giovedì 4 aprile 2013

Cogan - Killing Them Softly (2012)


Regia: Andrew Dominik
Anno: 2012
Titolo originale: Killing Them Softly
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (6.4)
Pagina di I Check Movies

Poca roba, ma con una spruzzata di buon noir moderno. Non tutto da buttare quindi. Tanti dialoghi, sostanzialmente ben costruiti, ma che purtroppo alla lunga annoiano e stancano. Trama terra terra in un misto thriller e gangster movie in cui c'è il colpo, la caccia al colpevole (e non) e la cinica eliminazione. E' vero che ci sono sia Brad Pitt e Ray Liotta, nomi non sconosciuti, ma aggiungono poco alla pellicola. Forse niente ad esclusione di un po' di entusiasmo iniziale e due personaggi abbastanza interessanti, ma assolutamente non nuovi nel mondo del cinema. Anche se il sicario della mafia preferisce uccidere le vittime in modo delicato, non si fa poi tanti scrupoli quando deve premere il grilletto. Dal punto di vista fotografico la scena migliore è quando fa fuori Ray Liotta, in uno spettacolare slow motion con vetri infranti, sangue e bossoli che cadono. Il resto è calma piatta per una storia lineare con qualche inserto di attualità: la campagna elettorale americana di pochi anni fa con Obama in prima fila. Sì, ma poi? Come già detto tanti dialoghi, che equivale a dire tanti discorsi. Concreto, ma banalotto, non segnerà la storia del cinema.

mercoledì 3 aprile 2013

Usare NFC su smartphone e tablet

Se avete uno smartphone o un tablet di ultima generazione, leggendo le specifiche vi sarete accorti che è dotato di un chip NFC. Questa tecnologia permette(rà) pagamenti semplici e veloci grazie al telefonino che avrete sempre con voi. Meglio rispetto all'uso di una normale carta di credito? Forse ed in base al suo utilizzo. Certo che strisciare una Visa dopo il normale acquisto in un negozio non è che sia scomodo, ma la tecnologia NFC permetterebbe di fare altre operazioni come pagare un biglietto del bus o del treno, un parcheggio, le utenze e così via in maniera assai più immediata. Tutto con un unico dispositivo ed un'unica rete o applicazione. Potrebbe sostituire in un solo colpo le carte fedeltà ad esempio, o gli abbonamenti da tenere nel portafogli. Ancora oggi, almeno in Italia, tutto questo è quasi fantascienza, sebbene di giorno in giorno non mancano le notizie riguardanti esperimenti sull'utilizzo di questa tecnologia che in effetti sta prendendo piede. Un po' come è avvenuto, abbastanza silenziosamente, per i QR Code che oggi troviamo sistemati un po' ovunque. Avendo sia un Nexus 4 che un Nexus 7, entrambi dotati di chip NFC ho voluto testarli per farli "riconoscere" e scambiare dati tra loro. Basta avere abilitato la connessione NFC su ambedue i dispositivi e quindi avvicinarli (non è necessario che si tocchino): a questo modo si trovano e ciò che visualizziamo su l'uno può essere visto anche sull'altro, che si tratti di un sito, di una mappa, di una nota... Il trasferimento di file (ad esempio una foto o una canzone) avviene però tramite bluetooth, che si attiva di default durante lo scambio, in quanto NFC viene usato per l'accoppiamento, ma la velocità di connessione (poco oltre i 400 kbit/s) non è all'altezza per il trasferimento di grandi contenuti. Ad ogni modo piena compatibilità quindi tra i due prodotti Nexus. Oltre a questo è possibile usare la tecnologia NFC grazie a dei tags programmabili. Questi si trovano comunemente sotto forma di stickers da applicare dove più preferiamo e sono programmabili in base alle nostre esigenze. Se ne trovano come i cazzotti e la differenza tra l'uno e l'altro prodotto sta nella qualità del segnale che riescono a diffondere: con quelli più buoni basta un semplice tocco e l'accoppiamento si attiva, con altri invece bisogna attendere alcuni secondi. Ad ogni tag è possibile associare una o più azioni: ad esempio se ne avete uno vicino al comodino potete impostare che venga disattivata la suoneria e venga programmata la sveglia, in auto può attivare il GPS, il navigatore ed il palyer audio, appena arrivate a casa attiva la wifi e fa un check-in sui social network... Io ne ho attaccato uno sulla parte interna della custodia 
per Nexus 7 in modo tale che ogni volta la uso mi attiva il blutooth per connettere la tastiera fisica. Insomma le funzioni da settare sono moltissime, e sinceramente non proprio necessarie. Uno sfizio e niente più, ma grazie all'applicazione NFC Task Launcher possiamo semplificare alcune operazione di routine. Ogni tag è riscrivibile e riprogrammabile, anche se qui ci sono da fare degli importanti distinguo: i più comuni in commercio (e meno costosi) sono i Mifare Classic 1K. Questi non vanno bene per Nexus 4 o Nexus 10, mentre possono essere utilizzati in toto da Nexus 7 o altri device. Potranno essere visti e riconosciuti dal 4, ma non usati o programmati. Se volete andare sul sicuro dovete acquistare i modelli NTAG203. Questi hanno spazio disponibile di 140 byte contro i 700 dei Mifare Classic: restano più che sufficienti per poter avviare diverse applicazioni. Se guardate ad un utilizzo futuro anche per altri dispositivi conviene usare le NTAG203 in quanto compatibili con ogni tipo di hardware seguendo le direttive dell'NFC Forum Type 2. Per uno uso casalingo non fa alcuna differenza: sapete voi cosa avete e cosa userete grossomodo. Per un utilizzo più commerciale è bene andare sul più compatibile. L'altra sostanziale differenza tra un tag e l'altro sta nella distanza e qualità di segnale: le NTAF203 sono più performanti. Visto il costo irrisorio di entrambi i tipi (sotto i due euro per sticker) ho deciso di prenderli entrambi per testarne le differenze: la capacità di memorizzazione è alta in entrambi i casi e la distanza di funzionamento è comoda, ma non basilare. Quindi vada per la compatibilità totale. Detto questo non resta che sbizzarrirci creando nuove personalizzazioni da usare quando più ci aggrada.

