Visualizzazione post con etichetta Stanley Kubrick. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stanley Kubrick. Mostra tutti i post

domenica 21 maggio 2017

Paura E Desiderio (1953)


Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1953
Titolo originale: Fear And Desire
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (5.6)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon

Film:
Primo lungometraggio di Stanley Kubrick. Ed il valore maggiore è proprio questo, il poter vedere un lavoro agli esordi di uno dei più grandi registi di sempre. Il tema è quello della guerra, anzi della condizione del soldato durante la guerra. Nonostante sia acerbo e che lo stesso Kubrick non ne andasse molto fiero, direi che questi lavori è un bene che non siano andati perduti. La trama è vaga, volutamente, non si specifica nè il conflitto, nè le nazioni in causa. Spesso una voce fuori campo esprime pensieri che non interrompono le immagini, ma si sostituiscono ai dialoghi veri e propri. Il valore della pellicola, che non dura neanche un'ora è quasi totalmente documentaristico però, non ci sono scene memorabili o sopra le righe.

Edizione: DVD Raro Video
Questa edizione DVD della Raro Video si presenta con la copertina originale del film, il titolo inglese ed il sottotitolo in italiano. E' la versione restaurata dalla Library of Congress del 2012, naturalmente in bianco e nero con il formato immagine 4:3 1,33:1 e nonostante l'età non presenta particolari pecche. Le tracce audio presenti sono quella originale inglese, la francese e l'italiana in Dolby Digital stereo, presenti anche i sottotitoli. Oltre al disco abbiamo un piccolo booklet di 15 pagine molto esaustive su alcuni argomenti:
  • Stufato freddo in un'isola infuocata
  • Paura e desiderio sotto il vulcano
  • Pensieri critici
  • Biografia
I contenuti del DVD sono inoltre molto interessanti perchè comprendono i suoi cortometraggi, in lingua originale, ma con sottotitoli in italiano


sabato 15 aprile 2017

Eyes Wide Shut (1999)




Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1999
Titolo originale: Eyes Wide Shut
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (7.3)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon

Eyes Wide Shut, può piacere o meno, ma è un film importantissimo nel cinema, già prima di parlare di storia del cinema stesso. E' l'ultima pellicola girata da Stanley Kubrick, tra i miei registi preferiti (facile eh), quindi anche molto chiacchierata sai dai fan che dai critici e pure dai detrattori. Personalmente, e mi baso solo su questo non essendo in grado di scrivere una recensione dettagliata dal punto di vista cinematografico, trovo il film decisamente completo, enigmatico e profondo. Uno sguardo sulla vita di coppia (Nicole Kidman e Tom Cruise) apparentemente perfetta, ma che cela piccoli segreti erotici, più mentali e psicologici che fisici. Il lavoro di Kubrick è sia un immenso susseguirsi di dialoghi, che un insieme di immagini di stampo così surreale che paiono quasi oniriche. Le maschere che nascondono i volti, i sogni come strumento non definito di tradimento. Fedeltà e fiducia che si smembrano per poi consolidarsi, stravaganze bizzarre come sette e situazioni orgiastiche che dipingono un mondo che non sempre è chiaro e definito, ma si nasconde nell'ignoto. La gelosia appena risvegliata, la voglia di un intrattenimento e di stuzzicare la propria curiosità: Eyes Wide Shut in maniera lenta, ma prepotente, riesce a creare senso di disagio nello spettatore che attraverso gli occhi dei protagonisti cerca di dare un senso logico agli avvenimenti. Pur essendo una pellicola drammatica e profonda non viene meno il senso di pathos e suspense che aumenta con i movimenti di Bill, trasformatosi in una sorta di investigatore. Davvero potente, nelle musiche, negli arredamenti claustrofobici di una casa spaziosa, nido di una famiglia felice, nella fotografia che si sofferma sui dettagli liturgici che spaventano, nella stravaganza di scene surreali come quella del negozio di costumi. Kubrick è certosino, non lasci niente al caso, non inserisce scene per riempire fini a se stesse. E Eyes Wide Shut è decisamente spettacolare. Il bluray non rispetta il formato originale voluto dal regista (4:3) purtroppo, ma l'edizione rimasterizzata resta apprezzabile sebbene questa scellerata scelta. Gli extra presenti nel disco sono:

  • L'ultimo film (43 minuti)
  • I lavori incompiuti (20 minuti)
  • Le parole di ringraziamento (4 minuti)
  • Interviste (35 minuti)
  • 3 spot tv
  • Trailer

domenica 12 aprile 2015

Arancia Meccanica (1971)


Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1971
Titolo originale: A Clockwork Orange
Voto: 8/10
Pagina di IMDB (8.4)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon

- Stasera volevo riguardarmi Kubrick, uno dei film che non ho ancora recensito. Magari Arancia Meccanica o Barry Lyndon.
- Barry Lyndon? Che è? Arancia Meccanica l'ho visto una volta, ma insomma, non mi è piaciuto
- Che? Cosa? Cioè no, fammi capire, l'hai visto, ma cosa non t'è piaciuto? Era sciupato il DVD?
- No intendo il film. E' famoso, ma non è che sia bello. Perchè sono così violenti? Poi è impossibile
- Ma è un film distopico, c'è una visione negativa della soci..
- Macchè despota, è violento e basta.
- No, intendo distopia. E' un sottogenere della fantascianza
- Boh, a me sembrava ambientato anni fa, non c'è fantascienza.
- Sì, ma è questa una delle caratteristiche fondamentali del film. E' difficile parlare di Arancia Meccanica senza avere chiara l'idea di fondo verso cui si spinge. Metto da parte, per un attimo tutto il resto, dalla fotografia al montaggio, e mi baso sulla struttura della storia e sul messaggio. In Arancia Meccanica la violenza esplicita è pura, e non si manifesta solo nell'atteggiamento di Alex (Malcolm McDowell) o dei Drughi. E' una violenza insana che ha radici nella società ed evidenziata anche dal fatto che, per interessi politici, cercano di curarlo con altrettanta violenza, assumono come poliziotti che saranno aguzzini, i suoi balordi ex compagni, per rendere efficiente l'ordine, è una violenza che si trasforma in vendetta e che quasi trasforma il carnefice in vittima. Kubrick divide il film in più parti: nella prima questa sfocia con azioni punitive, stupri, addirittura un omicidio. Tutto questo è ordinario, frutto di alienazione giovanile e di una società sempre più malata, con i genitori troppo accondiscendenti, le autorità votate al recupero per non fare brutta figura. Nella seconda abbiamo un transfert: il protagonista non è più in grado di nuocere o fare del male, risulta forzatamente passivo dopo aver subito il trattamento Ludovico, e subisce tutto il male. Quello dei genitori che con noncuranza lo sbattono fuori di casa, quello degli ex compagni di venture che lo torturano, quello delle vecchie vittime che lo spingono al suicidio. E tutto questo viene mostrato con una naturalezza tale da far paura. Se guardi bene, poi anche tutta l'ambientazione è un qualcosa di decisamente bello visivamente. Gli interni delle abitazioni, arredate in maniera futuristica, i quadri ed i soprammobili che richiamano la sessualità, l'ordine e la pulizia di alcuni ambienti, in parte minimalisti, i vestiti e le parrucche utilizzati. Tutto molto colorato con contrasti luminosi ed il bianco della purezza che però indica sempre il male. Che sia il latte+, la bevanda energetica di cui balordi e altolocati fanno uso, oppure le divise dei Drughi. Anche la colonna sonora con la musica classica di Beethoven e Rossini, o con Alex che canta Singin' in the rain (tra l'altro durante un pestaggio scandendo i ritmi a suon di calci) è determinante ed avvolgente. Alex, frutto della società, attinge da questa e lo fa prendendo in prestito anche l'amore per la musica classica o le canzoni che l'hanno caratterizzata. Non c'è niente di sporco, melodie pulite che il protagonista apprezza e che Kubrick utilizza in numerosi stacchi. Dal punto di vista tecnico, il montaggio e la fotografia presenta più di un mezzo per seguire le vicende della storia. Andiamo dai primi piani, dal carrello che segue chi cammina, dalla riprese che si allontanano o si avvicinano in base all'esigenza. E non da ultimo per importanza i dialoghi che sono costruiti in maniera geniale con un misto di gergo adolescenziale ed un futurismo dettato da abbreviazioni e stravolgimenti. Capito perchè è un grande film?
- Mah, sarà, se dici così forse è il caso di riguardarlo
- Poi oh, non è che sono un critico cinematografico, ma sentir dire che non è poi chissà cosa, mi fa venire voglia di darti una sana dose di violenza. Inoltre il bluray merita e presenta questi extra:
  • Still tickin': the return of A Clockwork Orange (44 minuti)
  • Great bloshy yarblockos!: making A Clockwork Orange (28 minuti)
  • O lucky Malcom! (1 ora e 26 minuti)
  • Commento interattivo
  • Trailer

