lunedì 13 agosto 2012

Hostel: Part III (2011)


Regia: Scott Spiegel
Anno: 2011
Titolo originale. Hostel: Part III
Voto: 4/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies
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Intano mi scuso per la copertina: solitamente prendo l'immagine da Wikipedia inglese, am questa volta mancava ed ho quindi dovuto prenderla da una in lingua a me sconosciuta. Penso russo, forse greco. Non voglio indagare. Eccoci ad un altro ambitissimo titolo presente su Sky On Demand  che non potevo fare a meno di mettere a registrare.Quando arrivi a questo punto sai già cosa ti trovi di fronte e sai già che non sarà mai il film più bello dell'anno. E ci indovini. Ad ogni modo però lo ritengo superiore al secondo sebbene decisamente slegato dalla storia originale. Se era quasi plausibile un horror basato su dei ragazzi che viaggiando nell'Europa dell'Est incappano in gruppo di sadici, lo è un po' meno che questo avvenga a Las Vegas. Senza ostelli per di più. Però di piacevole che che Spiegel almeno prova a renderlo interessante, con alcuni colpi di scena al cardiopalma. (Ho sempre sognato di scriverlo, quindi accettatelo anche se non si avvicina alla realtà). Anche gli attori ed il contorno sono nella media, ma la trama è davvero ridicola e non ha niente di credibile. Però mi domando: se guardate un porno non è che state attenti ai dialoghi, e così se guardate un horror tendente allo splatter che ve ne frega della storiellina ricamata attorno? Quasi niente... Peccato che le scene di sesso violenza estrema siano veramente risicate. Ormai ci si mette davanti allo schermo, con i popcorn e si spera di vedere schizzi di sangue ovunque. Capita raramente e la crudeltà non è ai livelli del primo Hostel. Che almeno era una novità. Piacevolmente ridicolo.


domenica 12 agosto 2012

Philip K. Dick - I Giorni Di Perky Pat E Altre Storie


Autore: Philip K. Dick
Editore: Fanucci
Pagine: 256
Voto: 2/5
Pagina di Anobii

Commento personale e recensione:

 Un'altra raccolta di racconti, in questo caso otto, scritti tra il 1953 ed il 1967. A mio avviso non sono i migliori e non sono neanche tra i meglio sviluppati, nonostante la "title track" (passatemi il termine) I Giorni di Perky Pat abbia dato spunto per un capolavoro quale Le Tre Stimmate di Palmer Eldritch . Forse sono troppo vecchi, o magari essendo il mio libro numero diciannove di Philip Dick trovo anche i temi trattati, già letti ed obsoleti. I racconti brevi in genere poi non è che mi prendano molto ed in questo caso specifico non si respira molto del Dick che mi piace maggiormente: quello con idee geniali ed originali, paranoiche e confusionarie. Positivamente parlando abbiamo un crescendo nella disposizione dei racconti, infatti i primi sono i peggiori della raccolta, mentre gli altri (forse per abitudine nella lettura) sembrano un tantino meglio. Nessun capolavoro però. Se è il vostro primo di Dick partite con altro materiale, non so Ubik, oppure anche altre raccolte. E' possibile che questo sia tra i peggiori per farsi un'idea dell'autore. Ad ogni mod sono presenti i seguenti titoli:
- I giorni di Perky Pat
- La macchina salvamusica
- Piccola città
- La cosa-padre
- Foster, sei morto
- Oh, essere un blobel!
- La fede dei nostri padri
- Quel che dicono i morti


