Visualizzazione post con etichetta Martin Scorsese. Mostra tutti i post
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sabato 27 gennaio 2024

Killers Of The Flower Moon (2023)

 
Regia: Martin Scorsese
Anno: 2023
Titolo originale: Killers Of The Flower Moon
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (7.7)
Pagina di I Check Movies
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Scorsese è un maestro, ma in questa occasione ha mancato di coraggio. Eppure ce lo ha fatto assaggiare con la scena finale in teatro, che avrebbe potuto inserire qua e là all'interno della lunghissima pellicola.
Killers of The Flower Moon è un film dal potenziale epico e macabro, basato sul libro omonimo di David Grann. Il film racconta la vera storia degli omicidi degli Osage, una tribù nativa americana che divenne ricca grazie al petrolio scoperto nelle sue terre in Oklahoma negli anni '20. Il film segue le vicende di Mollie Burkhart (Lily Gladstone), una donna Osage sposata con Ernest Burkhardt (Leonardo DiCaprio), un uomo ambizioso e manipolabile che lavora per suo zio William Hale (Robert De Niro), un potente e spietato barone del bestiame che ordina gli assassinii degli Osage per impadronirsi delle loro proprietà. Il film mostra anche l’indagine dell’FBI, guidata dall’agente Tom White (Jesse Plemons), che cerca di smascherare la cospirazione e portare i colpevoli alla giustizia. Le fattezze sono quelle del capolavoro, con Scorsese  che riesce a creare un’atmosfera di orrore esistenziale e a riflettere sull’origine del male e sulla cancellazione dei nativi americani dalla storia degli Stati Uniti, ma lo fa con un ritmo troppo prolisso e soprattutto senza lasciare spazio all'immaginazione dello spettatore. Il film è anche un western, un thriller e un dramma familiare, che esplora i temi dell’avidità, della violenza, della corruzione e dell’amore. E che ve lo dico a fare è impreziosito dalle straordinarie interpretazioni di DiCaprio, De Niro e Gladstone, che rendono i loro personaggi complessi e sfaccettati. Una meraviglia visiva, con una fotografia splendida e una ricostruzione storica accurata, e con oltre tre ore era prevedibile

venerdì 29 maggio 2020

Silence (2016)

Regia: Martin Scorsese
Anno: 2016
Titolo originale: Silence
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (7.2)
Pagina di I Check Movies
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Mamma mia che lentezza esasperante. Ma qui il problema non tanto è la trama, quanto il tema. Lo ho trovato penosamente noioso. L’inquisizione giapponese nei confronti delle comunità cristiane del Paese a fine 1600… In un polpettone girato recentemente quando lo vedevo più adatto qualche decina di anni fa. E no, può essere girato bene, avere buoni costumi ed una location alternativa che ha quel gusto di originalità, ma la sceneggiatura se vuole arrivare a qualcosa di più costruttivo dovrebbe essere molto più profonda. Al di là del contesto storico e geografico, Scorsese non aggiunge nulla dal punto di vista teologico, facendo passare il silenzio assordante del Dio cristiano non solo dal titolo. Non che dovesse accadere qualcosa di divino, ci mancherebbe, ma i protagonisti non hanno mai quei tratti compassionevoli che possono essere visti ad esempio ne La Passione di Cristo… vabbeh, quella è un’altra storia e ci sono personaggi di altro spessore, ma insomma, questo film viene fuori quasi come na specie di documentario storico di avventura con alcune torture. E come molti film di stampo religioso dura uno sbotto di tempo. Per me è stato soporifero.

sabato 11 aprile 2020

Mean Streets - Domenica In Chiesa, Lunedì All'Inferno (1973)




Regia: Martin Scorsese
Anno:  1973
Titolo originale: Mean Strets
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.3)
Pagina di I Check Movies
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Nel mondo la criminalità organizzata di origina italiana è sicuramente la più conosciuta. La più "apprezzata" anche. Hai voglia a parlare di Yakuza, dei russi, dei narcos p della tiade cinese. Non c'è storia. La Mafia italiana è la più fotogenica. Ed anche se in Main Streets, la vera Mafia è solo accennata, ci sono tutte le note distintive che rendono colorite le strade di Little Italy. E anche quelle relative allo stile di Martin Scorsese, già al suo terzo film, ma forse il primo che riesce a dare al pubblico i tratti distintivi del suo cinema. La strada, la vita su di essa ed i suoi legami. Elementi visibili poi successivamente in capolavori come Taxi Driver o Toro Scatenato per restare all'interno di una decade fondamentale per certe produzioni. Il realismo della trama è dato proprio da quei personaggi veri, vivi, genuini, quasi improvvisati e raccattati dai vicoli di New York (sebbene De Niro e Keitel, seppur giovani siano di altissimo livello). Scorsese ti fa entrare dentro la storia portando sullo schermo vita vissuta, senza doversi basare su di una sceneggiatura solida, che anzi non è lineare, e pare addirittura evolversi in corso d'opera senza un vero e proprio piano. Parallelamente al realismo mostrato dalle inquadrature sugli attori e dai loro dialoghi, abbiamo un insieme di clichè e stereotipi che segnano una specie di contrasto: è una Little Italy di quelle che ti aspetti, di quelle che non può che essere così. Con bar malfamati, amicizie poco raccomandabili, la religione cattolica come sfondo, i legami di parentela troppo pesanti per essere gestiti.