venerdì 27 settembre 2013

Lolita (1962)


Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1962
Titolo originale: Lolita
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.7)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon

Ecco uno dei lavori più vecchi del maestro Stanley Kubrick che, appunto data l'età, non è tra i miei preferiti. Dobbiamo ad ogni modo contestualizzarlo nell'epoca in cui è stato girato ed allora, il tema decisamente forte anche oggi, prende una connotazione ancora più di impatto. Tratto dall'omonimo romanzo di Nabokov, è un'intensa storia in cui un amore abbastanza folle e presumibilmente malato condiziona la vita del non più giovane Humbert (James Mason) che sposerà Charlotte (Shelley Winters) per avvicinare la figlia di lei ovvero Lolita (Sue Lyon). Sebbene la ragazzina possa essere una "ninfetta perfetta" e dimostrare qualcosa di più, resta pur sempre una ragazzina minorenne, per questo nella pratica siamo nel bel mezzo della pedofilia e se vogliamo anche dell'incesto. L'ossessione che Humbert prova per la figliastra è in parte alleggerita dal comportamento sfrontato e "libertino" di lei (penso sempre al 1962, in cui comunque non ho mai vissuto) ed al legame che crea con altri (soprattutto con Quilty, impersonato da Peter Sellers). La pellicola dura oltre due ore ed è chiaramente divisa in due parti. Nella prima abbiamo il sentimento che viene a galla piano piano, nella seconda, con la morte di Charlotte, questi vengono mostrati senza mezzi termini. Non che visivamente Kubrick ci faccia vedere qualcosa sia chiaro, ma la storia è chiara e cristallina. Il personaggio migliore, resta comunque quello di Quilty: non certo il protagonista, ma il contenitore dei migliori dialoghi e soprattutto il rappresentante involontario della verità. E' colui che smaschera la vera natura dell'amore depravato Humbert. E' colui che aiuta Lolita nei suoi pericolosi giochi con amore e fisicità. Ed è il fulcro nel lungo flashforward (?) iniziale, in cui potrebbe sembrare lui soltanto l'orco della fiaba. Come detto in principio, però non è tra i miei preferiti nè come trama nè come lavoro cinematografico in sè. L'edizione steelbook è semplice con artwork minimale, ma in embossed. Audio italiano in mono e come extra soltanto il trailer.

martedì 2 aprile 2013

Full Metal Jacket (1987)


Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1987
Titolo originale: Full Metal Jacket
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (8.4)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon
 
