giovedì 9 ottobre 2014

Lost In Translation - L'Amore Tradotto (2003)


Regia: Sofia Coppola
Anno: 2003
Titolo originale: Lost In Translation
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (7.8)
Pagina di I Check Movies
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Riguardare certi film è sempre un piacere, e farlo con maggiore attenzione e con un bagaglio di esperienze più ampio porta con sè innumerevoli aspetti positivi. Lost In Translation è ambientato in un'anonima e spenta Tokyo, fortemente in contrapposizione con la movimentata ed allucinogena città che siamo abituati a vedere, in quanto rispecchia l'animo dei due protagonsiti. Da una parte Bob Harris (Bill Murray) un stella del cinema in fase calante stanco della moglie e figura inadeguata alla famiglia, dall'altra Charlotte (Scarlett Johansson) neolaureata sposina con molti dubbi sul proprio rapporto sentimentale. Gran parte delle scene si svolgono all'interno del famoso Park Hyatt, il centro della malinconia dei due personaggi. Entrambe le vite che si incontrano, sono in un silenzioso e triste stallo di sentimenti che non solo si stanno affievolendo, ma che provocano turbamento solo nei rispettivi cuori. Harris è rassegnato e stanco, Charlotte dal canto suo spaesata come un pesce fuor d'acqua. Tutta la prima parte della pellicola fa leva sulle difficoltà della ricerca spensierata e tranquilla della felicità, ormai messa da parte. I problemi di traduzione non sono esclusivamente linguistici, ma anzi, affiorano mano a mano con lo scorrere del film nell'incapacità di poter espremere le proprie emozioni ed il proprio stato d'animo. Un mondo estraneo, lontano, diverso, anche nella concezione metaforica dell'inadeguatezza con la vita scelta e che li circonda. Lo struggente rapporto di amicizia e di interesse tra i due è descritto in maniera minimalista, senza alcuna forzutura, senza stravaganze di sorta con il risultato di non essere mai volgare, mai pesante. Mai neanche apertamente dichiarato. Tanto più che l'apice emozinale tra i due sarà soltanto un commovente bacio finale, che getta speranza sì, ma non cambia drasticamente le loro storie. La Coppola riesce ad essere elegante, sensibile ed accurata nel raccontare le notti in cui la solitudine lascia spazio all'intimità tra i due estranei con tanto in comune. Drammatico e romantico, incorniciato da un'azzecata colonna sonora che si presta bene ad accompagnare i contrasti presenti per tutto il film.

martedì 7 ottobre 2014

東京 Ormai e’ fatta

C’è paura in questo dojo? No, sensei!!! Quindi, senza timori e remore il mio fidato compagno di viaggio gettons ed io partiremo per la volta del Giappone. Ahhh, il Sol Levante con tutti quei Pokemon che si muovono incessantemente tra viuzze elettriche e luminescenti, il paese dei bimbi yakuza che si sfidano con i videogiochi della Konami, la Nazione che ci ha stregato con Goldrake, walkman e tamagotchi, senza tralasciare il bukkake, ma che nel profondo ha un’anima (e pure anime) dalle radici millenarie che ci mostra i samurai, la tradizionale cerimonia del tè e gli inchini come fossero tic. Insomma ci sarebbe tanto da parlare del Giappone e dell’influenza che ha avuto su tutti noi, o su di me in particolare, che potrei stare qui ad ore a scrivere e scrivere e magari continuare ad annoiarvi. Eppure è sempre stato un tipo di vacanza che non mi ha mai attirato troppo. Non sono un fanatico dei jappo, mi piace il sushi, ma non ne vado pazzo, guardo i cartoni animati, ma non conosco i nomi dei protagonisti a menadito, in pratica so decisamente molto poco sulla loro cultura eccezion fatta per clichè comuni o ciò che è arrivato fin qui. La gita invernale era ad un passo dall’avere come meta addirittura lo Yucatan. Poi in una notte l’improvviso cambio di programma e la luce mi ha destato l’interesse per Tokyo. Una sola mattinata per convincere gettons che pende dalle mie labbra e poi l’acquisto del biglietto aereo (Alitalia diretto da Roma) che mi vedrà per la prima volta nella storia osservatore e studioso dei suoi riti propiziatori e scaramantici. Nonostante millenni di vacanze insieme infatti, mai era capitato che rischiassimo la vita sul medesimo volo. Documenterò a dovere, non temete. Pur nutrendo forti dubbi sulla riuscita di tale gita, mi son piano piano ricreduto con il passare dei giorni. Oltre al volo infatti come avviene nelle migliori compagnie di viaggi faidate ci siamo buttati sulla prenotazione degli alberghi (o simili). E’ fatta ancora di più quindi. Il viaggio a grandi linee (se qualcuno volesse dare suggerimenti o scazzarci pesantemente per le scelte effettuate, può utilizzare i commenti al termine dell’articolo) prevede l’arrivo all’aeroporto di Narita alle 11:00 di mattina. Così anzichè dirigerci direttamente nella capitale, ci proietteremo grazie ai treni super veloci in quel di Yudanaka (vicino a Nagano) dove c’è un parco termale in cui vivono le famose scimmie bianche. Pernotteremo in una sorta di ryokan (Yudanaka Seifuso) immersi nella gelida natura coni suoi suggestivi bagni caldi e vaporosi. Terminato questo raggiungeremo Tokyo, nel centralissimo quartiere di Shinjuku per dormire all’Hundred Stay quattro notti. Le cose da fare sono molte, ma il ruolino di marcia non ci ha mai spaventato. Così già che c’eravamo ecco che fiocca dall’alto anche la prenotazione per lo Skytree (sul sito inoltre è tutto scritto in Klingon). Una volta che riusciremo a fare tutto ciò che ci interessa, prendiamo di nuovo il treno proiettile e voliamo a Kyoto, nel quartiere di Gion dove abbiamo affittato una vera e tipica casetta in stile jappo. Tre notti nella capitale culturale e poi nuovamente a Tokyo, dove per l’ultima strepitosa avventura rilasseremo le nostre stanche membra al Kuyakusho-mae Capsule Hotel . E' fatta, basta non essere claustrofobici. Nel frattempo porterò anche a termine il libro di Murakami che mi diletta. Ormai è fatta...