giovedì 28 novembre 2019

The Irishman (2019)




Regia: Martin Scorsese
Anno: 2019
Titolo originale: The Irishman
Voto e recensione: 8/10
Pagina di IMDB (8.6)
Pagina di I Check Movies

E' stato una manciata di giorni appena nella sale cinematografiche, è arrivato solo ieri su Netflix e me lo sono già guardato tutto d'un fiato. Vista la lunghezza che supera abbondantemente le tre ore, inoltre non tutti saranno riuscito a terminarlo con semplicità. Eppure mentre inizio a scrivere questa recensione sono sicuro di essere già un esimo. Perchè viene automatico parlarne appena possibile. Si tratta di un'opera completa, a tutto tondo, uno di quei gangster movie che un attimo prima pensi che possa essere passato di moda o non avere più senso di essere girato, ma poi ti rendi conto che sa spaziare là dove i predecessori sono arrivati in altra maniera. Non è uno di quei film sulla mafia in cui i personaggi vengono esaltati e presentano quell'aura di di invincibile carisma: The Irishman è forse il più nostalgico di tutti ed abbraccia un arco vastissimo di decenni e numerosi avvenimenti. I protagonisti balzano da un fashback all'altro e vengono ora ringiovaniti, ora invecchiati. Ma tutto è credibile per lo spettatore, che continua a seguire con interesse una trama coraggiosa che tocca anche situazioni storiche americane di un certo rilievo come la Seconda Guerra Mondiale, i Kennedy, Castro, il Watergate, i Sindicati.Cast, montaggio, tutto quanto rendono la pellicola un qualcosa di elevato nel mondo del cinema, soprattutto in un genere che sembrava aver dato tutto, anche con troppo romanticismo.

lunedì 16 novembre 2015

The Aviator (2004)



Regista: Martin Scorsese
Anno: 2004
Titolo originale: The Aviator
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (7.5)
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Troppo lungo. Sì, davvero troppo. Ed è al cosa che salta più all’occhio. Scorsese avrà anche fatto un buon lavoro, così come il buon Leo e la sceneggiatura potrà anche essere stata precisa, ma la storia di Howard Hughes in molte parti risulta noiosa e ripetitiva. Certo, adesso ne sappiamo (ne so) qualcosa di più su questo eccentrico innovatore ed uomo di affari americano, ne so di più dei suoi successi, delle difficoltà che ha avuto, dei problemi psichici e legali che ha avuto. Ma onestamente non basta una buona storia biografica. Fortunatamente The Aviator non è solo questo, tecnicamente ci mette molto del suo. Per i colori ad esempio: ad inizio film abbiamo un verde sostituito dal cyano, così a rivendicare una certa appartenenza temporale e cinematografica. Lo ho trovato odioso. Già migliori all’occhio le altre tecniche utilizzate, ma  certe volte a voler fare gli sboroni non si ottengono i giusti risultati. Poi non nascondo che per certi versi la creazione di tutto quanto deve essere stata mastodontica, curatissima e tutto quanto. Ma oh, c’è roba che piace e roba che non piace. 

giovedì 15 gennaio 2015

The Wolf Of Wall Street (2013)