martedì 2 aprile 2013

Bayern Monaco 2 - Juventus 0

Risultato netto e meritato per i tedeschi, che hanno giocato e bene. La Juventus invece lo ha fatto poco e male. Non tanto per colpa sua mi spingo a dire, ma per la forza del Bayern. Senza fare inutili pronostici direi che la Coppa l'abbiamo salutata questa sera. Impossibile ribaltare il risultato a Torino con un avversario del genere. Da parte nostra poche idee, tanta confusione, ma soprattutto paura. Ritengo che la maggior parte degli errori siano stati dettati dal timore reverenziale che subconsciamente ogni giocatore aveva. Inizialmente sulla carta davo cinquanta e cinquanta per il passaggio del turno, perchè effettivamente la Juve poteva giocarsela metterli in difficoltà. Esclusa la cappellata (e vi ricordo che non è la prima, possiamo ammettere che sia anche da cercarne un altro no?) di Buffon al trentesimo secondo, ci abbiamo provato per almeno quattro o cinque minuti. Poi il buio. Cortina fumogena, Nebbia in stile Stephen King. Già al decimo non vedevo l'ora che la mattanza terminasse. Davvero troppo più forti e nel primo tempo ci è andata di lusso. Nel secondo tempo un po' più di possesso palla da parte loro e poi alcune fiammate. Ancora una vaccata del nostro ex portierone ed altri brividi. Un solo tiro e mezzo nella loro porta in novanta minuti. Cambi gli uomini in attacco, ma anche con il bimbo il risultato resta il solito. Potevi solo sperare nel colpo di culo che riaprisse tutto. Non c'è stato. Da una parte meglio così, almeno non ci illudiamo per il ritorno. Sarà per il prossimo anno via...

Full Metal Jacket (1987)


Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1987
Titolo originale: Full Metal Jacket
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (8.4)
Pagina di I Check Movies
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Di tante presentazioni non credo abbia bisogno, tanto più che secondo me dispone dei sette minuti iniziali più conosciuti ed apprezzati della storia del cinema. Il (quasi) monologo del sergente Hartman è un qualcosa di inarrivabile, che racchiude alla perfezione lo stereotipo militarista e che nel corso del tempo è divenuto un vero e proprio cult. Kubrick ad anni di distanza dal termine della guerra in Vietnam dirige un film diviso nettamente in due parti. La prima di queste, relativa all'addestramento dei marines a Parris Island, è la più introspettiva e psicologica ed introduce la pellicola sulla guerra. La seconda, ambientata sul fronte a Da Nang (quindi niente giungla), è invece quella che fa di Full Metal Jacket un film di guerra. Lo stacco tra le due è deciso, ma in entrambe aleggiano i medesimi temi: l'assuefazione alla morte derivata dal progressivo distacco della mente umana dalla propria identità e l'odio nei confronti degli altri, siano essi commilitoni o nemici. I soldati si fondono nell'ambiente militare che li avvolge estraniandosi dalla realtà e vivendo la guerra anche con numerose contraddizioni personali. Basta pensare a Joker con la sua spilletta della pace e la scritta "born to kill" sull'elmetto. Strumenti di morte, forse alienati da un verso, ma che non sempre perdono la propria identità personale. Almeno non definitivamente e non completamente poiché sempre Joker abbandonando l'odio per il cecchino che ha ucciso l'amico Cowboy, ci regala un pietoso colpo di grazia. La parte riguardante l'addestramento è la mia preferita, non tanto per gli sproloqui coloriti e fantasiosi di Hartman, ma per tutto il contesto, quasi irreale e soprattutto pieno di contraddizioni. Si esaltano killer come quello della strage di Austin o Oswald che uccise Kennedy, in quanto macchine per uccidere, assassini psicopatici, creati dall'esercito. Insomma è la parte più genuina e diversa dal solito. La seconda è troppo in stile Apocalypse Now senza poterlo eguagliare. Nel complesso Kubrick però ci regala uno dei momenti più alti delle pellicole di guerra, da sempre punto di riferimento di questo genere. La versione bluray che ho è quella classica con un solo disco la cui qualità video full hd è la stessa di sempre (dai tempi dell HD DVD di riferimento). L'audio italiano è un Dolby Digital 5.1 che dà il meglio di sé nella seconda parte. Per chi vuole apprezzare Hartman in lingua originale potrà farlo con una traccia in PCM. Gli extra sono pochi (commenti, trailer e documentario "Tra il bene e il male" di trenta minuti) e non all'altezza di ciò che rappresenta la pellicola. L'interesse che ci gira intorno è molto, ma viene nutrito in maniera poco consona purtroppo.

