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lunedì 17 novembre 2025

Monty Python - Il Senso Della Vita (1983)

 
Regia: Terry Jones
Anno: 1983
Titolo originale: Monty Python's The Meaning Of Life
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.5)
Pagina di I Check Movies
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Film:

Rivedere Il senso della vita è come rituffarsi in un acquario pieno di pesci che filosofeggiano mentre ti fissano con lo stesso sguardo con cui tu guardi la bolletta della luce: confuso, ma rassegnato. I Monty Python in questo film non raccontano una storia vera e propria, non costruiscono un arco narrativo, non cercano nemmeno di fingere di farlo. Loro ti prendono per mano, ti portano in giro per le varie tappe dell’esistenza umana – nascita, scuola, guerra, lavoro, morte – e poi ti mollano lì, con un sorriso beffardo e la netta sensazione che il “senso” non sia mai stato il punto.

Il film è uno sketch dopo l’altro, una collezione di idee folli e fulminanti che oscillano tra il demenziale, la satira feroce e quell’assurdo britannico che oggi sarebbe praticamente illegale. Si passa dal parto “con macchinari che fanno ping” al collegio in cui la lezione di educazione sessuale è… pratica, fino all’assalto dei soldati che invece di sparare si fanno uccidere per dei regali. Ogni scena sembra una barzelletta portata fino alle estreme conseguenze, senza limiti e senza pudore. Il che è esattamente ciò che ha reso immortali i Python.

E poi c’è lui: Mr. Creosote, una delle cose più disgustosamente geniali mai viste su uno schermo. Una sequenza che oggi non la farebbero più, ne parleremmo su Twitter per mesi e ci sarebbe pure un editoriale indignato sul Corriere. All’epoca invece era semplicemente un’altra dimostrazione che i Python non avevano paura di nulla, nemmeno del buon gusto. E meno male.

Rispetto al più compatto Brian di Nazareth, qui c’è meno “film” e più anarchia creativa, ma è proprio questa libertà totale a renderlo così gustoso. Non tutto funziona allo stesso livello, certo: alcuni numeri sono micidiali, altri un po’ tirati, qualcuno invecchiato male… però quando il film colpisce, colpisce come un calcio nel coccige. E ti fa ridere mentre pensi a quanto siamo ridicoli noi, la società, le istituzioni, tutte le nostre certezze costruite su fondamenta di purissima fuffa.

Il finale – con la Morte che passa a prendere la comitiva e poi il “messaggio universale” letto come un comunicato aziendale – è la perfetta conclusione di questa giostra filosofico-surrealista: non c’è alcun senso. O meglio, se c’è, non è loro compito dirtelo. Loro te lo smontano, te lo frullano, ci ridono sopra e lo servono con un numeretto musicale.

Il senso della vita non è il capolavoro narrativo dei Monty Python, ma è la loro summa creativa: sfacciata, dissacrante, sporca, elegante, volgare, intelligente e idiota insieme. Un film che oggi non avrebbero mai il coraggio di produrre, e forse è anche per questo che continua a profumare di libertà.

E alla fine, qual è il senso della vita? Secondo loro: “Siate gentili, evitate i grassi saturi e leggete un bel libro ogni tanto.” Non sarà filosofia, ma è comunque più utile di tante conferenze motivazionali.

Edizione: bluray
Edizione con titolo localizzato in inglese, traccia audio in stereo DTS e corposi extra:
  •  Il senso dei Monty Python: di nuovo insieme per il 30° anniversario (1 ora)
  • Prologo di Eric Idle del 2003 (1 minuto)
  • Scene tagliuzzate (6 minuti)
  • Scuola di vita (1 ora e 4 minuti)
  • Show business (21 minuti)
  • 6 video promozionali 
  • I pesci (19 minuti)
  • Colonna sonora
  • Commento audio
  • Guarda il film e canta con noi 

mercoledì 13 novembre 2024

Nightmare Before Christmas (1993)


Regia: Henry Selick 
Anno: 1993
Titolo originale: The Nightmare Before Christmas
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.9)
Pagina di I Check Movies
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Conosciuto in lingua originale anche come "Tim Burton's The Nightmare Before Christmas" è un film d'animazione del 1993, diretto da Henry Selick e basato infatti su un'idea originale di Tim Burton. Il film è realizzato in stop-motion, una tecnica di animazione che dona ai personaggi un'estetica particolare e molto riconoscibile, rendendo ogni movimento dei pupazzi incredibilmente realistico e dettagliato. Ancora oggi, per chi lo guarda per la prima volta, quest’opera rimane un’esperienza visiva affascinante e unica, immaginate cosa poteva essere nei primi anni novanta. Sebbene non facessi le corse per guardare questo genere (nei primi anni novanta inoltre abbiamo avuto moltissimi film con tecniche moderne da urlo), lo vidi con un paio di anni di ritardo e mi colpì abbastanza.
La storia ruota attorno a Jack Skeletron, il re di Halloween, che si sente annoiato e insoddisfatto dalla ripetitività della sua vita nel suo orrorifico paese. Durante un'uscita casuale, si imbatte nel magico mondo di Natale, rimanendo folgorato dalla sua atmosfera allegra e calorosa, così diversa da quella a cui era abituato. Desiderando appropriarsi di questa festività, Jack decide di "rapire il Natale", cercando di sostituire Babbo Natale e di portare lui stesso doni ai bambini. Ma la sua interpretazione del Natale risulta, ovviamente, molto più spaventosa e bizzarra. "Nightmare Before Christmas" esplora temi come l'identità e il desiderio di cambiamento. Jack è un personaggio che, pur avendo successo e ammirazione nel proprio mondo, è insoddisfatto e cerca qualcosa di diverso, rappresentando così la ricerca della propria identità e il rischio di essere attratti da ciò che sembra migliore senza comprenderne a fondo il significato. Questa metafora dell’insoddisfazione e del bisogno di reinventarsi risuona in modo universale e può essere sentita in ogni epoca, rendendo il film senza tempo.La pellicola si distingue per un'estetica gotica e uno stile che richiama l'immaginario tipico di Burton: i colori scuri, le forme sinuose e i personaggi stravaganti contribuiscono a creare un'atmosfera cupa, ma affascinante. Questo mondo così suggestivo è una vera gioia per gli occhi anche per chi, oggi, si avvicina per la prima volta a Nightmare Before Christmas, dove troverà una bellezza visiva che non è stata intaccata dal tempo. Il contrasto tra il paese di Halloween e quello di Natale è straordinario, rappresentando al meglio l’opposizione tra paura e calore, buio e luce. Un elemento fondamentale del film è la colonna sonora, composta da Danny Elfman, la quale regala ai personaggi una voce musicale che è allo stesso tempo malinconica e vivace, perfettamente in linea con l’atmosfera del film. La colonna sonora è parte integrante della narrazione, contribuendo a trasmettere le emozioni e i conflitti dei personaggi. Per quanto riguarda la versione italiana, le canzoni sono state adattate con grande attenzione e mantenendo lo spirito dell’originale. Le versioni italiane dei brani come “Questo è Halloween” (“This is Halloween”), “La città di Halloween”, e “Re del Blu Re del Mai” riflettono bene il tono inquietante e giocoso, riuscendo a conservare una resa poetica e musicale fedele al testo originale. Un merito va riconosciuto alla performance vocale dei doppiatori italiani, in particolare a Renato Zero, che presta la voce a Jack Skeletron nelle parti cantate, dando profondità e carattere al personaggio. "Nightmare Before Christmas" è un’opera che può essere apprezzata a diversi livelli. I bambini sono attratti dai personaggi fantasiosi e dall’avventura colorata, mentre gli adulti possono cogliere i messaggi più profondi riguardanti l'identità e il cambiamento. Chi lo guarda oggi per la prima volta potrebbe trovarsi immerso in un mondo gotico e bizzarro che non ha paragoni nel panorama contemporaneo dell'animazione. Il film rimane un’esperienza emotiva e visiva che non sembra mai invecchiare, continuando a parlare a nuove generazioni. La sua miscela di horror, ironia, e bellezza visiva lo rende un cult ineguagliabile, capace di evocare il fascino del Natale e di Halloween come solo un classico intramontabile sa fare.