Regia: Martin Scorsese
Anno: 2013
Titolo originale: The Wolf Of Wall Street
Voto: 8/10
Pagina di IMDB (8.3)
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E' impossibile uscire fuori dal coro delle critiche positive che questa ennesima sorprendente prova di Martin Scorsese ha scatenato. Si affidata di nuovo a Leonardo Di Caprio per la parte del protagonista, ma non mancano altri volti noti del cinema. Sarebbe irriverente elogiare in maniera non troppo elaborata ciò le tre re di pellicola raccontano: come si evince dal titolo si parla di affari e di una prepotente voglia di arrivare, raggiungere l'obiettivo (money, money, money) ad ogni costo. A scapito delle pecore. Scorsese, basandosi sul libro autobiografico di Jordan Belfort, lascia il segno andando a sottolineare milioni di aspetti negativi della vita del broker. Riesce a farlo con molta ironia, dipingendo una storia drammatica con tratti da commedia, e lo fa cambiando a più riprese il registro della regia. Montaggio e fotografia seguono le vicende, stupefacenti in più di un senso letterario, dei soggetti che abusano di droghe, alcool, donne e denaro. Effetti speciali indotti ci fanno entrare nel mondo del potere che controlla denaro e vite. Lo fa in maniera sublime, grazie anche ad un Di Caprio che, ma lo hanno già detto in molti, si meritava a pieni voti la statuetta dell'Oscar. "E' un rettile, sputa fuori le sue battute con gioia. Sarete inorriditi e affascinati da questo mostro in Armani" Non è mai uguale a se stesso, prende coraggio, autostima, si devasta e distrugge gli altri, ma senza risultare meschino: sfrutta il sistema ed il sogno americano dell'arricchirsi. Saggiamente però non viene innalzato ad eroe, nonostante il 99% del film si basi sulle sue "eroiche" gesta. Di fondamentale importanza la scena in cui l'agente Denham (Kyle Chandler) torna a casa con la metropolitana. Il vincente è lui, l'uomo normale, che conduce una vita normale. Eppure è soltanto una comparsa all'interno dell'enorme coreografia montata. Non ci sono il buono o il cattivo di The Departed, la differenza tra essere un farabutto ed un arrampicatore sociale senza scrupoli è labile, così come quella tra uno zelante agente dell'FBI ed uomo che vuole solo fare il suo dovere. Piccole note marginali, ma che che aumentano la grandiosità di un film, che si discosta dai vecchi lavori gangstar style di Scorsese, ma ne tira fuori il succo, rendendoli più moderni. Una maturità entusiasmante che ti prende fin dal primo minuto: tre ore possono passare velocemente così come lo stato d'animo dello spettatore che guarda con ammirazione e disgusto in egual misura. Perchè sì, noi siamo le pecore, ma ammiriamo la vita del lupo. Fino ad un certo punto, poichè questa viene mano a mano presentata in maniera sconvolgente. La moralità manca, non è esplicita, ma gli indizi per coglierla non mancano. Il bluray è da vergogna: ottimi i reparti audio video (era forse studiato per il 3D?), ma nessun extra.

mercoledì 26 marzo 2014

Taxi Driver (1976)


Regia: Martin Scorsese
Anno: 1976
Titolo originale: Taxi Driver
Voto: 8/10
Pagina di IMDB (8.4)
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Taxi Driver è uno di quei classici presenti nei vari Dizionari del Cinema, quei lavori immortali che sono studiati come fossero opere d'arte. Non è quindi obiettivo di VER stare ad analizzarlo, soprattutto per manifesta incapacità. E' però una gioia guardarlo, riesce a toccare corde nascoste ed a farti tremare. Il realismo esistenzialista, la colonna sonora firmata Bernard Hermann, la sceneggiatura di Paul Schrader, i dialoghi espressivi di Robert De Niro... Tutto questo, ed altro ancora, rende immortale la figura del tassista di New York, solitario, sconclusionato, eroico. A continuare l'elenco delle carte vincenti del film, rischio di scordarne alcune, ma voglio provarci: Jodie Foster giovanissima e già così matura, il contrasto interiore del personaggio principale, la terribile e violenta sparatoria finale, la ricerca della normalità, la depressione e l'alienazione. Boia si fa fatica a continuare da quanti dati siamo sommersi. Eppure buona parte del film, è lenta e statica, senza alcuna connotazione negativa, ed in rare occasioni abbiamo un dinamismo accelerato che non stona affatto. Poi, la locandina, il look moicano di Den Niro e la celebre frase di rito ormai divenuta un cult cinematografico "Ma dici a me? Ma dici a me? … Ma dici a me? Ehi con chi stai parlando? Dici a me? Non ci sono che io qui". Non posso aggiungere altro, senza sporcare ulteriormente quello che forse resta il miglior lavoro di Scorsese. D'altra parte qui ogni cosa è perfetta, così come l'ambientazione ed il periodo temporale. Siamo a  metà anni settanta, lo sapevano allora e ce ne accorgiamo oggi. Anche la fotografia utilizzata non ci fa scappare dalla realtà che vuole raccontare, e lo fa nella maniera migliore possibile. Purtroppo o per fortuna, la decade del '70 ci ha regalato veri e propri miracoli, ed è difficile stabilire anche il mio livello di gradimento globale. Imperdibile, anzi visto che tutti lo avete già visto, rifatelo.

martedì 17 dicembre 2013

Cape Fear - Il Promontorio Della Paura (1991)