Di tante presentazioni non credo abbia bisogno, tanto più che secondo me dispone dei sette minuti iniziali più conosciuti ed apprezzati della storia del cinema. Il (quasi) monologo del sergente Hartman è un qualcosa di inarrivabile, che racchiude alla perfezione lo stereotipo militarista e che nel corso del tempo è divenuto un vero e proprio cult. Kubrick ad anni di distanza dal termine della guerra in Vietnam dirige un film diviso nettamente in due parti. La prima di queste, relativa all'addestramento dei marines a Parris Island, è la più introspettiva e psicologica ed introduce la pellicola sulla guerra. La seconda, ambientata sul fronte a Da Nang (quindi niente giungla), è invece quella che fa di Full Metal Jacket un film di guerra. Lo stacco tra le due è deciso, ma in entrambe aleggiano i medesimi temi: l'assuefazione alla morte derivata dal progressivo distacco della mente umana dalla propria identità e l'odio nei confronti degli altri, siano essi commilitoni o nemici. I soldati si fondono nell'ambiente militare che li avvolge estraniandosi dalla realtà e vivendo la guerra anche con numerose contraddizioni personali. Basta pensare a Joker con la sua spilletta della pace e la scritta "born to kill" sull'elmetto. Strumenti di morte, forse alienati da un verso, ma che non sempre perdono la propria identità personale. Almeno non definitivamente e non completamente poiché sempre Joker abbandonando l'odio per il cecchino che ha ucciso l'amico Cowboy, ci regala un pietoso colpo di grazia. La parte riguardante l'addestramento è la mia preferita, non tanto per gli sproloqui coloriti e fantasiosi di Hartman, ma per tutto il contesto, quasi irreale e soprattutto pieno di contraddizioni. Si esaltano killer come quello della strage di Austin o Oswald che uccise Kennedy, in quanto macchine per uccidere, assassini psicopatici, creati dall'esercito. Insomma è la parte più genuina e diversa dal solito. La seconda è troppo in stile Apocalypse Now senza poterlo eguagliare. Nel complesso Kubrick però ci regala uno dei momenti più alti delle pellicole di guerra, da sempre punto di riferimento di questo genere. La versione bluray che ho è quella classica con un solo disco la cui qualità video full hd è la stessa di sempre (dai tempi dell HD DVD di riferimento). L'audio italiano è un Dolby Digital 5.1 che dà il meglio di sé nella seconda parte. Per chi vuole apprezzare Hartman in lingua originale potrà farlo con una traccia in PCM. Gli extra sono pochi (commenti, trailer e documentario "Tra il bene e il male" di trenta minuti) e non all'altezza di ciò che rappresenta la pellicola. L'interesse che ci gira intorno è molto, ma viene nutrito in maniera poco consona purtroppo.

martedì 31 luglio 2012

Shining (1980)


Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1980
Titolo originale: The Shining
Voto: 9/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon

Oltre una trentina di anni fa magari qualcuno si sarebbe chiesto che cosa sarebbe successo se si fossero incontrati Kubrick, Nicholson e King. Oggi la risposta sarebbe scontata: un capolavoro cinematografico. Pur apprezzando molto il Re, sono sicuro che un'opera come Shining sarebbe restata incompleta senza la trasposizione su pellicola e Jack Torrance non saremmo riusciti mai ad immaginarcelo così schizzato senza l'aiuto di Nicholson. In decine prima di me hanno scritto fiumi di parole, sia riguardo al film che al libro o alle differenze tra i due, ma la mia personale recensione ha il compito di dichiarare quanto mi è piaciuto e cosa mi ha colpito maggiormente. Al primo posto, non me ne voglia il maestro Kubrick, c'è l'interpretazione di un mostro sacro che ti proietta nella follia di un dramma famigliare. Nicholson è talmente in alto che ogni altro personaggio risulta decisamente minuscolo al suo cospetto. La Duvall pare più una parodia dei classici horror che una credibile ed affranta moglie devastata dal terrore, ed il piccolo Danny Lloyd è sì terribile quando interagisce con la sua doppia personalità, ma ugualmente offuscato dal padre. Poi abbiamo il plot narrativo, in cui il tempo subisce un'accelerazione visibile nella suddivisione in capitoli: mesi, giorni, ore. Un collasso precipitoso verso il disastro psicologico. Tutta la ricostruzione e l'ambientazione labirintica, con colori accesi e monocromatici (l il verde o il rosso all'interno dei bagni), sono qualcosa di più rispetto ad un semplice albergo, tanto vasto quanto desolato. Sequenze storiche come il bambino sul triciclo o le gemelline che appaio all'improvviso sono forti ed adrenaliniche tanto quanto Jack che spacca la porta del bagno ad asciate o la scoperta di Wendy relativamente al libro mai scritto del marito. Qui tra l'altro nella versione bluray non compare la frase in italiano Il mattino ha l'oro in bocca, ma quella originale inglese All work and no play makes Jack a dull boy. Peccato. Se dovessi scegliere tra libro e film, punterei tutto su quest'ultimo visto che è veramente completo sotto ogni punto di vista. Il paranormale ed il fantastico sono accentuati maggiormente così come la psicologia dei pochi personaggi presenti, con una sottolineatura più marcata su Jack Torrance. 