domenica 30 giugno 2024

Wonka (2023)

 
Regia: Paul King
Anno: 2023
Titolo originale: Wonka
Voto  e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.0)
Pagina di I Check Movies
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Film:
I prequel sono il mio pane, mi son sempre garbati perchè aggiungono storia a personaggi a cui mi sono affezionato. Questo non è da meno, pur essendo un musical - anche se non invadente - moderno, che tratta gli inizi del mitico e leggendario personaggio Wonka che noi più anzianotti abbiamo avuto il piacere di conoscere con l'originale degli anni settata ed il meno suggestivo di Tim Burton. Nel cast c'è un grande Timothee Chalamet nei panni del protagonista che mi è piaciuto davvero molto e Hugh Grant in quelli di un Umpa Lumpa. Anche lui molto ispirato nonostante il ruolo davvero marginale. La storia segue un giovane Willy Wonka, un sognatore con una passione per il cioccolato, che arriva in una città brulicante con l’intenzione di vendere le sue prelibatezze e fare fortuna. Tuttavia, si trova presto a dover affrontare le difficoltà imposte dai monopolisti del cioccolato e da locatori senza scrupoli. Con l’aiuto di una banda di oppressi e qualche risorsa insperata, Wonka cerca di realizzare il suo sogno di aprire una fabbrica di cioccolato, La regia è accattivante, con un mix di elementi fiabeschi e musicali che rendono il film adatto a tutta la famiglia. La colonna sonora è ben curata e include alcuni successi del 1971, aggiungendo un tocco nostalgico. Il film è ricco di buoni sentimenti e messaggi positivi, come l’importanza di inseguire i propri sogni e la bontà del cuore. Wonka è ritratto come un personaggio ingenuo ma determinato, che crede fermamente nel potere della bontà e della creatività.

Edizione: Bluray
Amaray semplice con qualità video elevata, traccia italiana in DTS HD MA e i seguenti extra:
  • Unrwapping Wonka: Paul King's vision (12 minuti)
  • The whimsical music of Wonka (6 minuti)
  • Welcome to Wonka Land (11 minuti)
  • Hatrs off to Wonka (7 minuti)
  • Wonka's chocolatier (9 minuti)
  • Musical moments (31 minuti)

lunedì 13 aprile 2020

Cantando Sotto La Pioggia (1952)




Regia: Stanley Donen, Gene Kelly
Anno: 1952
Titolo originale: Singin' In The Rain
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (8.3)
Pagina di I Check Movies
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Film:
Eh, anche questo grande classico mi mancava. Quindi ne approfittiamo in questi giorni, per un cult del cinema musicale e della commedia. Non credevo inoltre che potesse essere sia divertente sia intelligentemente storico cinematograficamente parlando. Al di là delle tracce musicali entrate nelle nostre vite e tuttora ancora vive, al di là del balletto sotto la pioggia che ha fatto vera e propria storia, al di là dei volti di Gene Kelly, Donald O'Connor e Debbie Reynolds, c'è un qualcosa in più. Cioè sicuramente ci saranno tante altre cose in più, non vengono certo io a scoprirle. Ma mi soffermo essenzialmente su ciò che mi è piaciuto maggiormente, ovvero sul racconto del passaggio tra il vecchio ed il nuovo. Il nuovo modo di fare cinema con l'introduzione del sonoro, a cui non tutti credevano, a cui non tutti erano pronti, per un nuovo che avanza che inizialmente porta con s'è diffidenza e problemi. Ma anche opportunità. E la cosa bella è che si fa cinema all'interno del cinema stesso, mostrando scenografie e trucchi e tutto ciò che ci sta attorno. Comprese le pubblicità ed i gossip.