Regia: Martin Scorsese
Anno: 1991
Titolo originale: Cape Fear
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.3)
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Con me Martin Scorsese non sempre funziona al meglio ed anche in questo caso, nonostante riesca a spremere Robert De Niro mostrando il suo lato paurosamente malvagio, il film nel suo complesso non è di quelli che mi esalta maggiormente. Il remake dell'originale di circa trent'anni prima è praticamente un nuovo progetto nel curriculum di Scorsese: il thriller psicologico. Mette sul piatto non solo attori di un determinato calibro (il già citato De Niro, Nick Nolte, Jessica Lange e Juliette Lewis), ma anche una trama avvincente e ben costruita che ha una violenza selvaggia ben distribuita e mette a nudo anche il perbenismo ed i problemi che possono venire a crearsi in quella che apparentemente è una famiglia normale. Fanatismo religioso e vendetta scriteriata sono il mix esplosivo di ingredienti che stabiliscono al psicologia di Max Cady, ex galeotto stupratore che vuole sadicamente vendicarsi del suo avvocato difensore che lo fece incarcerare. Questo personaggio purtroppo è troppo... troppo. Troppo animale, troppo colto, troppo intelligente, troppo astuto. insomma, dal punto di vista del realismo risulta poco credibile. molto più umano è invece Nolte e la sua famiglia è ben strutturata. Ora, la stella qui resta De Niro, pazzoide e camaleontico come pochi osano fare, ma nonostante Lui vesta i panni del protagonista è la figura stessa ad essere esageratamente accentuata. Tecnicamente abbiamo qualcosa di abbastanza normale, o di cui non sono riuscito ad accorgermi (il risultato è il solito) eccezion fatta per lo sporadico uso dei negativi atti ad indicare quasi impercettibilmente il nostro io interiore (il loro io, più che nostro).  se quindi voleva dare una svolta psicologia alla trama, riesce a sciupare qualcosa di ben fatto con il finale in cui si perde molto il senso drammatico della storia lasciando spazio ad una lotta fisica per la sopravvivenza. Allora anche il negativo (tecnico) perde il suo fascino e si riduce tutto ad una scazzottata che male si integra con il resto.

sabato 15 giugno 2013

The Departed - Il Bene E Il Male (2006)


Regia: Martin Scorsese
Anno: 2006
Titolo originale: The Departed
Voto: 9/10
Pagina di IMDB (8.5)
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Guardarlo per la terza volta non ti stanca e non ti toglie nessuna emozione: anzi riesce a rendere più solida la convinzione che forse sia il lavoro meglio riuscito a Martin Scorsese in quanto il più completo. Grazie ad un cast da brividi (Jack Nicholson, Leonardo Di Caprio, Matt Damon, Mark Wahlberg e Martin Sheen) abbiamo un thriller in cui vengono messi a nudo gli aspetti psicologici di tutti i personaggi coinvolti. Non è solo un thriller dai numerosi colpi di scena, o un gangster movie con i buoni contro i cattivi, ma una lotta tra protagonisti di un certo calibro. Sul set ognuno di loro entra nelle parti del protagonista e si muove coralmente in perfetta armonia con tutto il resto. Le figure di Billy Costigan e Colin Sullivan sono ad esempio contrapposte e guardando ogni dettaglio vediamo anche il loro differente modo di pensare e di essere, non solo in riferimento al pericoloso gioco di guardie e ladri. Il bene e il male sono due concezioni nette, che spesso però si incontrano ed hanno come denominatore unico la violenza. Poi c'è Costello, la ciliegina sulla torta, impersonato da Nicholson in grandissimo spolvero. Dobbiamo faticare per non mettere un fermo immagine sulle sue espressioni; per non tornare indietro e rivederlo in azione; per non mettere pausa, alzarsi dal divano ed applaudire. Tutta l'ambientazione , pur restando legata all'humus malavitoso tanto caro a Scorsese è mutata dai tempi di Quei Bravi Ragazzi (e più che mai da Gangs Of New York) e incorriamo in una lotta per la sopravvivenza che coincide con la scalata e la presa di potere, in cui manca il senso di appartenenza alle Famiglie ed è l'individuo a farla da padrone. Difficile fidarsi di qualcuno, difficile non riuscire ad andare avanti da soli. L'aspetto introspettivo dicevo è importante e ogni spettatore può fare un focus sui personaggi, anche quelli per così dire marginali, che hanno una loro storia ed un loro modo di essere, battute proprie che li rendono singolari. Tanta azione, ritmi veloci altalenati da dialoghi forti, di quelli da segnare nel blocchetto degli appunti. Ogni frase è una lezione di vita ed un'imposizione del proprio essere. Ogni battibecco è una sfida, una guerra a se stante per il predominio dell'uno sull'altro, o un insegnamento che il più saggio concede al più giovane. Le rincorse sia fisiche che psicologiche non lasciano un attimo di respiro e sono ben distribuite all'interno del lungo film, impreziosito oltremodo anche dalla colonna sonora. Sarò di parte, ma è uno dei miei Scorsese preferiti.
Ottimo anche il dettaglio video del bluray ed un audio in Master HD che si esalta nelle scene con sparatorie ed inseguimenti. Gli extra sono:
- Scene tagliate (18 minuti)
- La vera storia di Whitey Bulgeri (21 minuti)
- Scorsese e l'universo criminale (24 minuti)
- Trailer
- Spot TV
- Cast e crediti.