Pamphlet sul sudiciume dei tifosi

Perelli, ore 14:05 di sabato 11 agosto. Con finta noncuranza ci avviciniamo al barrettino in pineta dell'Orizzonte per prendere una crema di caffè e posizionarci casualmente di fronte alla tv che trasmette la finale di Super Coppa Italia. Tutti i posti a sedere sono ovviamente già occupati ed il riflesso sullo schermo è di quelli fastidiosi, che in condizioni normali ti farebbe andare via. Perdere una novantina di minuti in pineta invece di essere in spiaggia può starci... Il mare lo vediamo 365 giorni all'anno e comunque fa caldo. Si sta bene in pineta. I tifosi napoletani non sembrano esserci, o comunque sono in minima parte, a Perelli se ne vedono pochi, stanno tutti in Piazza Bovio o ai Macelli a becerare. Bene. La possiamo guardare in santa pace. Peccato la tv sia sintonizzata su Tele Vesuvio (ci prendono per coglioni chiedendoci i soldi del canone questi farabutti) ed ogni commento sia a favore dei partenopei che lottano come disperati e fanno un calcio difensivo, ma cinico. Nella realtà picchiano come degli assassini e sfruttano con culo due nostri errori segnando e portandosi avanti in due occasioni. La cosa più allarmante però non è nella telecronaca vergognosamente di parte: un buon 50% degli spettatori al barrino è composto da tipici volatili notturni, detti gufi. Invidiosi pezzi di merda, sudici come pochi, che rinunciano ad una giornata di mare per guardarsi una partita che coinvolge altre squadre. Al mio fianco sento la odiosa parlata fiorentina di Fucecchio (cittadina media del vacanziere medio) "icchellè rigore icquello là peddavero? Un lè là nean'he tocca'o lè...". Poi è la volta del bergamasco che tifa Milan: " ma daiiiii, balubaaaa, santa pulendaaaaaa, dai teruuun, forza, a lavuurrr Juve merdaaaa". Passi per tre bimbetti sui dodici anni che tifano Inter della prima fila, che tristi e mogi cercano di inneggiare Cavani & Co vista la loro giovane età non capiscono una sega di calcio e di sport, passi per il quindicenne cerebroleso che prova a cantare con quella voce da checca di Firenze una bestemmia per la Strage dell'Heysel: con la mamma tegame ed il babbo buco, non mi aspettavo niente di meglio. Ma il problema sono l'omini di mezza età e quelli sui trenta, che li vedi lì a sperare e sparlare a vanvera. Ridicoli fino all'ultimo secondo, tronfi ed arroganti, consapevoli di essere senza Ibra, Thiago Silva ed altri sei giocatori, ma hanno pure la faccia tosta di commentare ad alta voce. Intanto proseguono pedate e piagnucolii da primedonne degli uomini di Mazzarri, e la Juve crea, gioca, va avanti. Tutti zitti, sudici, tutti zitti monnezzai, state in silenzio stampa come fa la vostra squadra del momento. Come De Laurentis che per la prima volta nella storia, non fa presenziare i giocatori alla premiazione. Sudicio, come i fiorentini e tutti gli anti. Tifosi, e non sportivi che perdono due ore per seguire due squadre che non tifano. Tifosi con il tifo.

sabato 11 agosto 2012

Moon (2009)


Regia: Duncan Jones
Anno: 2009
Titolo originale: Moon
Voto: 6/10
Pagina di IMDB
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Mentre sto scrivendo la recensione Moon è al 36° posto nella classifica Sci-Fi dell'Internet Movie Database e devo dire che è stato il motivo principale per cui ho deciso di guadarlo. Da amante della fantascienza devo dire che tre anni fa, quando uscì neanche me ne resi conti, per cui ho deciso di rimediare. Il film è bello ok, ma senza un coinvolgimento dettato dalla trama che ti faccia stare sulle spine. La clonazione, il riversamento della memoria digitale, l'intelligenza artificiale, tutti bei temi interessanti e che mi piacciono un casino, ma sento che manca qualcosa. In alcuni casi vedo addirittura uno scopiazzamento (oggi per si dice "omaggio") a 2001: Odissea nello Spazio non solo per l'Intelligenza Artificiale GERTY (nell'edizione italiana abbiamo perso Kevin Spacey che gli dà la voce) che vuole assomigliare ad Alper9000 (salvo puoi divenire inutilmente buono), ma anche per l'ambientazione asettica, candida, propriamente anni settanta. Questo non è un male, anzi: la scenggiatura riesce ad arricchirla di particolari piccoli, ma intensi che rendono la vita all'interno della stazione sicuramente più umana. Abbiamo inoltre un cast ridosso all'osso, con un unico straordinario Sam Rockwell che interpreta se stesso ed il proprio clone, interagendo in maniera fantastica. Nonostante tutto questo,  e considerando anche una certa originalità dell'opera, pathos ed azione vengono a mancare: i due Sam sono addirittura troppo arrendevoli, troppo diversi tra loro e troppo buoni. Avrei preferito vedere un sorta di lotta per la sopravvivenza. Non si quelle violenti dal punto di vista fisico, ma almeno mentale: un clone che cerca di fregare l'altro. Invece si vogliono bene... Manca davvero di cattiveria e realismo.Per la trama intendo. Se guardiamo però alle atmosfere, sia quelle della base che quelle lunari, queste risultano più che credibili. Ad ogni modo, un film da vedere, psicologico ed introspettivo e soprattutto non solo per gli amanti della fantascienza. Un po' meno simpatico, per i più cinici.

giovedì 9 agosto 2012

Alien³ (1992)