Edizione: DVD
Snapper ad astuccio che contiene il DVD. Nessun extra e traccia audio italiana in mono.

mercoledì 16 gennaio 2019

West Side Story (1961)




Regia: Jerome Robbins, Robert Wise
Anno: 1961
Titolo originale: West Side Story
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (7.6)
Pagina di I Check Movies
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Film:
E sì, non avrei mai creduto che un musical mi potesse prendere e piacere tanto. Oddio, in realtà i pochi che ho visto, non li ho schifati. Resta un certo prurito per il genere, ma questo è solo un discorso mio. Magari tanti altri li adorano, del resto c’è tutto un mondo che abbraccia tale categoria. Come spesso accade, tutto ebbe inizio a Broadway con lo spettacolo West Side Story che dal 1957 venne ripetuto per 732 sere (che in termini teatrali è un numero che non fa scalpore) al Winter Garden Theatre. La trasposizione cinematografica uscì quattro anni più tardi e si nota subito la modernità, non solo nello stile e nelle musiche, ma anche nel come si è deciso di rappresentare il lavoro sul grande schermo. La pellicola è abbastanza lunga, corposa, intrigata: ci sono più atti, canzoni, balli. Si tratta di un’opera complessa che sarebbe deleterio stare qui a riassumere. Però voglio sottolineare i numerosi elementi che mi hanno sorpreso in positivo: la storia è sia vecchia (Romeo e Giulietta) sia moderna (scontri tra bande a NY), al tempo stesso romantica e drammatica, senza un lieto fine, senza risultare scontato, con temi come la gioventù di strada ed il razzismo. Insomma, l’opera è potente nella sceneggiatura, ma tutto il resto va di pari passo. Potente ho detto, e lo ripeto. Si guarda ancora oggi senza storcere il naso ed ammirandolo in più parti.

Edizione: bluray
Versione del 50esimo anniversario in bluray. La qualità video è davvero molto, ma molto buona. Si tratta di un film molto vecchio, ma la resa, soprattutto dei colori è veramente sorprendente. L'audio non eccelso, ma la traccia italiana su cui poter fare affidamento è un DTS 5.1 mentre per gli extra abbiamo:

  • Commento alle canzoni
  • Juke Box (in inglese 1 ora e 25 minuti)
  • POW! I balli (in modalità film o separata 19 minuti)

sabato 8 dicembre 2018

My Fair Lady (1964)


Regia: George Cukor
Anno: 1964
Titolo originale: My Fair Lady
Voto e recensione: 5/10
Pagina di IMDB (7.9)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon (Audrey Hepburn Collection)

Film:
Uno degli ultimi film girati da George Cukor. Però oltre a non amare i musical, quelli di una certa età li trovo anche a tratti odiosi. Questo fa parte della categoria che meno apprezzo, pur riconoscendone determinati valori. Il problema qui sta anche nei dialoghi italiani e nel loro doppiaggio. Se da una parte sono più che apprezzabili le traduzioni del cantato, la parlata pugliese - ciociara - partenopea della protagonista è una tromba dritta nell'orecchio. Probabilmente il risultato voluto era proprio questo, e capisco le difficoltà relativa alla trasposizione in una lingua diversa dall'originale, ma alla base del film c'è proprio quella parlata. Ed il resto sono canti e balli. Insomma, ste cose non fanno per me.

Edizione: cofanetto bluray
Ultimo disco contenuto nell’Audrey Hepburn Collection, dopo Sabrina , Cenerentola A Parigi e Colazione Da Tiffany. Buona la resa video sia nei colori che nel contrasto con il nero, traccia italiana soltanto in stereo e nessun extra a corredo.

venerdì 6 ottobre 2017

Cenerentola A Parigi (1957)


Regia: Stanley Donen
Anno: 1957
Titolo originale: Funny Face
Voto e recensione: 4/10
Pagina di IMDB (7.1)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon (Audrey Hepburn Collection)

Film:
Metteteci che è una storiella romantica, semplice e per giunta anche un musical e viene fuori da sè che non riesco a digerirla. Audrey Hepburn è un’intelligente e colta bibliotecaria, che viene presentata come non bellissima e con poco fascino, per poi divenire una foto modella per una rivista di moda. E già qui iniziano i punti interrogativi. Poi c’è pure Fred Astaire, il fotografo un po’ ballerino di cui si innamora. E i cuori femminili negli anni cinquanta si sciolsero. Adesso non molto mi sa. Si rischia un concentrato così alto di zucchero a velo e miele candito che bisogna stare attenti alla propria salute. A livello di trama ha poco da dire, forse le coreografie e le parti danzanti e cantate possono avere un loro perchè, per chi ne fosse interessato. E’ comunque la trasposizione cinematografica di un musical di teatrale, che magari era già di grande successo nelle decadi precedenti. In quegli anni andava un po’ così del resto. Una fiaba con la musichetta di sottofondo.

Edizione: cofanetto bluray
Si tratta del secondo disco contenuto nell’Audrey Hepburn Collection, dopo Sabrina. Bluray con nome originale stampato sopra, video più che passabile, anzi di buona fattura. Per le tracce, se si usa l’italiana (Dolby Digital stereo) non sono previsti i sottotitoli per le parti cantate, quindi vanno attivati e comprendono anche i dialoghi. Non ci sono extra.

mercoledì 17 maggio 2017

La La Land (2016)




Regia: Damien Chazelle
Anno: 2016
Titolo originale: La La Land
Voto e recensione: 6/10
Pagina di IMDB (8.3)
Pagina di I Check Movies
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Film:
Appena iniziato mi sono venuti i brividi. Non quelli di piacere, ma quelli di terrore: sapevo che si trattava di un musical, ma è sempre una cosa dura da digerire. Mi ci devo abituare, anche se lentamente, ma almeno datemi un po' di tempo. Il musical lo metto assieme ai film asiatici nella scala più bassa delle mie preferenze. Ma ci sono anche delle eccezioni: La La Land, ha provato ad annoiarmi, però è anche riuscito a farsi apprezzare. E non per la musica eh, a me Chazelle ed il suo jazz non piacque neanche in Whiplash, figuriamoci qui. Ma oh, non è che sto bestemmiando, il jazz neanche mi fa schifo, ho pure una certa sensibilità nei suoi confronti, è solo che una concentrazione così alta mi fa fa venire il mal di sbadiglio. Torniamo però a La La Land: lo salvo, anzi lo elevo abbastanza in alto per la fotografia ed il modo in cui ci viene proposta una storia romantica decisamente... Jazz. Malinconica, un po' triste, ma con i sogni, o una parte di essi, che possono avverarsi. Non che sia il massimo dell'originalità proprio la trama in sè, ma almeno nel suo essere fantastica nella presentazione, è realistica senza avere il lieto fine marcato e forzato. Ma c'è anche altro, appunto l'intero set losangelino, le luci soffuse, le inquadrature a cornice, le sfumature, l'occhio di bue che si concentra sui protagonisti, le scene artistiche che ricorda il mio amato Hopper. E deh, io sono un sentimentale, se ce lo infili anche un briciolo, mi piace. Ryan Gosling ed Emma Stone sono personaggi sempre inseriti all'interno di un quadro, che muovono i propri sogni, li prendono, li modellano l'uno quelli dell'altra, ma non riescono a concludere piacevolmente quello reciproco dell'amore. Un bel film secondo me, peccato davvero sia un musical.