lunedì 1 aprile 2013

Hugo Cabret (2011)


Regia: Martin Scorsese
Anno: 2011
Titolo originale: Hugo
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.7)
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Hugo Cabret non è tanto la storia di un ragazzino orfano che vive tra le mura della stazione ferroviaria di Parigi, quanto un omaggio a Georges Milies, uno dei padri del cinema. Martin Scorsese in modo del tutto differente da Michel Hazanavicius con The Artist ci riporta agli albori della storia cinematografica utilizzando qualcosa di non troppo diretto: prepara infatti una commedia per ragazzi in pieno stile Oliver Twist e la disegna aiutandosi con una fotografia sensazionale e molti effetti speciali (cosa per altro non comune a questo regista) in modo da ricreare un'atmosfera ai limiti del fantastico. Gli ingranaggi che si muovono all'interno della trama faranno percorrere al ragazzo la strada per raggiungere il segreto di Georges Milies, figura all'interno del film ambigua che secondo me cambia modo di essere in maniera troppo repentina e troppo arrangiata per il genere. Osservando la pellicola con occhi un po' più critici si evidenzia che il nocciolo sta tutto nell'inventore di numerosi effetti speciali, mentre tutto il contesto è una buccia: interessante per il genere "guarda un film in famiglia" o per chi (tutti diciamo) resta ammaliato dalla scenografia creata e dalla fotografia ed i filtri utilizzati. Ma il punto focale è proprio Milies, in secondo piano per buona metà del film, riportato in auge nel finale. E' senza dubbio un bel film, lontano però da certi capolavori proprio per il suo essere, alla fine soltanto un omaggio alla nascita del cinema, sfruttando un budget stratosferico per mostrarci alcuni ingranaggi, lo stereotipo di una guardia ferroviaria cattiva, lo zio ubriacone e spezzoni di pellicole di cento anni fa. La colpa maggiore che do a Scorsese è quella di aver utilizzato una commedia per raggiungere uno scopo sublime ed aver svelato anche a tutti noi la grandiosità di un maestro del passato. Credo però non ci fosse bisogno nè dell'automa, nè del doppio sogno di Hugo nè del siparietto tra la guardia e la fioraia. Molte scene infatti strizzano apertamente l'occhio ad una commercialità inaudita e quasi deprimente, come se senza di questi il film non sarebbe stato altrettanto apprezzato (ai botteghini). Resta un film magico che racconta la magia del cinema.

venerdì 22 febbraio 2013

Casinò (1995)


Regia: Martin Scorsese
Anno: 1995
Titolo originale: Casino
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (8.2)
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Le somme sanno farle tutti, bambini compresi, anche quelle in cui i fattori da addizionare sono molti. Quindi se prendiamo Martin Scorsese e lo sommiamo a Robert De Niro, Joe Pesci, Sharone Stone, la mafia, Las Vegas, gli anni settanta ed una storia vera scritta da Nicholas Pileggi il risultato non può che essere di successo. Un gradino sopra Quei Bravi Ragazzi, in cui possiamo apprezzare più o meno i soliti ingredienti, ma qualcosa al di sotto di altri gangster movie tipo Il Padrino. Secondo la mia personalissima classifica che mi vede spesso titubante nel definire un regista come Scorsese. Ad ogni modo qui, se gioca con elementi che abbiamo già apprezzato (appunto De Niro, Pesci e la mafia) che possono risultare un marchio di fabbrica, è il fattore X, dato da una splendida Sharon Stone, ciò che sublima ed innalza la pellicola. Pericolosa, irriverente, sconfitta, crudele, troia, triste, indispettita. Ogni cosa gira intorno a lei: conosciamo già l'agio che provano gli altri due attori in film di questo genere, ma lei è realmente l'arma vincente. Una donna vera, che incarna un personaggio chiave di tutta quanta la storia. Non a caso è proprio lei a vincere il Golden Globe per la parte di Ginger. Oltre al già citato cast abbiamo anche una sceneggiatura buttata giù in maniera impeccabile: se si parla di Las Vegas viene automatico pensare al denaro, e quindi il collegamento con la malavita, in questo caso la mafia è ancora più semplice. La storia raccontata con le due voci fuori campo riesce a riempire ogni buco narrativo proponendoci due punti di vista per la solita trama che scorre non sempre in maniera lineare. Infatti le voci narranti, come in un semplice colloquio, possono partire per la tangente per poi ritornare sulla giusta via, rendendo il racconto genuino. Ricordo poi che si basa su di una storia vera, con pentiti e che fanno da consulenti o da comparse e così via oltre che gli ispiratori del lavoro di Scorsese.
La versione che posseggo è quella contenente un doppio DVD. Nel primo disco abbiamo il film (che dura poco meno di tre ore) con i commenti audio (di Scorsese, Stone, Pileggi etc) ed il trailer. Nel secondo disco tutti gli extra, che visto il formato non sono pochi, ma neanche di quelli da applauso: nel complesso durano meno di un'ora. La lista (con i minuti tra parentesi):