Regia: David Fincher
Anno: 1992
Titolo originale: Alien³
Voto: 6/10
Pagina di IMDB
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Rispetto ai precedenti lavori (recensioni qui e qua) è quello senza dubbio più debole. Per forza di cose: il terzo capitolo non può vantare una certa continuità con gli altri, sebbene il suo inizio sia legato con il repentino finale del secondo. C'è da dire che Alien ha per ora sempre vantato regie di successo (Ridley Scott, James Cameron ed adesso David Fincher) che hanno saputo dare (o continuare) un'impronta riconoscibilissima alle pellicole. La Weaver, ormai in avanti con gli anni, lascia meno il segno, ma il suo utilizzo nel cast è stato a dir poco fondamentale. Senza di lei, non sarebbe stata assolutamente la solita cosa. Manca però della rabbia pungente che la caratterizzava negli anni a cavallo tra i settanta e gli ottanta. Il suo nuovo look la rende ad ogni modo interessante, forse più dell'alieno che fa sporadiche apparizioni sullo schermo. Se prima potevamo pensare ad un mordi e fuggi dettato dai limiti del comparto effetti speciali, oggi (nel 1992) nonostante al creatura dimostri di essere spaventosamente ben fatta, non ama molto le telecamere.  Ad ogni modo la struttura è una delle migliori, soprattutto in alcuni primi piani con la bava che gocciola e quella simpatica fiatella che colpisce i volti terrorizzati dei malcapitati. Gli elementi di fantascienza gotica, visti nel primo Alien, sono molto accentuati e danno quel senso di claustrofobia e cupezza quasi medievale che l'ambiente impone. Liberi rispetto ad una navicella spaziale, ma pur sempre in trappola con un abuso di ambienti chiusi, porte a chiusura stagna, corridoi stretti. La versione del 2003 è decisamente più corposa, con numerose scene tagliate, che aprono gli occhi su determinati argomenti quali la nascita dell'alieno, le discussioni tra i membri della comunità, le paure di Ripley. Tutti elementi forti ed aggiuntivi, di cui le tinte però risultano leggermente più sbiadite rispetto al solito. Sarà che ci siamo abituati? Riguardo alla versione bluray vi rimando all'articolo (ovviamente ancora non scritto) su tutto il cofanetto di Alien Anthology. La qualità video in generale, paradossalmente è inferiore ai lavori precedenti, come se le debolezze della trama e del film si rispecchiassero su tutto il resto. La versione estesa ha inoltre dei passaggi tra scene cinematografiche e quelle nuove dove l'audio delle voci è più basso e forse scadente. L'esperienza sonora in generale è invece molto buona. Oltre al sistema MUTHUR per la navigazione interattiva abbiamo sia la versione cinematografica del 1992 che quella estesa (consigliata) del 2003 con commenti audio da attivare o meno. Segnalo inoltre l'indice delle scene tagliate e modificate e la colonna sonora nella versione cinematografica.

mercoledì 8 agosto 2012

Stephen King - Christine. La Macchina Infernale


Autore: Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer
Titolo originale:  Christine
Pagine: 634
Voto: 3/5
Pagina di Anobii
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Trama del libro:

Tre amici vivono la loro adolescenza in una tranquilla cittadina di provincia. Le novità sono poche, finché non compare Christine, un'auto - una Playmouth del 1958 - che Arnie, uno dei ragazzi, vuole a ogni costo rimettere a nuovo. Un'impresa disperata, che per lui si trasforma in un'ossessione, mentre la macchina inizia a manifestare un'inquietante vita propria. E nelle buie strade del paese la gente comincia a morire. 

Commento personale e recensione:

Ormai mi sono trasformato in un fan di Stephen King. In passato neanche lo gradivo tanto, ma adesso non riesco più a farne a meno. In tutta sincerità però Christine non mi ha entusiasmato più di tanto. E' un malloppone di oltre seicento pagine, che senza ombra di dubbio poteva benissimo essere un racconto breve. Certo è che come allunga il brodo lui non riesce a farlo quasi nessuno. Da una trama debole e per di più senza un apparente realismo è riuscito a tirar fuori un bel best seller, piacevole e molto scorrevole. Diviso in tre parti, di cui la prima e l'ultima in prima persona, riesce a coinvolgerti anche nelle più insignificanti descrizioni di particolari inutili. Davvero, e questa secondo me è una grande arte. Divagamenti, rimaneggiamenti, passaggi continui sulle medesime questioni e quasi neanche ci fai caso. Il tema base è l'ossessione per un oggetto (in questo caso un'automobile "infernale") da parte di un tipico nerd a fine anni settanta, ed il fatto che quella macchina è un qualcosa di vivente e malvagio. Realisticamente parlando siamo a zero, ma d'altra parte se accettiamo elfi, uomini che diventano giganti verdi e viaggi spaziali alla velocità della luce, possiamo anche affrontare il fatto che Christine esista. O che meglio possa esistere una Christine per tutti noi. Di certo non è il miglior romanzo del Re, ma è uno di quelli da tenere in libreria e leggere.