lunedì 1 aprile 2013

Hugo Cabret (2011)


Regia: Martin Scorsese
Anno: 2011
Titolo originale: Hugo
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.7)
Pagina di I Check Movies
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Hugo Cabret non è tanto la storia di un ragazzino orfano che vive tra le mura della stazione ferroviaria di Parigi, quanto un omaggio a Georges Milies, uno dei padri del cinema. Martin Scorsese in modo del tutto differente da Michel Hazanavicius con The Artist ci riporta agli albori della storia cinematografica utilizzando qualcosa di non troppo diretto: prepara infatti una commedia per ragazzi in pieno stile Oliver Twist e la disegna aiutandosi con una fotografia sensazionale e molti effetti speciali (cosa per altro non comune a questo regista) in modo da ricreare un'atmosfera ai limiti del fantastico. Gli ingranaggi che si muovono all'interno della trama faranno percorrere al ragazzo la strada per raggiungere il segreto di Georges Milies, figura all'interno del film ambigua che secondo me cambia modo di essere in maniera troppo repentina e troppo arrangiata per il genere. Osservando la pellicola con occhi un po' più critici si evidenzia che il nocciolo sta tutto nell'inventore di numerosi effetti speciali, mentre tutto il contesto è una buccia: interessante per il genere "guarda un film in famiglia" o per chi (tutti diciamo) resta ammaliato dalla scenografia creata e dalla fotografia ed i filtri utilizzati. Ma il punto focale è proprio Milies, in secondo piano per buona metà del film, riportato in auge nel finale. E' senza dubbio un bel film, lontano però da certi capolavori proprio per il suo essere, alla fine soltanto un omaggio alla nascita del cinema, sfruttando un budget stratosferico per mostrarci alcuni ingranaggi, lo stereotipo di una guardia ferroviaria cattiva, lo zio ubriacone e spezzoni di pellicole di cento anni fa. La colpa maggiore che do a Scorsese è quella di aver utilizzato una commedia per raggiungere uno scopo sublime ed aver svelato anche a tutti noi la grandiosità di un maestro del passato. Credo però non ci fosse bisogno nè dell'automa, nè del doppio sogno di Hugo nè del siparietto tra la guardia e la fioraia. Molte scene infatti strizzano apertamente l'occhio ad una commercialità inaudita e quasi deprimente, come se senza di questi il film non sarebbe stato altrettanto apprezzato (ai botteghini). Resta un film magico che racconta la magia del cinema.

Tutti Gli Uomini Del Presidente (1976)


Regia: Alan J. Pakula
Anno: 1976
Titolo originale: All The President's Men
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (8.0)
Pagina di I Check Movies

La storia degli Stati Uniti d'America l'ho sempre seguita, anche quella che può essere definita di attualità. Da parte mia quindi conoscevo già abbastanza bene ed approfonditamente gli avvenimenti relativi al famoso Watergate. La pellicola di Pakula narra in maniera decisamente attenta e metodica come si è arrivati a creare un'inchiesta giornalistica di tale portata: i passi di Carl Bernstein (Dustin Hoffman) e Bob Woodward (Robert Redford) seguiti meticolosamente soprattutto nella parte iniziale. Il tutto è raccontato in modo da far crescere l'interesse dello spettatore, anche se questo è già a conoscenza dei fatti reali. Da un'insignificante effrazione, ad una della pagine più nere della politica americana. Seguiremo quindi le fatiche dei due reporter che dovranno fare i conti non solo con l'omertà (neanche troppo diffusa per come siamo abituati noi italiani) dei testimoni coinvolti, ma anche con le minacce ed i muri creati dai potenti. Se andiamo oltre alla trama, trattandosi di una storia vera e molto conosciuta, abbiamo delle ottime interpretazioni: alle due già citate aggiungiamo Jason Robards che non a caso prese l'Oscar per il miglior attore non protagonista. Una pellicola sicuramente di forte impatto specie se consideriamo che uscì immediatamente dopo lo svolgersi dei fatti raccontati. E se Gola Profonda disse di non amare la stampa perchè non ama la sua superficialità, possiamo dire che Tutti Gli Uomini Del Presidente non è affatto superficiale, ma ben costruito. La ricerca della Verità è qualcosa di certosino, forse noioso e non affatto semplice.