- Casinò: la storia (8)
- Casinò: il cast (20)
- Casinò: l'estetica (17)
- Casinò: dopo le riprese (9)
- scene eliminate (3)

mercoledì 7 marzo 2012

Boardwalk Empire - L'Impero del Crimine (Stagione 1)


Anno: 2010
Stagione: 1
Titolo originale: Boardwalk Empire
Numero episodi: 12

Lo ammetto, ho un debole per i film sulla malavita, di conseguenza  non potevo perdermi la nuova (siamo già alla seconda) serie tv che può vantare la puntata pilota diretta da Martin Scorsese dedicata al mondo del crimine americano negli anni 20. La location scelta è la perversa città di Atlantic City durante il proibizionismo ed i protagonisti sono i malavitosi di ogni risma: dalla mafia italiana alle gang irlandesi, passando per corruzione, omicidi, violenze di ogni tipo. E' una serie tv a 360 gradi che, visto l'altissimo budget messo a disposizione, non lascia niente al caso. Nel cast possiamo anche apprezzare un meraviglioso Steve Buscemi, ma abbiamo anche altri nomi noti quali Michael Pitt, Kelly Macdonald, Michael Shannon e così via. Ogni puntata e cruda, spietata e pregna di quella violenza tipica di chi vuole sovrastare l'altro. Psicologicamente allettante anche nei dialoghi, sono ben costruite le vicende che si intrecciano: dagli intrighi di corte, agli ordini sussurrati. L'ideatore Terence Winter ha un occhio particolarmente attento non solo nel gestire la trama di ogni singolo episodio, ma anche per le ricostruzioni, i costumi, le pubblicità dell'epoca. Non mancano richiamo a vicende o personaggi storici: apprezzabilissimi i richiami al Ku Klux Klan, le suffragette o nomi noti della mafia italiana quali Lucky Luciano ed Al Capone tra tutti. Ogni personaggio ha una sua autonomia ed una caratterizzazione molto forte, tuttavia la calamita che tiene tutti uniti è il magnifico, alle volte spettrale Nucky Thompson. Qualora venisse a mancare tutti sentiremmo la sua mancanza, tuttavia ogni altro soggetto è ben indipendente all'interno della storia. Se vogliamo guardare il pelo nell'uovo, tutta la serie rischia di esaltare come positivi personaggi pericolosi che nella realtà altro non sono che malviventi ed assassini, mentre tra i più negativi abbiamo il fondamentalista agente federale Van Alden. Questo infatti è un tutore della legge dalla mentalità bieca e violenta: è impossibile stare dalla parte dei buoni con un personaggio del genere che ne fa le veci. Tirando le somme, più che una serie televisiva, sembra proprio un film da cinema da quanto è fatto bene.

domenica 4 marzo 2012

Toro Scatenato (1980)


Regia: Martin Scorsese
Anno: 1980
Titolo originale: Raging Bull
Voto: 7/10
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Rieccoci ancora con una storia di boxe, questa volta biografica, basata sulla vita del pugile professionista Jack La Motta. Il tutto in un calderone italoamericano con la regia di Scorsese ed il cast principale che vede protagonisti Robert De Niro e Joe Pesci. Non sono un amante del regista in questione e non approvo appieno le sue scelte, certe volte molto dubbie ai miei occhi. Di sicuro qui sceglie, con un audacia, un tema non semplice ed una storia vera non troppo simpatica. Il risultato ottenuto gli ha dato ragione, visto che siamo di fronte ad un film cult degli anni ottanta. L'italianità esasperata, macchiata di violenza, ottusità, gelosie e mafia è la cornice che racchiude il quadro dipinto di bianco, nero e rosso. La pellicola infatti non è a colori, salvo poche scene riguardanti i ricordi in successione legati ai matrimoni, ma il rosso del sangue è onnipresente sul ring. Alcune volte accentuato e sottolineato con spruzzi che macchiano gli spettatori o gocce che restano sulle corde. Un iperrealismo secondo me sporcato solo dalle riprese dei combattimenti, in cui si nota troppo al finzione. Evidente soprattutto se paragoniamo il film, di oltre trent'anni fa, con quelli più recenti e maggiormente di impatto. La lode però dobbiamo darla ad un magnifico Robert De Niro, metamorfico e camaleontico fino all'inverosimile: fisico scolpito ed atletico prima, obeso e sfiancato poi. E' lui infatti che riesce a monopolizzare l'attenzione di un mondo totalmente violento, su di sè e sulla sua figura. E' lui che riesce a farsi amare come atleta, ma che pone interrogativi sul suo essere uomo. Aggressivo e prepotente più nel privato che nel pubblico è insistente nella sua recitazioni e nel vestire i panni di una figura realmente esistita. La scelta di girare questo film su una figura (per me) decisamente antipatica è vincente nel momento in cui si evidenzia l'autodistruzione della persona e le difficoltà di uno sport sempre al limite.