Bianca (1984)


Regia: Nanni Moretti
Anno: 1984
Titolo originale: Bianca
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (7.5)
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Sono già al mio secondo Moretti in una manciata di giorni, e si fosse trattato di una birra, sarebbe stato meno strano da parte mia. Eppure eccoci qui a scrivere una recensione che sicuramente verrà letta da almeno una persona, e quindi c'è da stare attenti a come ci si muove, a come si giudica. Perchè il giudizio degli altri, ma soprattutto sugli altri è un elemento fondamentale in Bianca. Simile nell'approccio tecnico ad Ecce Bombo , con i forti e prepotenti dialoghi e le numerose scene surreali, ma decisamente più maturo e continuo nella trama. Una commedia triste, malinconica, con aspetti della natura umana esasperati e portati al limite, in maniera allucinante. Qui l'introspettiva versione della vita del protagonista evidenzia e risalta il carattere personale dell'individuo più che quello della società o della politica. Lo stesso regista veste i (soliti) panni di un uomo profondamente disturbato, il più delle volte irritante, schietto, che cammina sul filo della follia. Michele è quello di Ecce Bombo, maturato (si fa per dire) e divenuto professore di matematica in una scuola frutto della modernità ricercata a tutti i costi. Diretto nel sondare le vite altrui ("sei sposata?"), nel giudicarle e nel dispensare consigli maniacali distaccandosi dalla realtà e non essendo in grado di gestire la propria, perchè la felicità va colta appieno. Meglio non raggiungerla anzi, piuttosto che arrivare ad un triste epilogo. La sofferenza la si accetta più quando è costante, piuttosto che come interruzione di un qualcosa di bello. Ogni dialogo, inserito in un contesto da commedia, ma serio ed elucubrante può creare spunto per infinite discussioni su cosa sia il malessere e la ricerca dello star bene. Controlla gli amori ed i dissapori di chi gli sta vicino, suo malgrado impotente, e non accetta di poter far parte lui stesso di una storia, questa volta da vivere come protagonista. E' inadeguato al mondo che lo circonda, solo e follemente disposto a farsi del male, questa volta senza un supporto corale come in passato: gli amici oggi lo sopportano, più che supportarlo. Dal punto di vista della storia sono numerosi i momenti di comicità, pur rientrando in un genere che richiama lo humor nero ed in alcune occasioni anche il giallo. Un dubbio mi resta: cosa è successo alla bambina immobile nel letto? Un tocco, forse, di classe che impreziosisce la pellicola. Meglio pensare alla torta sacher ed alla Nutella.

domenica 5 ottobre 2014

Fast & Furious 5 (2011)


