sabato 23 novembre 2013

Gremlins 2 - La Nuova Stirpe (1990)


Regia: Joe Dante
Ano: 1990
Titolo originale: Gremlins 2: The New Batch
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (6.2)
Pagina di I Check Movies
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La sfortuna più grande di Gremlins 2 è dovuta proprio all'enorme successo del capitolo originale. Joe Dante ci riprova, sei anni dopo, ed a mio avviso ci riesce: in maniera genuina tra l'altro. Sa di non poter basarsi in tutto e per tutto su ciò che ci ha già mostrato, così accentua la parte ridicola e comica del prodotto, prendendosi un po' in giro e facendo della parodia anche su se stesso. Ci vuole coraggio, ma i risultati sono davvero buoni. Purtroppo per lui, era già in fase calante, come succede ad alcuni quando raggiungono l'apice un po' troppo presto ed il pubblico poi vuole restare sugli stessi livelli. E' comunque riuscito a non rovinare la saga, ma l'ha resa se vogliamo differente. Lo intuiamo fin da subito con la gag demenziale inserita con Duffy Duck. Proseguono poi le battute e le parodie, i richiami ad altre pellicole come il primo  Batman di Burton (sia con il Gremlin pipistrello sia con Daniel Clamp che vuole salvare la città) o Rambo (Gizmo diventa un eroe guardando la tv). Manca un po' dell'irriverenza mostrata in passato, tuttavia i continui esercizi alla regia con scene anche distanti tra loro (lo spot con Hulk Hogan) fanno capire che la demenzialità è solo un modo per creare un horror differente dal solito e non è affatto fine a stessa. Ritengo quindi l'opera molto elegante, sebbene inferiore come impatto alla prima. Ci vorrebbero davvero molti più Dante  anche oggi, ed un mondo senza i pupazzetti attaccati ai vetri delle auto con le ventose [cit.] sarebbe davvero differente. Ho scelto la versione DVD in edizione francese, in quanto molto più semplice da trovare e con un bel numero di contenuti extra. Visivamente si fa ben vedere e ad ogni modo gli effetti speciali presenti sono un po' macchinosi e di bassa lega. Abbiamo comunque i seguenti contenuti:

- Commento di Joe Dante e Mike Finnell
- Scene inedite (con commento)
- Attori difficili!
- Le gag
- Trailer

venerdì 22 novembre 2013

Android 4.4 KitKat

Eccolo, è arrivato anche sul mio Nexus 4 Android 4.4 KitKat con l'aggiornamento OTA senza forzature. Pesa 238 mega e porta con sè... Poche novità. Pare infatti un bel service pack piuttosto che una nuova versione di un sistema operativo (che infatti non è). Avevo già letto milioni di rumors prima e di recensioni poi sul 4.4 e mi bastano davvero pochi minuti per confermare l'idea che mi ero fatto. Ovvero che esteticamente è imbruttito abbestia, e che non ha portato niente di nuovo, di ganzo, di appariscente, di sensazionale... Insomma le novità inserite sono tutte già presenti su altri device che utilizzano una versione di Android non "pulita" come i Samsung o gli HTC. La prima cosa che salta all'occhio è il bianco scelto per le icone nella barra in alto: prima aveva un tenue e riposante azzurro come potete vedere dallo screenshot. Adesso qualcosa degli anni settanta. Se una delle novità di punta sta in Google Now, noi sfortunatissimi italiani possiamo usufruire solo di una piccola parte delle sue funzionalità. Fossimo stati in USA sarebbe stato ben differente, ma usare uan versione così castrata nella nostra lingua non gli rende certo giustizia. Tutte le migliorie invisibili come correzione di bug, miglioramento prestazioni, durata batteria, etc etc, sono appunto invisibili e non me ne occupo, tanto hanno già scritto fiumi e fiumi su questi argomenti. Ecco quindi le differenze - novità - integrazioni che possiamo avere:

- Colore bianco per la barra di stato e le impostazioni
- Nella barra di sblocco, non compare più il verde per la sequenza indovinata, ma sempre il bianco
- Sempre nella barra di sblocco abbiamo il pulsante per la fotocamera, che è attiva anche senza conoscere la sequenza.
- Il widget della ricerca è cambiato ed integrato (sincronizzato) con tutte le nostre ricerche
- Nelle impostazioni abbiamo Touch & Pay e Geolocalizzazione in più.
- Alcune icone sono cambiate, soggettivamente possono piacere di più o di meno rispetto a prima. Per me è uguale,
- Tenendo premuto un dito sulla home page possiamo cambiare sfondo, inserire widget etc
- E' possibile aggiungere nuove pagine trascinando un oggetto verso il bordo estremo.
- La rubrica dei contatti e il dialer telefonico sono cambiati, soprattutto nella disposizione del menù che adesso è in basso invece che in alto. inoltre sembra parecchio più comodo e veloce andare a ricercare nomi, numeri, utenze e modificarle.
- Le impostazioni della fotocamera sono cambiate, utilizzabili subito con l'impressione di un tocco e gestibili in maniera migliore
- Anche la galleria e l'editor di foto presentano maggiori opzioni come la possibilità di scegliere la qualità per esportare la foto. Certo è che i più attenti usano già editor di terze parti ben più performanti.

