venerdì 10 giugno 2016

The Do-Over (2016)




Regia: Steven Brill
Anno: 2016
Titolo originale: The Do-Over
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (5.8)
Pagina di I Check Movies

Anche questo è brutto. Dico anche perchè è nuovamente un film originale Netflix e  con protagonista Adam Sandler: proprio come il ridicolo The Ridiculous 6. Sebbene questo sia abbastanza meglio, mi ha fatto ridere solo due volte. Le ho contate, era facile. Ed è anche migliore, e ci vuole poco anche qui, nella trama, molto più articolata. Però da una sceneggiatura ai limiti del comico e con questo attore, mi aspetto molto di più. Non per forza vorrei qualcosa di originale, tanto ormai molte produzioni si assomigliano le une alle altre, ma qualcosa che mi faccia ridere. Poi si possono mettere pure da parte i miscuglioni di vari generi ed il più profondo e toccante tema strappalacrime. Servono a poco anche le scene di finto sesso ed il turpiloquio, le frasi a doppio senso e le gag un po' sopra le righe. Sarà che sto invecchiando, ma questi film, se di così basso profilo non mi piacciono più.

giovedì 9 giugno 2016

Ghost In The Shell Arise: Border 1 - Ghost Pain (2013)



Regia: Kazuchika Kise
Anno: 2013
Titolo originale: Kōkaku Kidōtai Araizu -Gōsuto In Za Sheru (攻殻機動隊ARISE -GHOST IN THE SHELL)
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.3)
Pagina di I Check Movies
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Appena ho visto che i quattro OAV di Ghost In The Shell facevano parte dei titoli presenti su Netflix, ormai da moltissimi mesi, li ho inseriti subito nella lista delle cose da vedere. Con la solita accortezza (e titubanza) che uso in questi casi: si tratta del mio anime preferito, di quelli che adoro incondizionatamente, senza vie di uscita. Questo è il primo prequel e non mi ha deluso affatto: certo, immaginavo che potesse essere di un livello inferiore all'originale, ma l'ambientazione come la trama risultano fattori che mi fanno venire acquolina in bocca. Dura poco meno di un'ora ed è forse questo l'unico difetto. Con qualche minuto in più forse avremmo avuto una trama meno complicata ed ingarbugliata, ma sicuramente va valutato complessivamente con gli altri tre, che visionerò con molta calma ed attenzione. Rispetto ad una serie è sicuramente più complesso, più godibile, riesci a stargli dietro in maniera meno distaccata, anche se oggi guardarsi cinque o sei episodi brevi non è certo un problema. Qualitativamente i disegni e la computer grafica restano di un livello altissimo, tanto da farti smascellare e ti ritrovi con la bazza a terra. Se ci aggiungi il cyberpunk e tutti gli altri temi - elementi già scritti nelle recensioni precedenti, non puoi non essere soddisfatto. La trama, ma dovete guardarvela da coi, è slegata da quella originaria, pur essendo inserita nel solito universo narrativo che riguarda la Sezione 9. Ed i prequel mi piacciono un casino, considerando il fatto che ho già iniziato Stand Alone Complex (ma questa è un'altra storia, cioè è la solita, ma non mettiamo troppa carne al fuoco che è meglio). Ora, visto che voglio godermeli pienamente, devo per forza prima finire la serie. Rispetto ai film, il contesto è molto più pulito ed un tantino meno cyber, ma per forza: è tutto antecedente. Comunque: goduria allo stato puro.

mercoledì 8 giugno 2016

Kodi: filmphp è un add-on

Ah, buon vecchio Kodi. In continua evoluzione, c'è da stargli un po' dietro è vero, ma dà soddisfazioni. Da questi giorni sarà un po' più semplice (purtroppo o per fortuna) accedere ai servizi di Filmphp. Non che prima ci fosse un procedimento irrealizzabile, ma per alcuni eseguire un paio di click in più significa la resa. Ecco così che arriva il loro ufficiale add-on: non è più necessario servirsi dello script per LivestreamsPro. Tutto questo permette di vedere in streaming ed in chiaro diversi canali del digitale terrestre e del satellitare. Decisamente comodo, anzi qualcosa di più, in base all'uso che ne fate. Basta scaricare il file zip (ve lo cercate) ed installarlo da lì: tra i contenuti Video quindi vi ritroverete l'add-on specifico per Filphp ed il gioco è fatto. Con tutte le liste in eterno aggiornamento (è un bene).