Edizione: bluray slipcover
Ho preso l'edizione più semplice, l'amaray con slipcover verticale (che peraltro non amo). Film nuovo, quindi qualità video in linea con i prodotti di oggi e musical quindi anche il DTS HD MA fa la sua parte. Gli extra non sono molto ben ordinati:
  • Trailer
  • Girando nel traffico (11 minuti)
  • Il party (5 minuti)
  • Design (9 minuti)
  • Prima di Whiplash (10 minuti)
  • Regista e compositore cantano "City of stars" (3 minuti)
  • Il sogno di un amore (8 minuti)
  • Il debutto di John Legend (5 minuti)
  • Dedicato a L. A. (7 minuti)
  • Emma e Ryan insieme (6 minuti)
  • Lezioni di piano per Ryan (5 minuti)
  • Le musiche di La La Land (13 minuti)

lunedì 24 ottobre 2016

La Sposa Cadavere (2005)




Regia: Tim Burton e Mike Johnson
Anno: 2005
Titolo originale: Corpse Bride
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (7.4)
Pagina di I Check Movies
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Tim Burton è l'animazione: forse tra i suoi lavori più identificativi, o comunque tra quelli che quando lo guardi sai di ritrovarci caratteristiche tipiche del regista. La trama di questo splendido stop motion  prende spunto da una vecchia storia ebreo russa, ma la sceneggiatura la traspone nel periodo vittoriano e già qui il lavoro non può che definirsi riuscito. Musicale, divertente, ma con un occhio di riguardo per temi più profondi e romantici. Tecnicamente è stupefacente, un'innovazione, essendo il primo stop motion (e non è che ne girano dieci ogni anno) ripreso con camere fisse ed in digitale. Nello specifico non cosa significhi, mi baso solo sul risultato stupefacente. I pupazzi utilizzati, il colore tendente al grigio fumo azzurrino, le espressioni ed i modi di fare dei personaggi... Impossibile non restarne affascinati, ad ogni età. E questo tipo di animazione penso possa piacere a chiunque. Tornando alla storia ha tutte le caratteristiche per essere apprezzata, con i personaggi principali a cui è facile dedicare le nostre simpatie, con i genitori che invece pensano solo al profitto o all'inserimento nell'alta società. Semplice, veloce, abbondantemente sotto i novanta minuti canonici, si sviluppa con intelligenza colorando il mondo dark grazie alla presenza di un numero discreti di comprimari. Il bluray fa decisamente la sua bella figura, non fosse altro che per l'audio italiano Dolby Digital 5.1 che soffre un po' nel centrale con le parti cantate che forse hanno un volume eccessivamente basso nei confronti della musica. Gli extra:

  • Dietro le quinte (4 minuti)
  • Danny Elfman: autore delle musiche (5 minuti)
  • L'animazione (7 minuti)
  • Intervista a Tim Burton (4 minuti)
  • Lavorare sulla voce (6 minuti)
  • "Come orologi svizzeri" (7 minuti)
  • Riprese dalla sala di registrazione (8 minuti)
  • Galleria fotografica (13 minuti)
  • Traccia solo musica
  • Trailer

domenica 23 ottobre 2016

The Blues Brothers (1980)




Regia: John Landis
Anno: 1980
Titolo originale: The Blues Brothers
Voto e recensione: 7/10
Pagina di IMDB (7.9)
Pagina di I Check Movies
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Ecco un altro di quei film senza tempo. Come la sua musica, come il mito di John Belushi e Dan Aykroyd vestiti di nero, con i rayban ed il cappello. Immortale sotto innumerevoli aspetti, una di quelle pellicole trasversali, che unisce generazioni, che piace a tutti, che riesce a mettere d'accordo i gusti più disparati. E' teatrale, anche di più, è un musical su grande schermo con attori e musicisti che si fondono, che esaltano un progetto magnifico ed imponente pur derivando (ma non è certo un limite) dallo show televisivo Saturday Night. Il successo era garantito, d'altra parte loro sono in missione per conto di Dio e nessuno poteva fermarli. Una commedia tipica, ma pur sempre unica nel suo genere che è impreziosita da una delle colonne sonore di più successo, da interpreti come Aretha Franklin, James Brown e Ray Charles solo per citare i nomi più prepotenti.. Simpatico e pittoresco sebbene di un humor semplice e non geniale, a tratti esagerato nell'azione divertente e mai stancante, un film che risulta sempre piacevole guardare, ascoltare. Anche nei dialoghi, molti dei quali cult e tormentoni da anni. Magnifiche anche le storie, le leggende, gli aneddoti che girano intorno alla pellicola, prezioso quindi il making of di quasi un'ora contenuto negli extra del bluray. Purtroppo, la versione italiana, pur essendo limitata (non so a quante copie non essendo numerata) non è quella estesa, già apparsa invece addirittura nella versione DVD. Il comparto video è buono, ma non perfetto, molta grana fastidiosa in alcune immagini, ma si tratta di un film del 1980 il che rende tutto questo accettabile. Per l'audio ci possiamo accontentare di un semplice DTS, ma questa volta c'è da dire che il doppiaggio cambia positivamente il senso ad alcune battute, che in lingua originale potrebbero essere considerate più scarse. I contenuti speciali sono:

