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venerdì 25 settembre 2015

Dark City (1998)




Regia: Alex Proyas
Anno: 1998
Titolo originale: Dark City
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.7)
Pagina di I Check Movies
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Dark City è un oscuro, labirintico e mutevole film noir di fantascienza. Proprio come quelli che mi piacciono. Quelli con il grande complotto supremo (anticipa addirittura Matrix di un anno) per cui i protagonisti non stanno vivendo una vita reale, ma sono frutto di un esperimento mnemonico da parte di un'altra razza. Scenografia di altissimo impatto visivo, con la città buia e claustrofobica che sovrasta le azioni dei nostri eroi, i quali dovranno seguire una trama forse anche troppo scontata e lineare a metà. Già perchè se è quasi un obbligo aspettarsi la parata finale, a metà film si hanno forse un paio di circonvallazioni di troppo, come a spezzettarne il racconto. Se da una parte abbiamo infatti la piacevole visione della città, vero e proprio protagonista mancato, dall'altra la narrazione non segue le premesse iniziali. Premesse che mostrano una sensuale (se non ti innamori in quell'attimo non hai speranza) Jennifer Connelly che canta, come ad essere la povera principessa da salvare e Rufus Sewell come il fuggitivo alla ricerca della memoria perduta e della verità in un'atmosfera che più cupa e retrò non si può. Gli intenti però sono buoni e Dark City smuove una serie di riflessioni che il pubblico inevitabilmente si pone. I nostri ricordi sono reali? Agiamo in base ad essi? Il ricordo è realtà? Nel complesso a me resta e resterà un buon ricordo di Dark City.

sabato 20 giugno 2015

Io, Robot (2004)


Regia: Alex Proyas
Anno: 2004
Titolo originale: I, Robot
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (7.1)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon

Sarà che Asimov è stato uno dei miei scrittori preferiti (ne ho letti 27 di suoi libri) tanto da portarlo alla tesina delle medie, quindi è normale che io voglia fare dei paragoni con i suoi racconti a cui il titolo tanto esplicitamente si riferisce. Quindi per quanto riguarda il film in sè, ok guardatevelo, tanti effetti speciali, tanta azione, tante battutine macho che fanno ridere i ragazzini con le mani unte di popcorn e tanti sponsor. Se non siete fan di Asimov e di quella fantascienza è davvero un film, ha molte caratteristiche giuste per essere apprezzato. Ma ora veniamo a noi e parliamo di cose serie. Non ricordo bene se in Io, Robot o ne Il Secondo Libro Dei Robot vi sia un'introduzione in cui si racconta di come Mary Shelley abbai creato il proprio mostro e sia così nata nella letteratura una certa sindrome di Frankenstein. Asimov, con l'invenzione delle Tre Leggi Della Robotica (1.Un robot non può recar danno ad un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. 2.Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge. 3.Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.) ribalta tutto quanto in moda da poterci far rilassare e concentrare su altri temi sviluppati dalle sue storie e dai suoi racconti. Curioso quindi che il cinema abbia voluto tornare prepotentemente indietro, pur riagganciandosi ad un titolo così importante, per inserire il concetto del mostro che si ribella al suo creatore. Ok, lo fa utilizzando una certa versione rimaneggiata della Legge Zero (presente in I Robot E L'Impero) o comunque rielaborazioni delle prime tre che vedremo solo in Conflitto Inevitabile con motivazioni simili, ma risvolti del tutto differenti. Insomma la storia che vede Will Smith come protagonista è del tutto nuova, inedita, originale e slegata da qualsiasi altra presente nella prima antologia, quella a cui il titolo si riferisce. Ovviamente l'universo raccontato è quello asimoviano, sebbene per ovvie ragioni l'ambientazione (robot sulla Terra insieme agli uomini? Ma per favore...) e gli anni in cui tutto si svolge siano differenti. Abbiamo tra i personaggi alcuni di quelli chiave della US Robots - & Mechanical Men Corporation a voler fare i puntigliosi -: Alfred Lanning (e vabbeh ci può anche stare), Lawrence Robertson (qui solo in veste di uomo d'affari senza scrupoli quando invece è un vero e proprio cranietto avendo inventato il cervello positronico) e Susan Calvin. Ecco su di lei è stato fatto un vero e proprio scempio. Non sta nè in cielo nè in terra che sia una farda del genere. La robospicologa di Asimov è fredda con gli umani, ha sentimenti solo per i robot, è timida, impacciata, geniale. Infilarci questa qui è da denuncia. Ma poi è un'acida zitella che odia tutti, ma dico siamo impazziti? Abbiate il buon senso di cambiarle nome. Inventatevi una nipote, una sorellastra, ma non lei. Sonny il robot particolare ha caratteristiche simili a quelle di NS 2 (qui siamo agli NS 5) in quanto si nasconde come in Il Robot Scomparso tra altri suoi uguali. Solo che la Calvin nel racconto originale usa stratagemmi di logica per farlo uscire allo scoperto, mentre qui Smith spara ai robot. Bella trovata davvero. Capisco ampiamente che si debba ammodernare una sceneggiatura e che non fosse possibile (davvero?) adattarla seguendo l'ordine effettivo dei racconti contenuti in Io, Robot eppure prendere un po' di qui ed un po' di là e mischiarlo per saturare ed ampliare Conflitto Inevitabile, non mi ha regalato molte gioie. Lo avrete capito dalla recensione penso.
Il bluray è di ottima fattura. Video impeccabile, audio italiano in DTS (sebbene in HD solo la lingua originale) che fa tremare nelle scene più di forte impatto, menù non molto pratico. Gli extra sono molto corposi:
  • Behind the camera (2 ore e 23 minuti)
  • Commento interattivo
  • Ricerca interattiva
  • Trailer

