lunedì 27 agosto 2012

Dune (1984)


Regia: David Lynch
Anno: 1984
Titolo originale: Dune
Voto: 6/10
Pagina di IMDB
Pagina di I Check Movies
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Difficile parlare del film di Lynch senza, per ovvie ragioni, citare il romanzo di Frank Herbert. Soprattutto se si considera che in assoluto è il mio libro preferito. Di conseguenza devo dire che il film non ha senso se non si legge Dune su carta e che è decisamente terra terra se abbiamo la sfrontatezza di fare un paragone. Non è tanto colpa di Lynch o del cast o degli anni ottanta... Loro credo ce l'abbiano messa tutta, anche se magari con l'appeal di Michael Bay ai giorni d'oggi ed un insieme di attori da botteghino si sarebbe potuto fare meglio. Forse. Già, perchè credo, e lo dico onestamente, che l'unica sceneggiatura che avrei approvato sarebbe stata la mia, con la mia regia, con i miei soggetti, la mia fotografia etc etc etc. Insomma, quando ami una cosa, chiunque ci metta le mani sopra la deturpa. Dune l'ho letto più volte, mi sembra quattro, e quando lo faccio mi sento esattamente come Bastian ne La Storia Infinita, per questo motivo sono troppo legato al mondo immaginato da Herbert per non fare caso anche alle piccolezze più assurde. La fantascienza poi è ardua da mettere sul grande schermo, perchè diciamo la verità, se lo si fa con la tecnologia disponibile nel 1984 rischiamo di fare dei buchi nell'acqua. Lynch credo abbia saputo sfruttare al meglio i dollari a disposizione per alcuni effetti speciali ed alcune ricostruzioni, che non si allontanano molto dal mio immaginario, ma che la prima volta che ho visto il film mi hanno durante messo alla prova. Al di là di questo è la struttura della trama ad essere impegnativa e composta su più basi, con lunghi monologhi personali, detti o frasi estratti da fonti diverse, spiegazioni prolisse su determinati avvenimenti: è quasi controproducente far sì che lo spettatore recepisca tutto quanto. Non è possibile apprezzare il film senza leggersi il libro: ma cosa capisce il comune ragazzo seduto sul divano di cosa siano Fremen, di quanto sia importante l'acqua della vita, del rapporto tra Duncan Idaho e Paul e della trama che sconvolgono l'Impero? Nel film si accenna a qualcosina, si ha una parvenza di spiegazione, un minimo di corrente logica viene applicata, ma finisce qui. La pellicola è destinata quindi ai fan lettori, non all'uomo comune. mi dispiace, ma statene alla larga. Anche se potrebbe piacervi, non sarete mai all'interno di Dune. Tralasciando questa piccola parentesi aperta solo per dimostrarvi quanto è bello essere fanboy, c'è da applaudire invece altre caratteristiche che rendono il film piacevole come ad esempio le musica (colonna sonora affidata a Brian Eno e i Toto) ed i costumi che ricordano nel migliore dei modi possibili le ambientazioni presenti nel romanzo. Anche gli attori (soprattutto se stanno fermi e zitti) hanno un bel peso per l'economia e la riuscita commerciale (c'è Sting nella parte del cattivo). Si dà quindi un sei complessivo per non risultare antipatico e troppo certosino, ma su questa scala il libro dovrebbe avere venti di voto. Poi ci sono alcune cose che non capisco: molti film non risultano copie identiche dei romanzi da cui sono ispirati, spesso alcune cose vengono cambiate per forza di cose e per arrangiamenti o adattamenti, ma qui che senso ha inventarsi l'arma sonora degli Atreides? Non c'èera già abbastanza carne al fuoco? Se aggiunta per togliere Fenring, il consigliere stronzo dell'Imperatore inizio a mordermi le mani. Da incappucciarsi poi per tutta la trama politica e religiosa che viene a mancare così come le parentele con Harkonnen e Keynes. Insomma si poteva fare molto di più, con una decina di ore a disposizione.