Il resto lo vedrò piano piano.

Saw VI (2009)


Regia: Kevin Greutert
Anno: 2009
Titolo originale: Saw VI
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (5.9)
Pagina di I Check Movies
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Ormai ci dovevo arrivare, non se ne guardano cinque senza cercare di finire tutta la saga. Cosa potevano fare ancora per far guardare questa serie tv? Aumentare la violenza, ma rendendola ridicola e non realistica. Insomma che dovesse essere una buffonata qualcuno, vedendo anche gli ultimi film, poteva immaginarselo. La scena più forte è proprio quella iniziale in cui i due sfortunati devono fare a gara a chi si toglie più chili dal corpo, con mannaie e coltelli. Insomma se nel primo, il malcapitato passava tutto il film a pensare se segarsi o no la gamba, questi ci impiegano un attimo a squartarsi. Ma nessuno pensa di infilare nella bilancia i propri strumenti di morte. Il resto della trama è strettamente legato a Saw V ed abbiamo nuovi interessantissimi (scherzo ovviamente) risvolti. Il genio del male insomma ha organizzato e pensato a tutto quanto, anche con il suo testamento, in cui compaiono sei belle buste, importantissimo omaggio al numero sei della saga. Il film si guarda certo, ma soprattutto per vedere fin dove possano spingersi. Ora ne resta soltanto uno. #Seddiovòle.

giovedì 21 novembre 2013

Nodo Alla Gola (1948)


Regia: Alfred Hitchcock
Anno: 1948
Titolo originale: Rope
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (8.0)
Pagina di I Check Movies
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Nodo Alla Gola, rinominato anche Cocktail Per Un Cadavere, è per adesso la mia pellicola preferita tra quelle girate da Alfred Hitchcock. Forse, dopo un po' di titubanza , sto iniziando a capire il genio e l'artista che è in lui ed apprezzo molto questa commedia nera con tutti gli ingredienti di un thriller psicologico e non solo. Per quanto riguarda la trama, abbiamo un omicidio compiuto da due ragazzi per puro senso estetico. La gratuità del fatto purtroppo è stata in parte annullata nella versione con il doppiaggio italiano, la quale lascia intendere che ci sia stato un scontro verbale tra vittima e carnefici, finito poi in tragedia. Tutto questo però non coincide con i guanti indossati dai due assassini nel momento dello strangolamento (premeditazione) e con gli splendidi dialoghi che susseguono. Fortunatamente la versione bluray permette di capire il vero senso della storia, grazia anche alla lingua originale sottotitolata. Brandon (John Dali) e Philip (Farley Granger) inoltre si prodigano affinchè la festa che hanno organizzato non desti sospetti sulla scomparsa del loro amico (ucciso) e tra paure, atti di orgoglio, malizie e giochi di potere, vengono sopraffatti dall'intelligenza investigativa del loro ex professor Rupert (James Stewart). Abbiamo quindi una serie di giochi dialettici che si insinuano nella psiche di questi tre personaggi principali: Brandon dall'ego smisurato e vanitoso che si autocompiace del misfatto cercando di prendersi gioco dei commensali, Philip stressato ed impaurito che cerca di limitare i danni peggiorando la situazione per colpa del suo nervosismo, e Rupert, nella veste del curioso e poco accomodante professore che cerca una spiegazione ad ogni fatto. Le figure dei due ragazzi anche un che di vagamente gay, ed infatti era proprio questo l'intento della sceneggiatura, ma dopo alcuni ritocchi per evitare critiche e censure, alcuni fatti o dialoghi più espliciti sono stati eliminati. Un piccola pecca inoltre la devo dare al regista, che forse per mancanza di coraggio, nelle prime scene inserisce l'omicidio di David, che avrebbe invece potuto essere anche solo immaginato o raccontato, lasciando suspense fino alla fine. Dal punto di vista tecnico, questo è il primo film a colori del regista inglese ed è composto da alcuni piani sequenza, che danno l'idea che questo sia uno soltanto. Ovviamente per l'epoca era impossibile girarne uno così lungo per via della durata della pellicola, così Hitchcock camuffa gli stacchi con alcuni espedienti come avvicinare la telecamera alla schiena di un attore, per poi riprendere una nuova scena che sembra del tutto collegata con la vecchia. Tutto il racconto si svolge all'interno di un appartamento, con i personaggi (e la telecamera) che si spostano da una parte all'altra, Sullo sfondo un modellino dello skyline di New York, con bellissimi effetti di luce che indicano il passare del tempo. La versione bluray contiene i seguenti extra:

- Rope sciolto (32 minuti)
- Galleria fotografica
- Trailer

mercoledì 20 novembre 2013

28 Giorni Dopo (2002)


Regia: Danny Boyle
Anno: 2002
Titolo originale: 28 Days Later...
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (7.6)
Pagina di I Check Movies
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Premessa: mi piace la seria tv The Walking Dead nonostante non sia un amante degli zombie e roba simile. Dopo aver visto 28 Giorni Dopo, ho anche capito perchè: è largamente ispirata, almeno come idea di base, a questo film. Soprattutto nella parte iniziale, con il protagonista che esce dall'ospedale e c'è stata l'epidemia che ha già spazzato via quasi tutti. Poi le modalità differiscono, ma insomma siamo sulla stessa scia. La regia è di Danny Boyle, che ambienta la storia sul suolo britannico, e pure lui, mi piace un sacco. Non si limita a dare vita ad un horror fantascientifico ben fatto, ma sviscera il comportamento umano ed il lato psicologico all'interno della storia è molto forte. Solitudine, alienazione, lotta per la sopravvivenza, resa... E gli uomini che danno sfogo alle proprie perversioni, abbassandosi alla condizione primordiale, senza che ci sia una guida o un futuro certi. I protagonisti si trovano a dover fuggire dalle minacce degli infetti, ma il pericolo maggiore deriva proprio dagli altri sopravvissuti. Differente da Io Sono Leggenda, ne riprende alcuni ingredienti, per concentrarsi soprattutto sul suo opposto, ovvero sul pericolo che viene dall'interno. Non abbiamo certo una storia originale, ma raccontata in maniera egregia con silenzi allungati e repentini cambi di velocità, una fotografia ed un montaggio alle volte frenetici che anticipano azioni di lotta e di terrore. I predatori sono minacciosi, veloci e letali, sebbene abbiano una predilezione per il buio. Il contagio è immediato e non avviene tramite il classico morso, bensì basta un contatto con sangue o saliva e dopo poco tutti si è infetti. Qualcosa di nuovo insomma per un tema largamente usato. Di certo la Londra vuota e devastata dalla malattia fa molto effetto, così come la tensione tangibile nel dover sempre scappare, e la fiducia da conquistare per potersi affidare al prossimo. Davvero ben girato e di forte ispirazione.

martedì 19 novembre 2013

Neon Genesis Evangelion [Stagione 1]


Anno: 1995
Titolo originale: Shin Seiki Evangerion (新世紀エヴァンゲリオン)
Stagione: 1
Episodi: 26

Siamo ai livelli di tanta roba. E davvero. Se ci si ferma alla prima blanda impressione, potrebbe sembrare anche un prodottino debole, quasi puerile, forse neanche troppo moderno. Eppure basta spingersi un pochino oltre per vedere che si tratta di un grande, grandissimo anime. Con estremo coraggio gli autori raccontano la storia in un futuro assai vicino (NGE è uscito nel 1995 ed è ambientato appena nel 2015) molto in stile post apocalittico, sebbene la devastazione della Terra sia causata da mostri simil extraterrestri detti Angeli. Il protagonista (ma non c’è solo lui) è il timido ed introverso teenager Shinji Ikari, nel quale è impossibile non riuscire ad immedesimarsi. Anche a distanza di anni e con la dovuta differenza di età che abbiamo oggi, Shinji è l’alter ego perfetto per chi si ritrova ad essere anti nei primi anni ottanta. Comunque se non ci soffermiamo alla singola trama di ogni episodio possiamo vedere quanto cresce Shinji (ma appunto non solo lui) dal punto di vista psicologico e sociale. Mano a mano che la trama prende piede, o decolla anzi, lui e le varie Rei o Asuka, iniziano una danza dai risvolti drammatici e sempre più epici. Si mettono da parte gli atteggiamenti adolescenziali, le battutine erotiche e primitive e ci si addentra in ciò che più conta: la sopravvivenza della razza umana, permessa grazie ad un’organizzazione paramilitare di stampo distopico e da un gruppo di ragazzini che rinunciano alla loro giovinezza. Qualcosa di più grande degli stessi predestinati alla lotta. Siamo quasi a metà a dire il vero, episodio 16 (Splitting Of The Breast), in cui i produttori, la regia o chi per loro, decide di cambiare marcia e dare una svolta decisiva alla serie. Di colpo, l’anime diviene maturo ed adulto. Di quelli da leccarsi i baffi. Basta giochini, qui si fa sul serio. Ogni eroe della saga è disturbato ed ha un problema interiore che cerca di risolvere nonostante il disastro che è all’esterno. Dal punto di vista grafico non siamo assolutamente ai livelli di Ghost In The Shell, e forse da poco esperto in materia dico che per un prodotto di metà anni novanta potevo aspettarmi qualcosa di meglio. Abbiamo però un mix di tecniche tra quelle computerizzate e quelle disegnate a mano che si fondono. Il risultato più piacevole lo abbiamo negli episodi finali, non so se per caso o perché siano più nuovi. Poi vabbeh miliardi di milioni di fan e di esperti del genere hanno già scritto pagine sbavando su questa serie. C’è Wikipedia che inoltre ha un articolo da sega per tutti gli appassionati, che essendo appassionati magari lo sanno già. A breve spero di potermi godere i lungometraggi.