sabato 7 gennaio 2012

Il Colore Dei Soldi (1986)


Regia: Martin Scorsese
Anno: 1986
Titolo originale: The Color Of Money
Voto: 5/10
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Il verde. Il colore dei dollari, ma anche quello dei tavoli da biliardo, dove i soldi si fanno. Con scommesse, truffe raggiri, abilità nascoste e paventate, spacconerie e delusioni. La gente del mestiere sa che non è un mondo facile e Paul Newman nei panni di Eddy Lo Svelto la sa lunga dall'alto della sua esperienza. La nuova leva, il dotatissimo Tom Cruise aka Vincent , ha molto da imparare, ma solo dal punto vista comportamentale. Nel gioco è un vero fenomeno, un asso. La dualità tra i due percepibile fin dall'inizio, uno scaltro e riflessivo, l'altro esuberante ed ingenuo. Se vogliamo questa bipolarismo lo troviamo anche nei meri termini del cast: l'ormai consolidata stella del cinema e l'astro nascente di Hollywood si trovano ad interpretare due personaggi che forse sono più reali di quanto possono immaginare. Non sono un amante sfrenato di Scorsese, ed anche qui sento che manca qualcosa. Forse i due attori monopolizzano troppo la scena e manca una sorta di spazio, di aria, per il contesto ed il mondo che vuole essere raccontato. Belle le immagini, le inquadrature dal panno verde e l'evidenziatore che sottolinea i soldi che continuamente passano di mano. Un po' acerbi i dialoghi. Nel complesso un buon film in cui possiamo anche vedere, quasi come comparse John Turturro e Forest Whitaker

giovedì 13 ottobre 2011

Gangs of New York (2002)


Regia: Martin Scorsese
Anno: 2002
Titolo originale: Gangs of New York
Voto: 6/10
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Tutto ciò che ti resta al termine del film è un sacco di violenza dai colori troppo accesi ed una serie di forzature storiche. Non si tratta di magistrali adattamenti ucronici alla Tarantino come in Inglorious Basterds quanto piuttosto di modifiche fini a giustificare atti da macellai all'interno della pellicola. Ricostruzioni sceniche e costumi sono il fiore all'occhiello di tutta la storia, che inizia in modo pimpante e meriterebbe un proseguo migliore. Purtroppo invece a tratti prende il verso di un mafia movie ambientato nell'ottocento, per poi scadere in un finale senza valori. Se da un lato William Cutting è portatore di principi morali quali l'onore ed il rispetto dell'avversario dall'altro abbiamo Amsterdam Vallon che persegue una vendetta molto arrangiata e all'acqua di rose, che non sarà mai all'altezza della grandiosità dell'avversario. Non mancano le contraddizioni riguardanti la caretterizzazione dei personaggi, crudeli e spietati, ma anche carimatici e pietosi. E' vero che la psicologia dei soggetti può essere indotta dalle situazioni, ma nei tre principali interpretati da Daniel Day-Lewis (ottimo), Leonardo Di Caprio (così e così) e Cameron Diaz (passabile) non riusciamo a vedere una linea di condotta ben definita. Troppo costruiti insomma. L'originalità dell'ambientazione e la fedele ricostruzione della cornice salva il film da quello che potrebbe essere stato un clamoroso flop troppo violento e scostante dalla realtà storica e dalla razionalità. Come si fa a preservare il bel faccino di Leo dopo esser stato massacrato di botte Scorsese lo deve spiegare un po' a tutti. Forse dopo Titanic e la Maschera di ferro aver girato soltanto The Beach lo ha reso troppo legato al volto da botteghino. Altre situazioni interessanti come la rivolta e le sommosse vengono poi trattate in maniera decisamente sbrigativa (addirittura bombardamenti dalle navi sulla città) lasciando posto a pantomime gratuite ed abbastanza noiose. Metà ok, metà no.

lunedì 15 agosto 2011

Al Di Là Della Vita (1999)