  • Le storie dietro il making of (56 minuti)
  • La trasposizione della musica (15 minuti)
  • In ricordo di John (10 minuti)

mercoledì 20 luglio 2016

Sweeney Todd - Il Diaboloco Barbiere Di Fleet Street (2007)




Regia: Tim Burton
Anno: 2007
Titolo originale: Sweeney Todd: The Demon Barber Of Fleet Street
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.4)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon (cofanetto Tim Burton)

Premessina ignorante: odio i musical, proprio li ritengo noiosi a pelli. Questo però almeno non ha i balletti. E Tim Burton, invece ha sempre avuto un debole per questo genere, infilando musica e canzonette un po' qua e un po' là in alcune delle sue opere. Qui ci lavora in maniera più massiccia, del resto è un vero e proprio rifacimento cinematografico di un musical vero e proprio. E lo fa con ciò che ha più caro: ambientazione dark, Londra fumosa e buia, Johnny Depp e Alan Rickman. Ne esce fuori un qualcosa che mi ha sorpreso in positivo. Credevo di sbadigliare e di seguire con difficoltà le parti cantate, ed invece mi hanno preso. Anche il tipo di musica scelta lo trovo azzeccato ed i dialoghi si trasformano in cantato dando continuità alla trama. Comunque i punti vincenti restano quelli che apprezzo sempre quando guardo un film di Burton: la teatralità dei suoi personaggi (qui a maggior ragione) e l'aspetto grottesco della scenografia. Se escludiamo la scena del sogno ad occhi aperti, in cui le speranze di una vita meno buia e tetra prendono forma, le tinte scure hanno il sopravvento e deh, mi piace moltissimo. Inoltre sono stato affascinato anche dalla trama e dai personaggi: magari psicologicamente non risulteranno così profondi, ma se io, digiuno di qualsiasi lavoro presente a Brodway, riesco a coglierne l'essenza, significa proprio che si tratta di un grande opera. A dispetto di una linearità un po' piatta nella trama, anche il colpo di scena finale è di un romanticismo molto forte. che spalanca le porte al piacere. Bluray di ottima fattura sia video che audio e con numerosi extra:

  • Burton + Depp + Carter = Todd (26 minuti)
  • Sweeney Todd è vivo (20 minuti)
  • La versione di Sondheim (12 minuti)
  • La Londra di Sweeney (16 minuti)
  • Una tradizione teatrale (19 minuti)
  • Disegni per un diabolico barbiere (9 minuti)
  • Un affare di sangue (9 minuti)
  • Il making of (24 minuti)
  • Conferenza stampa a Londra (20 minuti)
  • A suon di lama (9 minuti)
  • Galleria fotografica

domenica 5 giugno 2016

Mary Poppins (1964)




Regia: Robert Stevenson
Anno: 1964
Titolo originale: Mary Poppins
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (7.8)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon (Special Edition 45° Anniversario)

Non ricordavo. O comunque non credevo che potesse piacermi (ancora?). Il mio feeling con la Disney non è mai stato buono, specie negli anni della mia maturità intellettuale (coff coff). Però già con Saving Mr. Banks mi sono un po' incuriosito su questo progetto di Mary Poppins. Alla fine è sì stucchevole con quelle canzonette smielate e dolci, fa sì venire la pelle accapponata con tutti quei balletti e sì ancora per tante altre cose che mi disgustano. però deh, è fatto bene, non c'è niente da dire. Sia per quanto riguarda la struttura della sceneggiatura rimaneggiata, sia per gli effetti speciali: non solo con i controcazzi, ma anche innovativi. Un mix tra animazione, scenografie curate e attori veri che interagiscono con quelli disegnati... Se quella P. L. Travers aveva qualche dubbio sullo snaturamento della sua opera non posso certo biasimarla, ma il risultato ottenuto è sotto agli occhi di tutti: un successo planetario che ha accompagnato l'immaginario fanciullesco di diverse generazioni. Sicuramente oggi lo si può guardare con un filtro diverso, e la storia per famiglie approfondita in vari modi, ma resta piacevole, e ne sono convinto, anche per i giovanissimi, abituati a tutto ciò che in questi cinquanta anni il cinema ha sfornato. La versione per il 45° Anniversario è rimasterizzata e restaurata. Colori vividi, forse un contrasto a cui non siamo abituati, ma una resa ancora più straordinaria che ne immortala la bellezza.  L'audio inoltre, anche per la lingua italiana (ricordo pure che ogni traccia musicale è tradotta anche in francese) è in Dolby Digital 5.1, cosa non sempre certa per i DVD di opere così datate. Nel cofanetto abbiamo due dischi: il primo contiene il film ed alcuni contenuti speciali, mentre il secondo è totalmente dedicato agli extra. Vado a memoria, ma mi riesce difficile pensare ad un'altra pellicola in DVD così tanto materiale:

Disco 1

  • 8 canzoni con testi da abilitare durante la visione
  • Commento audio interattivo
  • Pop up su curiosità interattivi
Disco 2
  •  Dalla pagina al palco (48 minuti)
  • Tutti insieme (7 minuti)
  • 4 categorie di gallerie di disegni
  • Possibilità di scaricare in formato mp3 la canzone "Step In Time" contenuta nel DVD
  • Making of (51 minuti)
  • La magia cinematografica (51 minuti)
  • Il galà dell'anteprima mondiale (18 minuti)
  • Test di trucco di Dick Van Dyke (1 minuto)
  • 8 pubblicità
  • 11 categorie di galleria d'arte
  • Una magica riunione (17 minuti)
  • Un viaggio musicale (21 minuti)
  • Canzone eliminata: Chimpazoo (2 minuti)
  • Brevi contenuti speciali (9 minuti)

lunedì 25 aprile 2016

Willy Wonka E La Fabbrica Di Cioccolato (1971)