giovedì 3 maggio 2012

Il Dottor Stranamore, ovvero: Come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964)


Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1964
Titolo originale: Dr. Strangelove or: How I learned to stop worrying and love the bomb
Voto: 7/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Una delle migliori satire politiche di sempre è opera del maestro Kubrick. Semplice senza risultare leggera ed impegnata pur non essendo impegnativa. Se non fosse per il bianco e nero della pellicola, unico indizio degno di nota, si potrebbe confondere con qualche altra opera, non dico contemporanea, ma in parte più vicina ai nostri giorni, tanto è frizzante e moderna la prospettiva di una guerra totale tra due super potenze. Oggi è un qualcosa di decisamente più lontano, la lotta al terrorismo e la globalizzazione economica pongono l'accento su altre questioni, non per questo però non è apprezzabile in toto. Anzi, proprio grazie anche al distacco con cui possiamo vivere la situazione narrata, le gesta esposte da Sellers risulteranno ancora più chiare e più cupe (passatemi il contrasto). I nemici cambiano, ma i timori restano insomma, siamo ben vaccinati. La scelta dei dialoghi è perfetta in quanto lo spettatore li percepisce come surreali, ma al tempo stesso hanno una loro immediatezza tipica dell'umorismo nero. Kubrick riesce ad estrapolare il drammatico, mascherandolo con una vena ironica che non è da tutti. Oggi sono cose già acquisite, ma nel 1964 il fatto di arrivare alla distruzione totale del pianeta per mezzo di un unico errore (o un'unica volontà) facevano parte del terrore quotidiano, ed il raccontare queste paure con una sorta di irriverenza in parte divertente in parte drammatica non è certo semplice. Il cinismo che sta alla base della ricetta si diffonde nell'animo di chi, seduto sulla sua poltroncina, aspetta l'intrigo finale, atomizzato da una bomba di suspense. Beffardo in ogni scena ed ogni dialogo. Imperdibile per chi vuol rivivere un corpo a corpo nucleare coi russi [cit.] dove nella pratica non esistono davvero buoni e cattivi, ma soltanto imbranati. E questi, nella loro spietatezza ed arroganza, hanno in mano il destino dell'umanità., tanto più che il Dottor Stranamore racchiude in sé lo spauracchio passato della guerra mondiale. Abbiamo un perverso pentolone in cui l'assurdo diviene la certezza del collasso globale, con personaggi matti, ingombranti, schizzati o idioti. Non è una pellicola contro la guerra, ma contro chi la usa.

lunedì 2 gennaio 2012

2001: Odissea Nello Spazio (1968)


Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1968
Titolo originale: 2001: A Space Odissey
Voto: 8/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Più che un piacere è un onore potersi sedere sul divano per guardare un film del genere. Un onore in quanto c'è solo da essere fieri del fatto che qualcuno è riuscito a tirar fuori dal cilindro un capolavoro del genere. Va bene che si sta parlando del maestro Kubrick, ma è doveroso sottolineare la maestria in cui tutto si svolge. Per la staticità di come è strutturato, la scarsità di dialoghi, la mancanza di qualsiasi tipo di azione è veramente un miracolo che riesca a tenere incollati agli schermi anche ad oltre quaranta anni di distanza. Per il cinema inoltre è l'esempio migliore per l'esaltazione di un regista che si trova a modellare un'idea, niente di più. Già, perchè l'omonimo e contemporaneo alla sceneggiatura, libro di Clarke non è per niente all'altezza. Ciò che fa Kubrick ha del sensazionale e va oltre la storia narrata. Per raccontare la storia sarebbero bastati trenta minuti di pellicola, mentre il dettaglio qui è la cosa principale. Basti pensare alla scena dei primati (o dei primi ominidi) di fronte al monolito nero che ci deliziano con circa mezzora di paesaggi in alta definizione, oppure agli effetti speciali in stile psichedelico durante il viaggio da Giove all'infinito, o ancora l'allarmante passeggiata nello spazio. La devozione per i particolari è genuina ed autentica: nessun suono nello spazio, movimenti rallentati ed impediti, senso di solitudine alienante e soffocante. Pochi personaggi, pochi interpreti e forse il più importante (HAL9000) è soltanto una voce. Calma, riflessiva, spietata.
Le due ore e mezzo sono un connubio tra fantascienza, misticismo e filosofia, con un messaggio ed un'interpretazione decisamente aperti e dai mille risvolti. Troppo presuntuoso dare una spiegazione che sia unica e sola. 2001: Odissea Nello Spazio è di per sè un oggetto di culto, una religione che mal si presenta alla mera interpretazione. Se prendiamo in esame la magnifica colonna sonora con i valzer di Strauss inseriti tra le stelle e lo spazio senza fine, i silenzi disarmanti, i dialoghi minimalisti e li confrontiamo con le panoramiche ad alta risoluzione, i colori accesi e vivaci, il dettaglio per ogni tipo di ambiente, abbiamo un qualcosa di divino. Di spirituale. Di poetico. Il femore (o la tibia) lanciato ed il satellite. Milioni di anni in un semplice stacco ed in una nuova inquadratura. Il vecchio sul letto morente ed il bambino (starchild) separati soltanto da un secondo. Tutto qui: la semplicità attraverso la profondità dell'essere e del divenire. Se poi vogliamo gustarci tutto in maniera ancora più approfondita, oltre la semplice lettura del romanzo di Clarke e la visione del film, consiglio assolutamente il bluray. E' uno di quei (rari?) casi in cui un film decisamente datato risulta godibile all'ennesima potenza grazie ai nuovi formati digitali. La definizione è davvero alta ed il trasporto nella pellicola su questo formato è stato fatto secondo i migliori criteri di conversione. Nessuna sbavatura o artefatto visibili. I contrasti sono superbi così come la luminosità. Unico neo, nella parte finale del film: il nero spaziale attorno alle stesse soffre un po' di effetto alone. Per l'audio dobbiamo "accontentarci" di un Dolby Digital 5.1 in italiano (in inglese c'è un PCM non compresso) e devo dire che la struttura del film però non fa presupporre chissà quali effetti sonori da ammirare. Forse il volume relativo ai dialoghi è inferiore rispetto a quello prepotente dei valzer. Gli extra sono importanti e non di breve durata. Oltre alla sezione con i commenti di Keir Dullea e Gary Lockwood abbiamo circa 40 minuti di documentario 2001: la realizzazione di un film mitico , e (di oltre 20 minuti ciascuno) L'eredità di un grande regista, Vision of a future passed: un film profetico, Uno sguardo oltre il futuro, Cosa c'è lassù?. Trovano posto anche contenuti sugli effetti speciali (10 minuti), un montaggio fotografico (4 minuti), una traccia audio relativa ad un intervista di Kubrick ed il trailer.