sabato 25 agosto 2012

Chi muore oggi, può farlo anche domani

Non è detto che chi muore oggi, non possa farlo anche domani. E' un dato di fatto. Del resto la morte è una cosa così strana che dà luogo a numerose credenze o peggio ancora frasi di un certo tenore. Magari accade come in Ubik e neanche ce ne rendiamo conto. Non è questione di fede o di più palpabile biologia, alle volte muori e non te ne rendi conto di preciso fino a quando non ti ricapita una seconda volta. E nel dubbio, se non muori te, muore tutto ciò che ti circonda. Vi immaginate Neo nel momento in cui scopre di essere dentro Matrix? Lui c'ha una vita pseudo normale o tranquilla, col computer, la rete ed i giochini da hacker. poi invece tutto quello che gli sembra vero è falso. Oppure il buon vecchio Deckard, che dà la caccia agli androidi giusto per rovinargli l'esistenza e poi sogna l'unicorno. Bastano piccoli indizi a stravolgerti il mondo. Indizi che segui con ostinazione per poi ritrovarti in un baratro e cadere giù. Ecco che muori e ti si apre un'altra strada. Tutta differente da prima, ma non sei immortale. Neanche se tu fossi Muad'Dib lo saresti: perchè Paul in un certo senso muore. E così te, che piano piano ti accorgi che qualcosa non torna, non quadra, c'è quella odiosa e maledetta matrice che fa le bizze. Il casino è che non siamo super eroi, siamo piuttosto i Kujan de I Soliti Sospetti, manipolati e fregati senza ombra di dubbio. A chi non sono girate le palle quando ha scoperto che Babbo Natale era tutta una mossa per fregarci? Ecco, quando uno viene fregato in quel modo non si tratta solo di uno schiaffo. E' peggio del bacio di Giuda. Ed allora sei lì come un Kujan dei poveri. Te ne stai con la sigaretta accesa che brilla nella notte, o con il tuo sambuchino troppo caldo per essere buttato giù, o semplicemente ti lanci a fari spenti nella notte per emulare Battisti. E mentre fai queste cose ripensi ad ogni indizio, ogni possibilità, ogni logica, ogni prova. Tutte le strade possibili portano ad un'unica poco attraente soluzione. Ti chiedi anche come mai la tua fiducia sia venuta meno, sia sparita di colpo e ti sei trasformato in un fottuto paranoico. Allora rivedi tutto a forza di flashback capendo che quanto era azzurro ieri, diventerà rosso domani. E' questione di pillole. Se il cucchiaio non esiste, viene da chiederti allora cosa sia quell'attrezzo con cui mangiavi la minestra fino a pochi minuti fa. Dal momento che sai, che prendi coscienza non puoi più tornare indietro. Nei film questo aspetto passa in secondo piano, ma nella realtà ti manda al manicomio. Ascoltavi certa musica, condividevi alcune passioni ed elogiavi i soliti attori, ma forse non era vero. Non erano veri neanche quelli, o gli incontri clandestini o le passeggiate a cala. Segui gli indizi del bianconiglio e decidi di fare una pausa. Ma il tasto play è rotto. Qualcuno dovrà aggiustarlo ed io sono sicuro di non esserne capace.

lunedì 20 agosto 2012

La Nona Porta (1999)


Regia: Roman Polanski
Anno: 1999
Titolo originale: The Ninth Gate
Voto: 6/10
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L'amore incondizionato di Roman Polanski per tutto ciò che è esoterico o ci si avvicina lo abbiamo già visto in special modo in Rosemary's Baby ed anche qui, con La Nona Porta (ispirato dal romanzo Il Club Dumas di Perez-Reverte) il thriller prende chiari connotati horror. La regia incentra il tutto in chiave religiosa e settaria, sottolineando questo aspetto più di ogni altro. Mette inoltre in guardia dal voler "giocare con il fuoco" o con il diavolo in questo caso. Il protagonista (Johnny Depp) è a suo modo distaccato, cinico, non credente e con il solo obiettivo di seguire il flusso di denaro più vantaggioso per se stesso, ma si ritrova suo malgrado attirato dall'ossessione per i tre libri e le tavole in essi contenute. L'adorazione del male, o la curiosità per il soprannaturale non si limita quindi ai collezionisti esoterici. Polanski è un maestro nel creare ambientazioni cupe e pericolose, situazioni di stallo e momenti di tensione. Purtroppo però non riesce a dare un'impronta significativa al finale, rendendolo frettoloso e se vogliamo inconcludente. Un po' come la presenza, strana ed inquietante della ragazza (Emmanuelle Seigner), spiritualmente non umana al pari del visionario Balkan (Frank Langella) che poteva essere meglio elaborata. L'avido Corso impersonato da uno splendido Johnny Depp tiene le fila agevolmente meritandosi tutto il successo che è in grado di monopolizzare in pellicole come questa. Nell'insieme non vengono deluse le aspettative, risultando incalzante e riflessivo nei momenti giusti. Mai noioso o scontato, sebbene il finale risulti tirato via.

domenica 19 agosto 2012

Halloween - La Notte Delle Streghe (1978)