domenica 20 maggio 2012

Il Corvo (1994)


Regia: Alex Proyas
Anno: 1994
Titolo originale: The Crow
Voto: 8/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies

Tra mito e leggenda, il Corvo riesce a raggiungere lo status di immortalità cinematografica. Cosa non semplice e paradossalmente avvenuta grazie anche alla morte di Brandon Lee durante le riprese. A mio avviso questo ha solo aumentato la fama e la notorietà del film, di per sè già in grande stile: tutto il resto sarebbe avvenuto anche senza la triste dipartita. Del resto i Nirvana ed i Queen li abbiamo ascoltati anche prima che morissero Kurt e Freddy. Ma non divaghiamo. Dalla penna (o meglio dalla matita) di James O'Barr è nato il fumetto e Proyas è riuscito a creare una trasposizione su pellicola che lo ha reso mito e leggenda. Più di quanto fosse già, magari per un numero ristretto di persone. Deprimente, gotico, a tratti grottesco questo nuovo personaggio riesce a catturare fin da subito le simpatie di tutti. E' un eroe vendicativo, che è stato ucciso assieme alla futura moglie, da delinquenti prezzolati e malvagi. La violenza che si sprigiona in tutto il film è però una benedizione, anti moralista e di quelle che ti fanno sperare. Alle ingiustizie c'è rimedio, e questo vola tra i toni scuri ed ombrosi di una fotografia inquietante e decisamente underground. Pioggia e devastazione sono il corollario di un ambiente disperato, quanto l'amore e l'animo di Eric Draven, il personaggio di questa favola romantica dai connotati horror. Un'opera cupa, dark, straziante: la tavolozza utilizzata ha pochi colori accesi, quelli delle fiamme che animano la notte del diavolo. Il resto è rabbia e vendetta, con una vena di misticismo e di fantastico. La venuta dal mondo dei morti per riaggiustare il passato. La narrazione è lineare inframezzata da sporadici flashback rivelatori. Avrei apprezzato anche l'idea di Brandon Lee di girare tutto in bianco e nero utilizzando i colori per le scene con i ricordi, anche se forse le lingue di fuoco non avrebbero avuto il loro spazio. Ad ogni modo anche i costumi, il corvo, i trucchi tendono tutti quanti al dark ed abbiamo una contrapposizione di personaggi nettamente buoni a quelli nettamente cattivi. Eric diciamo fa da collante: persegue il suo obiettivo, lasciando speranza ai buoni che incontra, riuscendo anche a farli redimere (la madre di Sara ad esempio). Inutile sottolineare che il fulcro di tutto sta nel dinamismo di Brandon Lee: tutti gli altri, malvagi o onesti ruotano intorno a lui che è la massa gravitazionale più importante. Il Corvo però non è la perfezione: forse un'eccessiva paura di censura ha fatto sì che il cattivo dei cattivi Top Dollar (Michael Wincott) non fosse poi così spregiudicato quanto avrebbe potuto. Ed anche il romanticismo da teenager che ha portato il Corvo sui diari delle adolescenti è un sintomo che forse tanto crudo non è. Oppure che nonostante tutto, il segnale morale lo ha lasciato. Ricordiamo inoltre la colonna sonora che è tra le più interessanti mai realizzati: The Cure, Stone Temple Pilots, Nine Inch Nails, Rage Against the Machine, The Jesus And MAry Chain e così via. Sfido poi a non ricordare le seguenti frasi, ormai di uso quotidiano che fanno tutte parte del celebre film:

- Non può pioVERe per sempre
- Vittime: non lo siamo tutti?
- Sono tutti morti, solo che ancora non lo sanno
- Tu chi sei, una specie di spirito? BUH!
- Fuoco e fiamme, fuoco e fiamme!!