solo in parte potremo condividere. Il palio lo vince il Montone, Dopo 22 anni, quindi ancora una pettata su fino al Duomo, ancora festeggiando nella chiesa più bella del mondo, tra cori e canti, esaltando anche il cavallo Lo Specialista. Tutta una festa, per il palio che è vita.

mercoledì 15 agosto 2012

Originale Ferragosto all'Amiata

I bei vecchi tempi delle spiaggiate a Perelli o al Quagliodromo per me povero vecchietto sono ormai finiti. Niente più falò, sangria, generatore, fiaccole, barrettino improvvisato, zombie vaganti sulla spiaggia, sacco a pelo, asciugamano in bocca, costole rotte, bagno di mezzanotte per i sopravvissuti. Così la testa fumante di TimeWalk propone l'originale e ben vista idea di fare i tipi alternativi e lanciarci al fresco, sul Monte Amiata. Lontani dalle code, dall'ammassamento di corpi sudati e briachi, dal caldo torrido, dai gavettoni e dalla fatica. Un giorno di festa all'insegna del relax. L'idea in fase beta prevedeva l'utilizzo degli scooter, per raggiungere la vetta, ma dopo un'approfondita analisi, il mio Skyliner non è risultato idoneo all'impresa. Quindi tutti su, con il "cassonetto", immatricolato in Montenegro, ma che dava del filo da torcere ad Audi e BMW. Colonna sonora della nostra giornata è Imagine del fu John Lennon, calma e riflessiva. Appena superato Castel del Piano, però iniziamo a fare i conti con la realtà: le buone idee spesso si diffondono come virus su Windows, ed ecco quindi che tutta la popolazione del centro Italia sembra aver preferito il fresco clima di montagna alla sabbia che scotta. Contiamo anche un discreto numero di Piombinesi, avvistati e salutati in diverse occasioni. Lasciato da parte il panico iniziale per la ricerca di un parcheggio o un qualsiasi buco dove poter abbandonare il mezzo, inizia la nostra avventura. un po' di buon cibo per rifocillarci, un mini break per riposarci e poi ci catapultiamo sulla vetta. Pendenze da capogiro, salite spacca polmoni, e pendenze da arrampicatori non ci fanno nessuna paura: usiamo la seggiovia (video). La discesa invece è fattibile a piedi, immersi nella natura, tra il sole caldo che picchia come un ossesso ed il venticello fresco che ti avvolge nelle zone d'ombra. Non mancano momenti di sport estremo come le arrampicate sui tronchi e neanche quelli canori, con canti da hooligans delle Prealpi. Finito il pascolo e la discesa, grazie agli utilissimi bastoni, è già ora di tornare a casa. Il mio smartphone ha usato solo 13% della batteria in tutta la giornata: quegli schifi della Tre non coprono il monte. Niente check-in, niente FB, niente twittate. Proprio immersi nella natura, da capo a piedi.

Johnny Mnemonic (1995)


Regia: Robert Longo
Anno: 1995
Titolo originale: Johnny Mnemonic
Voto: 6/10
Pagina di IMDB
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Il cyberpunk è tra i sottogeneri che mi gasa di più. Forse perchè secondo me è molto realistico ed attuale, forse perchè prima di leggere Gibson mi sono innamorato della serie Nathan Never che ha scolpito la mia fase adolescenziale. Fatto sta che Johnny Mnemonic (ripreso da un racconto presente in La notte che bruciammo Chrome) è per me un buon prodotto cinematografico, forse anche troppo sottovalutato. Non è certo il primo film del genere, ma è forse quello che in assoluto lancia il cyberpunk puro sul grande schermo. Tutta la trama, i personaggi, lo svolgersi delle azioni ricalcano fedelmente gli elementi comuni del filone fantascientifico. Multinazionali spietate, la globalizzazione assetata di denaro, le corporation alleate con mafia e yakuza, l'antieroe di stampo noir, l'iper tecnologia divagante, la rete onnicomprensiva e così via. La regia di Longo inoltre riesce a seguire senza alcun distacco l'evolversi della storia, inserendo qua e là scene di computer grafica decisamente colorate ed innovative, in un contesto buio e caotico, dove il disagio regna sovrano. Se dal racconto di Gibson si poteva trarre qualcosa su pellicola, con questo lavoro ci avviciniamo molto al successo. Questo in teoria, perchè in pratica, la sceneggiatura e le ambientazioni sebbene molto curate a mio modo di vedere, risultano abbastanza scontate e prive di originalità o immaginazione. Anche per chi non avesse letto Gibson lo svolgersi del thriller fantascientifico può sembrare un po' telefonato, con un'eterna rincorsa che giunge ad un lieto fine. Oggi tecnologicamente parlando sono passati secoli da quando l'idea di Johnny Mnemonic è stata messa nero su bianco, eppure il cyber spazio all'interno della pellicola è ben curato e potrebbe anche avvicinarsi per alcuni versi alla rete nostrana, colma di hackers e soprattutto releasers. Del cast fa parte Keanu Reeves, forse lanciato grazie a questo film per la parte principale in Matrix , che nonostante sia un sex symbol è una faccia adatta al personaggio che interpreta (al contrario di Tom Cruise in Minority Report). Alcune note negative vanno ai personaggi secondari, soprattutto ai cattivi: non si capisce bene quanto siano spietati, e chi sia quello veramente più malvagio. Non incarnano bene nè la multinazionale nè la mafia. El'idea dell'intelligenza artificiale se volevano inserirla dovevano svilupparla in un modo migliore, invece così sembra apparire giusto per fare numero. Nel complesso resta un cult da studiare, anche se non in maniera morbosa.

martedì 14 agosto 2012

Terminator: The Sarah Connor Chronicles [Stagione 1]


Anno: 2008
Stagione: 1
Titolo originale:  Terminator: The Sarah Connor Chronicles
Numero episodi: 9

La saga di Terminator è una delle mie preferite e sebbene la serie tv si discosti palesemente sia dalla trilogia originale, sia da Salvation devo dire che è ben fatta. Non parlo solo degli effetti speciali, che possono essere decisamente più scarni rispetto ai film per il cinema, ma della trama in sè, che aggiunge particolari davvero interessanti sulla vita della famiglia Connor (e non solo) prima del temuto olocausto nucleare. John non è il personaggio principale, oscurato spesso dalla madre (non a caso il titolo della serie è dedicato a lei), ma non è neanche il ragazzetto spaurito e sprovveduto del terzo film. A loro due si aggiungono due nuovi personaggi altrettanto interessanti: la cyborg buona Cameron e Derek Reese fratello di Kyle e quindi zio di John. Il tutto parte dagli avvenimenti successivi al Giorno del Giudizio per proseguire tra sbalzi temporali che ignorano completamente un olocausto già avvenuto. I paradossi sono molteplici e nelle ultime puntate fa battere forte il cuoricino [cit.] l'incontro tra John adolescente e suo padre ancora bambino di cinque anni. Al di là di questo abbiamo una caccia ossessiva nei confronti delle macchina e soprattutto di Skynet e di come si è evoluto. Aneddoti troppo interessanti per non essere menzionati come l'intelligenza artificiale evoluta per il gioco degli scacchi o quella per il controllo del traffico di Los Angeles. Tutte chicche piacevoli che si amalgamano bene con la storia, sebbene in alcuni casi non si sa dove la regia voglia andare a parare. Una serie da seguire e spulciare con attenzioni se si è amanti di Terminator.