The Time Machine (2002)




Regia: Simon Wells
Anno: 2002
Titolo originale: The Time Machine
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (5.9)
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Non ha avuto troppo successo ed è considerato un mezzo flop, ma a me è sempre piaciuto. Vabbeh facile, i viaggi nel tempo mi piacciono anche se li fa Topolino e non ho ancora guardato l'originale del 1960 di cui questo dovrebbe essere il remake. Indubbiamente la prima parte è la migliore, con accenno ai paradossi temporali, a quella sorta di misticismo filosofico per cui il passato non può essere cambiato (andatelo a raccontare a Marty McFly), che ti fa venire i brividi di delizia solo a pensarlo. Interessante diciamo fino al primo balzo nel futuro, quel 2030 un po' troppo ravvicinato ma lontano futuristicamente parlando. Poi il resto è una love story d'azione ambientata chissà dove, neanche fosse Il Pianeta Delle Scimmie. Fosse stato un episodio di una serie TV ok, ma quasi tutta la pellicola è ambientato laggiù in quel 800 mila e passa dopo Google. E insomma, a me le ambientazioni di questo tipo non fanno impazzire, sebbene la palla della macchina che viaggia mi ha un po' ricordato (alla lontana) le bolle di Quando Scoppiò La Pace e I Naufraghi Del Tempo. Purtroppo ci si può aspettare ben di più, ma per fortuna siamo anche ing rado di accontentarci. Sublime il tema, sprecata l'occasione.

martedì 7 giugno 2016

The Mist (2007)




Regia: Frank Darabont
Anno: 2007
Titolo originale: The Mist
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.2)
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The Mist è una delle tante trasposizioni cinematografiche basate su romanzi o racconti di Stephen King. Ho letto moltissimo di lui, del Re, ma non la raccolta Scheletri di cui fa parte La Nebbia, il racconto che dà i natali alla pellicola. Lo guardai la prima volta a quel che fu il Fondo, e mi lasciò un bel ricordo soprattutto per il finale. E' infatti (vi avverto che probabilmente ci sarà uno spoiler) la parte migliore, ma non l'unica. Siamo di fronte ad un horror che fa presa, non tanto per i mostri presente, ma per quel senso di ignoranza (inteso in tutti i sensi) che aleggia ovunque, al pari della bruma che avvolge tutto quanto. I protagonisti, come lo spettatore, non sanno bene cosa gli sta capitando e la cortina fumogena, invalicabile, presenta di tanto in tanto i vari pericoli sempre più terrificanti. Gli effetti speciali li ricordavo un po' migliori, non siamo con materiale da serie B, ma neanche da primi posti della classifica: alcune volte si notano gli artefatti di computer grafica, specie per i tentacoli, o quando le bestie devono interagire con i corpi umani. Ma va tutto bene, è passibile, il sangue e le scene crude riescono a tappare questi buchi tecnologici, prendendosi tutta l'attenzione. Altro elemento vincente è la presa che la religione, molto malata, fa sulle persone semplici e deboli, quelle che nel film hanno davvero poca personalità. Odiosa la megera, che si meritava una pallottola in fronte fin da subito. Il pezzo forte è però proprio il finale, che non è lieto. O meglio, la sceneggiatura capovolge l'happy end canonica creando un pastrocchio decisionale che rovina il "vissero alcuni felici e contenti". Grandissima scelta, giusto così. Coraggiosa e senza buonismi di sorta. E ricordatevi di avere sempre fiducia nella potenza bellica americana, anche quando tutto sembra andare a in malora. Finalmente si ha nei film horror un finale come si deve.

lunedì 6 giugno 2016

Velluto Blu (1986)




Regia: David Lynch
Anno: 1986
Titolo originale: Blue Velvet
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.8)
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Esasperatamente lento e spigoloso, questo lavoro di Lynch ha al suo interno elementi noir e polizieschi che vengono tessuti in una trama ai limiti dell'irreale. Perchè è attraverso gli occhi del giovane feticcio (Kyle MacLachlan) del regista che veniamo a scoprire un mondo underground fatto di violenze, depravazioni, corruzione e ricatti. Trasporta un genere finora arricchito dal bianco e nero, dalle cortine nebbiose e dalla pioggia delle grandi città, in un piccolo e sperduto centro di periferia, dove però il male risiede nel sottobosco e si comporta esattamente come se vivesse nei quartieri più grandi e malfamati. La cornice luminosa ed accogliente in cui ci sono giardini, donne intente a guardare la tv, pompieri col sorriso stampato sulle labbra, racchiude un quadro buio e meschino che rende la prepotenza dei cattivi ancora più in contrasto con il resto. E che nel sottofondo ci sia qualcosa di malvagio, il regista ce lo mostra subito, con la macro sulle formiche che operose si affaccendano nell'oscurità sotto l'erba intensamente verde. Ed è così che gli elementi noir prendono vita, passo dopo passo, indizio dopo indizio. Dal ritrovamento di quell'orecchio mozzato ed imputridito abbiamo un'escalation di indagini alla vecchia maniera. Con tanto di locali e musica malinconica. Essenziale, tanto che il titolo del film prende ispirazione da una traccia, dal suo ritornello. Una musica che riporta alto ancora il valore cromatico: velluto blu. La trama in sè è ben studiata, allungata in alcune situazioni in modo tale da smorzare la suspense e poter fare affidamento su quella parte investigativa che scopre, ovviamente mai i  maniera repentina, le carte nere e scure del gioco che abbiamo di fronte. Non al pari del più maturo Mulholland Drive, ma un lavoro da tenere sicuramente in considerazione.