Regia: Mel Stuart
Anno: 1971
Titolo originale: Willy Wonka & The Chocolate Factory
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (7.8)
Pagina di I Check Movies
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Buon Natale a tutti. Anzi no, è la Liberazione. Vabbeh sempre il 25 è, e ad ogni modo c'è sempre spazio per storie fantastiche come queste. E pensare che i musical neanche li sopporto, così come la stucchevelezza. E qui di zucchero e moralità ne abbiamo in dosi industriali, da fabbrica. Ma Willy Wonka è un personaggio talmente mitico (un po' come il Mago di  Oz) che porta con sè tanta di quella bella poesia che non si può tralasciarlo e dimenticarlo. Anche se siamo cresciuti ed anche se i tempi cambiano. Ti mette dentro un po' di nostalgia_time e ti ricorda i valori andati perduti. Quel biglietto dorato è più di un sogno: è il continuum che non ti fa crescere che ti fa restare bambino, anche quando il mondo là fuori è crudele, spietato, agonizzante ed individualista. Con semplicità e candore lancia un messaggio indimenticabile, punizioni per gli egocentrici ed i disobbedienti, premi per chi è gentile. Ed il vero protagonista non è tanto il piccolo Charlie, ma proprio lo strambo Willy Wonka (Gene Wilder), un adulto non cresciuto, ma sa cosa è bene e cosa è male. Grande cult del fantastico e del musical, come non ne fanno più. Ah no, un certo Tim Burton si è preso a cuore la cosa.

martedì 22 ottobre 2013

Horse Feathers - I Fratelli Marx Al College (1932)


Regia: Norman Z. McLeod
Anno: 1932
Titolo originale: Horse Feathers
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (7.6)
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Altra pietra miliare della comicità dei Fratelli Marx, conosciuto anche con il titolo di Piume Di Cavallo per restare collegati all’originale americano. E’ una pesante e per niente velata satira nei confronti del sistema universitario a stelle e strisce dell’epoca, decisamente surreale e caotico. Come per altri loro lavori abbiamo uno stato d’arte confusionario a tratti nevrotico che anticipa, forse troppo, espedienti utilizzati poi decenni a seguire. Preso oggi resta complicato, preso allora risulta avveniristico. E’ il mio secondo film dei Fratelli Marx e se dovessi dire che mi fanno crepare dalle risate sarei bugiardo. Del resto per capire bene i lavori di satire credo si debba essere abbastanza informati sulla vittima designata, in questo caso la cultura universitaria USA anni trenta. Il resto sono simpatiche gag e battute che hanno davvero, e non lo dico per dire, una marcia in più. Magari anche copiate in centinaia di altre occasioni da comici più vicini ai giorni d’oggi di quanto potessero essere loro. Le parti cantate in stile musical, sebbene servano più che altro da collante, poi non le sopporto e mi fanno scendere un po’ la simpatia che provo il gruppo di fratelli. Forse però all’epoca non potevano fare altrimenti. Mi resta da capire se la satira sia usata da pretesto per le innumerevoli e rocambolesche scene comiche, oppure queste siano strettamente legate alla trama ed al tema di fondo.

lunedì 15 aprile 2013

Labyrinth - Dove Tutto E' Possibile (1986)


Regia: Jim Henson
Anno: 1986
Titolo originale: Labyrinth
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.3)
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Come molti film cult dell'infanzia è difficile dare un giudizio oggettivo su questo particolare "Alice Nel Labirinto Delle Meraviglie": non sempre ciò che un tempo hai giudicato un must da podio, oggi rivela tale. Se prendiamo che ad esclusione di poche storie poi il fantasy mi è particolarmente indigesto (ma questo anche da piccolo) non mi resta che valutarlo non tanto per la trama quanto per tutto il resto. D'altra parte lo si intuisce fin dalle mie prime battute che gli affibbio una certa e decisa somiglianza con la più famosa opera di Carroll, con l'aggravante che qui siamo nel bel mezzo di una favola per bambini e c'è poco spazio per significati nascosti o metafore. A meno che non siano sempre i soliti: la giovinezza che va via e la non accettazione della maturità. Questo tipo di interpretazione ha un po' rotto le palle, quindi mi piace pensare di più al fatto che la storia sia totalmente rivolta ad un pubblico giovanissimo. Uscito da questo forte conflitto interiore ecco che cosa mi resta (facendo finta di non vedere le parti "musical") della pellicola: un grandissimo ed esaltante monumento agli effetti speciali (per forza, c'è lo zampino di George Lucas come produttore esecutivo ed i più nerd ricorderanno il videogioco per Commodore) ed una scenografia che a tratti puoi definire mozzafiato. A tratti, perchè in alcune occasioni lascia davvero a desiderare. Ad esempio nella parte cantata in cui ci sono quei mostriciattoli rossi che si staccano la testa. Lì siamo ai limiti del ridicolo, così come all'interno della Città di Smeraldo (ops, comunque il riferimento a questa storia  vi è anche nel film) città dei goblin. Invece altre sono da fiato sospeso, come lo stesso Gogol (era più ganzo se si chiamava Google) uno dei personaggi più importanti, se escludiamo quelli reali interpretati da Jennifer Connelly e David Bowie che si fa bello anche con la colonna sonora. Un film che in ogni caso colpisce, in cui per arrivare dal punto A al punto B si deve fare un po' di strada, come del resto preannuncia il titolo, ma segue una sua linearità, spesso ironica se non divertente. Se non lo consigliassi sarei un criminale.
Così come se non consigliassi al versione bluray: ok, è un film degli anni ottanta, ma l'alta definizione qui esiste senza tanti fronzoli: il dettaglio è visibile ovunque. Ambientazioni scuro o colorate che siano non soffrono niente di vecchio ed è un piacere guardarlo così come ascoltarlo con un audio italiano in Dolby TrueHD. Di solito faccio alcune prove quando si tratta di film particolari: l'inglese, pur essendo nel solito formato, è migliore visto che ci sono parti cantate a cui si passa all'improvviso. la resa è quindi migliore in riferimento alle voci. Per gli extra abbiamo oltre ai soliti commenti interattivi ed alcuni inutili trailer:

- Inside The Labyrinth (56 minuti)
- Kingdome Of Characters (28 minuti)
- The Quest For Goblin City (30 minuti)

venerdì 22 marzo 2013

La Guerra Lampo Dei Fratelli Marx (1933)