Regia: Martin Scorsese
Anno: 1999
Titolo originale: Bringing Out the Dead
Voto: 4/10
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Questo è l'esempio di quando un buon regista (Scorsese), dei buoni attori (Cage e la Arquette) ed una piacevole colonna sonora, non possono fare niente per un film che alla fin fine direi che è un bel flop.L'inizio può risultare interessante e travolgente, con la vita dura e spietata dei paramedici di New York, che in barba all'immaginario comune, raccattano ogni tipo di bisognoso, dal barbone al pazzo furioso. Il semplice infermiere o dottore del pronto soccorso, è un uomo che lotta contro le avversità della vita, in situazioni disperate e può anche paragonarsi a Dio. Nel bene e nel male, però. Non solo quando le vite vengono salvate, ma anche quando sono tolte. Peccato che la faccia mono espressione di Cage alla lunga stanchi, le tre parti in cui è diviso il film, sebbene raccontate anche da un punto di vista differente (in base al compagno con cui il protagonista è in servizio) risultino acerbe e sempre uguali. I colori molto scuri sono intramezzati da un luce bianca troppo calcata, certe volte si ha l impressione che sia tutto surreale. La noia dilaga viscerale e si arriva ad un niente di concluso, tra sensi di colpa e storie di vita vissuta.

lunedì 2 maggio 2011

Quei bravi ragazzi (1990)


Regia: Martin Scorsese
Anno: 1990
Titolo originale: Goodfellas
Voto: 7/10
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Se consideriamo i grandi capolavori cinematografici made in America che trattano la mafia, questo non è sicuramente tra i miei preferiti. Forse è addirittura all'ultimo posto visto il pathos che gli altri regalano con maggiore disinvoltura. Qui sarà perchè si tratta di un film basato su di una storia vera, più di quanto lo siano gli altri (?) oppure per lo sprezzo che trasuda per la vita media, quella comune, quella dell'uomo normale, che lavora, fatica, paga le tasse e non sempre ottiene ciò che vuole. Infatti il titolo originale dell'opera da cui è basato è "Il delitto paga bene" come a sottolineare che il delinquente in un modo o nell'altro può sempre godersela. Dietro la regia di Martin Scorsese abbiamo un cast per lo più italo americano con nomi blasonati ed ottime interpretazioni: De Niro, Joe Pesci, Ray Liotta! Proprio niente male direi. Soprattutto se pensiamo anche all'esperienza che determinati attori hanno nel padroneggiare volti e costumi di personaggi mafiosi. La storia ricalca la vita di un pentito, seguendo le sue orme fin dalla prima adolescenza. Un mix di crudeltà, paranoia, pazzia, valori legati alla famiglia, al rispetto, alle amicizie, che è tipico di questo genere, ma che non risalta quanto il fatto che appunto la crudeltà in un certo senso paga. Del resto questa è la vita che molti si sono scelti, soprattutto Henry Hill, il protagonista interpretato da Liotta. Personaggio oltre che discutibile anche debole per certi versi, sia dal punto di vista dei legami che da quello psicologico : non è in grado di gestire le proprie emozioni e rimane schiavo del vizio cocainomane che poi sarà la causa della sua precipitosa discesa verso la normalità. Lui che fa parte di "quei bravi ragazzi" resterà tristemente rinchiuso nella vera mediocrità del crimine, con una faccia da schiaffi che lo identifica assieme ai compagni di scorribande. Compagni che giocano a fare i bestialotti trainati anche da una cattiveria demente (Tommy: Joe Pesci) che poi risulterà sempre la famosa zappa sui piedi. Il punto di forza, forse sta proprio nel realismo sconcertante che ci viene riversato: un film sulla realtà mafiosa. Un declino annunciato sì, ma senza pentimento.

giovedì 8 luglio 2010

Dennis Lehane - L'Isola Della Paura

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Commento personale

Premetto che prima di leggere il libro ho visto il film Shutter Island, quindi l'effetto sorpresa era già svelato. Tanto più che il film è decisamente bene fatto ed a mio avviso molto inerente al libro. In alcune parti utilizza addirittura le solite battute. Riguardo gli ambienti descritti non posso pronunciarmi in quanto mentre leggevo il romanzo mi riaffioravano nella mente quelli già visti al cinema. Il mio voto (tre stelle su cinque) è quindi sporcato da questo, ma non solo. La memoria mi ha riportato ad un altro libro con una tematica simile: Incubo di Daniel Quinn. E tutto sommato L'isola della paura, non è all'altezza. Ottima storia intendiamoci, scorrevolissimi ed intelligenti i dialoghi, personaggio ben costruiti ed ambientazione molto interessante. Mancha però, se non nella parte finale, quel senso di smarrimento che invece Quinn riesce a dare al lettore per tutto il suo romanzo. La psicologia e la psiachiatria sono temi affascinanti e la letteratura sa bene come stuzzicare i lettori, quelli come me a cui piacciono questo tipo di storie. Consigliato, magari prima di vedere il film.