Regia: John Carpenter
Anno: 1978
Titolo originale: Halloween
Voto: 6/10
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Non è possibile parlare di horror se non si conosce Carpenter e non è possibile parlare di lui se non si conosce Halloween, primo capitolo di una lunghissima e fortunatissima serie. Considerando il fatto che è un film indipendente tirato su con un budget davvero scarso (poco oltre i 300 mila dollari) non esagero se dico che è il film horror più di successo (e copiato) della storia del cinema. Eppure, la trama e la recitazione, riviste oggi, ma non solo, non erano di quelle che ti tenevano forzatamente incollato al divano. Le scene violente vengono soltanto immaginate ed il sangue non scorre certo a fiumi. E' la tensione, supportata da un ottimo e calzante motivo musicale, che però riesce a riscuotere un certo successo in quanto Myers fugacemente appare e scompare nei momenti più opportuni. E lo fa quasi sempre (tranne che in una scena molto buia) indossando una maschera: altro must da non scordare. Lancia il genere slasher dedicando trama e titolo alla notte delle streghe (ovvero Halloween) già di per sè inquietante o almeno suggestiva per un racconto horror. Il male, l'ombra della strega, nella persona di Myers è angosciante in quanto non risulta possibile sconfiggerlo. Si rialza sempre e sempre continua la sua lotta contro tutti, con un finale che lascia il via libera al sequel. Come dicevo precedentemente, la trama non ha niente di sensazionale, anzi è semplice, forse addirittura anche troppo arrangiata, e pure il cast non fa grandi sforzi per risultare credibile. Jamie Lee Curtis sembra impaurita, ma è sempre impeccabile, neanche mai sudata o terrorizzata. Oltretutto stupida. Tutto questo però serve all'economia della pellicola che punta i riflettori sul serial killer piuttosto che sulle giovani vittime (moralmente naufragate negli anni settanta americani). Le scene a ritmi serrati non terrorizzano, ma riescono a dipingere l'assassino come una mente malata ed anche qualcosa di più: una reincarnazione del male. Prima o poi lo guarderà anche Funflus e dirà "ma ma ma... non fa paura".

Michael Crichton - Mangiatori Di Morte


Autore: Michael Crichton
Editore: Garzanti:
Titolo originale: Eaters Of The Dead
Pagine: 171
Voto: 2/5
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Trama del libro:

Il colto dignitario arabo Ibn Fadlan viene inviato in missione diplomatica dal suo califfo nella terra dei vichinghi. Siamo nel 922 dopo Cristo, ed egli annota nel suo diario di viaggio ciò di cui è testimone. Incontra gruppi di "barbari" che curano molto meno l'igiene di quanto non facciano con il cibo, l'alcol e il sesso. Assiste ai loro riti, alla violenza delle loro cerimonie, alle orge. Quello di Fadlan con l'Europa dell'epoca è un incontro scioccante, per lui che viene dal mondo sofisticato ed evoluto di Baghdad, la "Città della pace". Ma nonostante la sua diversità, viene accolto nel clan vichingo, gode della protezione del suo capo e seguirà il gruppo fino in Scandinavia, fino alla lotta finale contro le misteriose creature della nebbia.

Commento personale e recensione:

 E' forse tra i vecchi libri di Crichton quello che mi ha deluso maggiormente. La ricostruzione del falso storico è un arma a doppio taglio: in questo caso per renderlo verosimile l'autore lo ha anche reso noioso e non molto incalzante. per poi comunque arrivare a toccare l'impossibile. Risulta di un certo interesse solo nella parte finale, mentre tutto il resto è colmo di annotazioni, nomi personali e geografici, teorie religiose, accozzaglie lessicali etc che non fanno altro che rallentare la lettura. La trama è quindi spezzettata, quasi fosse una partita di calcio colma di falli e fischi arbitrali. Fortunatamente questo diario è breve (circa 170 pagine) ed il modo di scrivere in altri punti è scorrevole. Poi per chi ama i dettagli di certi usi e costumi può anche risultare più interessante del dovuto. La lettura serve a mio avviso per i fan dell'autore (me compreso) che vogliono portarsi avanti nella lettura dei suoi libri.

Mezzanotte Nel Giardino Del Bene E Del Male (1997)


Regia: Clint Eastwood
Anno: 1997
Titolo originale: Midnight In The Garden Of Good And Evil
Voto: 5/10
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Se credevo di conoscere un minimo la regia di Clint Eastwood, questo suo lavoro mi ha un po' spiazzato. Una lunga introduzione per porre le basi di una storia lineare nella struttura, ma che cambia di volta in volta il punto di vista. E' proprio qui il fulcro: la prospettiva varia e muta a seconda dell'osservatore e dell'evolversi degli eventi. Possiamo infatti cogliere la frase "La verità è come l’arte: sta nell’occhio di chi guarda" e farla nostra per capire le intenzioni della regia nel raccontare questa storia, che vede tra i protagonisti Spacey, Cusack e l'allora poco noto Jude Law. Siamo a Savannah agli inizi degli anni ottanta, tra ricchi collezionisti gay e personaggi un po' strambi, con uno scrittore giornalista inviato per scrivere un mondano pezzo per una rivista. Nel mezzo un omicidio ed un processo legale. Mentre si pensa alla colpevolezza o meno di Spacey, viene messa tanta di quella carne al fioco da faticare a capire l'andazzo del film. Drammatico? A volte ironico? Commedia nera? La parte esoterica e spiritualista è decisamente da cestinare, nonostante dia proprio il titolo alla pellicola e le varie gag che vengono a crearsi sono forse troppo esaltate per essere in Georgia negli anni ottanta. Il sorprendente cambio di visuale che intercorre tra i due protagonisti è ben fatto: da prima fiducia ed amicizia, in seguito una calma e sostenuta distanza. Non è tra i più riusciti secondo me, vuoi per la lunghezza che rende alcune parti estremamente noiose e slegate dal contesto, vuoi per quel senso di lavoro non concluso che traspare al termine.