Regia: Leo McCarey
Anno: 1933
Titolo originale: Duck Soup
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (8.0)
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Se guardarlo negli anni trenta, quando uscì era troppo prematuro, guardarlo oggi per la prima volta è troppo tardi. Se l'irriverenza tragicomica dei fratelli Marx era indubbiamente avanti con i tempi e con i canoni dell'epoca oggi possiamo dire di aver già visto tutto (o quasi) riprendere e ricalcare moltissime loro gag, che purtroppo risultano quindi meno genuine di quanto invece sono in realtà. E' il neo di tutti quei film che fanno da apripista, segnano la storia e sono presi come esempio, ma che le generazioni future (di cui faccio parte) trovano più interessanti che divertenti. Freedonia, l'immaginaria nazione in cui si ambienta la pellicola non fa nessuna fatica ad essere identificata con un qualsiasi Stato di quasi ogni epoca, spesso comandati dal buffone di turno che con un'anarchia dittatoriale guida tutti verso al catastrofe [sic.]. Guardarlo oggi, tra venti anni o venti anni fa, credo avrebbe suscitato nello spettatore le stesse idee e scatenato le solite similitudini o metafore. Solo che lì siamo nel 1933, le parodie sul militarismo hanno obiettivi ben concreti e forse forse la trama è soltanto una scusa per presentare alcuni sketch che sono slegati del tutto dalla storia. I più divertenti sono quelli relativi allo scherzo del cappello con i banchetti che vendono noccioline e limonata o quello bestiale dello specchio. A guardar bene sono inseriti nella breve pellicola (poco più di un'ora), ma hanno poco a che fare con il senso globale della trama. Consideriamo poi alcune parti cantate e ballate che lo trasformano quasi in un musical comico. Conoscendo di sfuggita alcune opere sacre del decennio prima (Chaplin e Keaton) in cui era il cinema muto a predominare, mi è tornato in mente il da me bistrattato The Artist vedendo nei fratelli Marx il nuovo che avanza, con l'ausilio di musica, voci, battute, scherzi rumorosi. Ma non solo: Pinky (Harpo Marx) è muto, non proferisce parola, sicuro ed ottimo omaggio al cinema che fu, con una mimica esilarante coadiuvata da trombette ed il partner Chicolini (Chico Marx). Sono questi due, più del maggiormente conosciuto Groucho Marx che veste i panni del protagonista, a dare sfogo ad una comicità non solo cinica, ma dalle mille sfaccettature. La maggior parte delle battute sono in stile "segnala a..." in quanto demenziali e all'apparenza senza alcun senso logico, ma non per questo non sono divertenti anche a distanza di quasi un secolo. Molti sketch sono teatrali, quanto tutta l'assurda situazione venutasi a creare, che dispone ogni tipo di personaggio alla mercè del dittatore seguendolo in una cieca azione guerrafondaia. Se vi manca è da vedere, anche solo come cultura personale.

martedì 24 luglio 2012

Rio (2011)


Regia: Carlos Saldanha
Anno: 2011
Titolo originale: Rio
Voto: 5/10
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Da amante di Angry Birds quale sono non potevo non conoscere Rio, così appena disponibile su Sky, sono corso a registrarlo. I film di animazione non mi entusiasmano troppo, salvo alcuni rari casi. Quelli in stile Disney non li sopporto per niente, e quelli che assomigliano ad un musical ancora meno. A suo modo Rio rientra in queste piccole cerchie. Se da una parte me lo aspettavo, da un'altra è stata un po' una delusione costante. Al di là della storiella banalotta dove due pappagalli (gli ultimi della loro specie) si incontrano in circostanze particolari e fuggono da malvagi bracconieri, manca un'ironia costante che di solito caratterizza questi prodotti. Blue Sky, con la sega dedicata all'Era Glaciale, secondo me aveva fatto un lavoro migliore: non tutti i personaggi riescono con il buco quindi. Niente da ridire sulla grafica, i disegni, le ambientazioni, i colori... Di sicuro però cose che un adulto apprezza maggiormente se affiancate ad una trama avvincente, commovente, divertente o qualcos'altro che finisce con -ente. A me non ha appassionato molto, così come le voci hanno convinto fino ad un certo punto. Una nota positiva devo darla alla parte musicale e cantata. Non so se volutamente o meno, ma le stonature e le canzonette di poco conto sembravano prendersi meno sul serio e quindi non puntare troppo su quel lato. Tutto sommato è piacevole a tratti, e godibile per gli effetti grafici, ma dubito rimarrà nella storia dell'animazione.

domenica 13 maggio 2012

Il Mago Di Oz (1939)


Regia: Victo Fleming
Anno: 1939
Titolo originale: The Wizard Of Oz
Voto: 8/10
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Io tifo per l'immortalità: adoro quelle opere senza tempo che non moriranno mai e che ci accompagneranno per sempre. "Il Mago di Oz" del 1939, basato sul primo dei tredici romanzi di Baum, è una di quelle pellicole, similmente a Metropolis, che sono talmente innovative da precorrere i tempi e risultare piacevoli e cult allo stesso tempo anche a distanza di quasi un secolo. Non noccioline. La trama, sebbene semplice ed orientata ai più giovani, è un collage di buoni propositi, messaggi morali e speranze, che si propagano per tutta la durata del film. Dorothy (la diciassettenne Judy Garland) è una ragazzina del Kansas che vive con gli zii ed il cagnolino Totò in una fattoria. Annoiata e senza le giuste attenzioni da parte degli adulti, decide di scappare di casa per salvare il cagnolino dalle grinfie di una cattiva vicina di casa. Purtroppo un tornado improvviso le fa sbattere la testa ed inizia così il sogno che la porta nel fantastico mondo di Oz, dove intraprende il viaggio per incontrare il Mago (Frank Morgan) assieme ai suoi nuovi tre amici: lo spaventapasseri senza cervello (Ray Bolger), l'uomo di latta senza cuore (Jack Haley) e il leone pauroso (Bert Lahar). Dovrà fare i conti però con la malvagia strega dell'Ovest (Margaret Hamilton) che vuole a tutti i costi le sue scarpette rosse. 
Quadro in casa mia
La storia quindi può sembrare banale, fantasiosa e puerile, ma la trasposizione cinematografica, l ha resa un documento storico di fondamentale importanza. La Garland fa da catalizzatore di tutta la trama riuscendo a far interagire personaggi fantastici ed improbabili facendoli crescere e crescendo di paro passo anche lei. Un'eroina inizialmente spaesata che prende in mano le redini ed avanza sul sentiero dorato. Dalla sua ha intelligenza, coraggio e buoni sentimenti e riuscirà ad elargire queste doti anche ai suoi compagni sebbene inizialmente ne sembrino privi. Tutto il lavoro svolto dalla MGM è un qualcosa di immenso soprattutto se pensiamo agli anni in cui è stato girato: dalle musiche, alle ambientazioni, agli effetti speciali passando per il casting, la regia, e la sceneggiatura. Una storia molto articolata e complessa con innumerevoli cambi di scena. Basti pensare alle parti ambientata in Kansas con un color seppie, quasi opprimente e tedioso ed il contrasto che viene creato una volta aperta la porta per entrare nel coloratissimo e lucentissimo mondo di OZ. Per i bambini (e gli adulti) dell'epoca l'utilizzo dei due diversi corpi di colori deve essere sembrato un miracolo. Ed un miracolo lo è anche oggi, almeno nella versione restaurata, in cui il dettaglio non ha niente da invidiare ad opere successive. Gli effetti speciali che si susseguono sul palcoscenico sono strabilianti, ma la standing ovation va ai costumisti. Non prendiamo ad esempio solo i personaggi principali come l'uomo di latta o lo spaventapasseri, ma anche tutti i mastichini, il coroner, la strega, i soldati, le scimmie... Truccatori e  costumisti hanno svolto un lavoro egregio. Le musiche e le parti cantate (l'ultimo doppiaggio italiano per fortuna prevede le originali in lingua inglese) appassionano tutti (Somewhere over the rainbow è ancora una hit), soprattutto grazie agli innumerevoli balletti delizia anche per chi come me non è ben predisposto ad apprezzare i musical. Ogni personaggi è di spessore e sebbene non abbia mai avuto un debole per l'uomo di latta, forse il più acerbo, tutti gli altri danno un perfetto senso di dinamismo. Il mio preferito resta e resterà il Mago, truffatore buono, che con una vena di cinismo è colui che aiuta maggiormente il gruppo svelando le doti nascoste di chi non crede in se stesso. Il Mago è la figura che più di ogni altra aiuta Dorothy a crescere, senza stravolgerle la vita di adolescente. Il più reale nel mondo fantastico. Se poi vogliamo dare un'impronta più storica alla pellicola girata, vediamo anche che la strega Malvagia, con il suo esercito, incarna alla perfezione lo squilibrio nazista che stava sconvolgendo l'Europa. 
Ma torniamo ancora sulle meraviglie della tecnica utilizzate in quegli anni per creare un kolossal  che sarà tra i più visti ed apprezzati di sempre. Le scenografie della città di Smeraldo, il castello della strega, il sentiero dorato... Tutto questo con il Technicolor nella parte centrale della storia, quella del sogno, per poi tornare sempre al seppia, ma questa volta con una massima come "Nessun posto è bello come casa mia" dove l'acclamare della semplicità non riguarda solo il trittico noia ---> viaggio avventuroso --- > ritorno a casa, ma un ben più grande "trova la forza dentro te stesso". Questo è l'insegnamento che la trama instaura nei nostri cuori. Cervello, coraggio e cuore sono già dentro di noi e basta saperli tirar fuori. Non c'è bisogno di andare lontano.

venerdì 11 novembre 2011

3 Idiots (2009)


Regia: Rajkumar Hirani
Anno: 2009
Titolo originale: 3 Idiots (थ्री इडीयट्स)
Voto: 6/10
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E' in assoluto il primo film di Bollywood che vedo, o almeno che riesco a vedere per intero. Essendomi stato fortemente consigliato mi son accaparrato una versione sottotitolata, visto che non mi risulta esista un doppiaggio italiano. Peccato, perchè avrebbe dato del valore aggiunto ai dialoghi, tradotti con sottotitoli a mio avviso un po' troppo schematici e letterari. Di positivo in questa faccenda c'è la scoperta di un linguaggio nuovo, presumibilmente l'hindi, che ha il fascino esotico dell'oriente misto a termini puramente inglesi. Veniamo però al film in se stesso: è una commedia divertente, non demenziale come potrebbe far intendere il titolo, che a tratti è sia ironica e divertente sia seria e drammatica. Lasciando da parte il carattere da musical (che odio profondamente) di alcune scene, credo che magari il nostro cinema possa imparare abbastanza da questo prodotto indiano. Non si scade nel ridicolo e nella volgarità, elementi tipici del cinema panettone nostrano, di enorme successo ai botteghini. Forse un po' troppo lungo e neanche troppo originale (se gli studenti fossero montati sui banchi recitando "Oh capitano, mio capitano" non mi sarei stupito, ma avrei vomitato), anche se abbastanza genuino. E' la storia di un ingegnere indiano, e due suoi amici se vogliamo, che ha un carattere ribelle, geniale e fuori dagli schemi. Certe volte sembra di assistere ad un mantra dopo l'altro, il che la fa scendere un po'. I vari "sii ciò che vuoi essere" o "studia per imparare, non per primeggiare" alla lunga risultano stucchevoli, da carie. Sebbene però possa sembrare leggero e facilone, i temi estrapolati sono interessanti e quanto mai reali. Inoltre possiamo vedere anche un India un po' distante dall'idea terzomondista che potrebbe aver preso fissa dimora nel nostro immaginario. I college sembrano quelli occidentali, o perlomeno quelli americani ed anche l'arrivismo a tutti i costi che Rancho combatte. con successo tra l'altro. Il messaggio che ci viene suggerito è semplice e quasi da favola, non è certo la soluzione, ma lo strumento per raggiungerla. Il sistema, giusto o sbagliato, ha un'alternativa. E 3 idiots è un'alternativa ad altre commedie leggere un po' tutte uguali.