Regia: Justin Lin
Anno: 2011
Titolo originale: Fast Five
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.3)
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Sebbene sia l'ennesimo della stirpe dei Fast And Furious, e per la precisione il quinti, è il mio preferito. Tanto per cominciare assistiamo ad una reunion mastodontica del cast: accanto a Toretto (Vin Diesel) ed O'Conner (Paul Walker) abbiamo Mia (Jordana Brewster), Roman (Tyrese Gibson), Tej Parker (Ludacris), Han (Sung Kang), Vince (Matt Schulze) e l'agente Hobbs (Dwayne Johnson). Insomma, una sacco di nomi, un sacco di protagonisti, e tutti ben miscelati per il giusto commando e giusta dose di divertimento. Già perchè le corse con le auto non sono accantonate nel peggiore dei modi, ma si amalgamano alla perfezione in un thriller dalla trama sì esagerata e pirotecnica, ma anche adrenalinica ed impressionante. Il pezzo forte resta Vin Diesel, ma questa volta ben coadiuvato da Walker e da The Rock. C'è il giusto spazio per tutti e tre, da dividere poi anche con i comprimari che si ritrovano a gestire molto bene ogni situazione. Tutto quanto è garanzia: si cerca un certo tipo di azione in cui donne e motori non portano solo gioie e dolori? Ecco che l'ennesima bravata di Vin Diesel ci fa rilassare sul divano a goderci le sue rocambolesche fughe in auto, i suoi piani azzardati e sempre più esagerati, le sue scazzottate che lo vedono primeggiare anche con un maestro del wrestling. Questa volta inoltre il salto in un'altra città non americana (vedi la terribile prova in Giappone) è azzeccata: Rio riesce a stuzzicare l'interesse, e come location per la malavita e le corse non è davvero niente male. L'intrattenimento viaggia sulle gomme incandescenti delle auto guidate da tutti i nostri eroi, ma si dipinge anche di un interessante elemento "rapina" che lo rende molto accattivante. Effetti speciali sbalorditivi ed un'improbabile, ma indubbiamente magnifica, fuga per le strade brasiliane con una caveau d'acciaio trainato dalle auto è senza dubbio da applausi. Gli sceneggiatori non hanno certo paura di osare troppo. Da vedere, per gli amanti della serie o dell'azione pura.

Juventus 3 - Roma 2

Grande Roma. Anzi, forse, per lunghi tratti di gara ha dimostrato di essere migliore. Di metterci in difficoltà e di non farci giocare. Ma non è una novità che sia una squadra degna di rivaleggiare con i bianconeri, e quest'anno hanno una marcia in più. Sono venuti a Torino a testa alta ed hanno giocato. Non che la Juve sia stata da meno, ma con le grandi soffriamo di più ed in una partita dove poteva succedere di tutto, di tutto è accaduto. Cinque reti subite dalle due migliori difese del campionato, ed infatti ci sono voluti ben tre rigori. Peggiore in campo l'arbitro che non vede (maggicamente) rigore con espulsione su Marchisio fin nei primi minuti. Poi ne fischia uno a favore delle Juvenuts, che potrebbe essere dubbio nella posizione. La logica però parla chiaro: la barriera deve stare dietro la linea tracciata dall'arbitro stesso (abbondantemente all'interno dell'area di rigore). Se ci si stacca e la si prende di mano, di cosa ci si lamenta? Appena cinque minuti ed ecco il contentino fischiato ai giallorossi. Trattenute reciproche con palla lontana dai due giocatori ed ecco il fischio riparatore. L'avrei fischiato? Solo se il difensore avesse strattonato l'attaccante o solo se, in caso di trattenuta reciproca, gli avesse causato danno. Secondo rigore per la Juventus: calcio su Pogba, dentro l'area: sacrosanto, ma neanche un'ammonizione. Poi dubbi sulla posizione di Vidal durante il tiro da fuori di Bonucci per la rete del definitivo vantaggio. Non era chiaramente sulla traiettoria della palla, ma obiettivamente copriva la visuale del portiere sulla partenza del tiro. Se era giusto il gol di Gabbiadini con il Genoa è giusto anche questo. Tutto ciò giusto per dare delle risposte ai vari piagnistei che si stanno alzando. Il vecchio detto chi vince esulta chi perde spiega, andrebbe cambiato in chi perde gli rode di brutto. Classifica in parte addomesticata e prime prove di fuga. Salutate la capolista.

sabato 4 ottobre 2014

Harry Potter E La Camera Dei Segreti (2002)


Regia: Chris Columbus
Anno: 2002
Titolo originale: Harry Potter And The Chamber Of Secrets
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.3)
Pagina di I Check Movies
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Eccoci arrivati, abbastanza velocemente secondo i miei canoni, al secondo capitolo della saga di Harry Potter.  Lo dico in quanto di solito lascio passare un po' più di tempo per i film del solito filone, ma fremo per raggiungere velocemente quello che ancora non ho visto, così ho deciso di darmi una mossa. Questo infatti non mi è nuovo, e lo considero inferiore al primo soprattutto per un discorso narrativo legato al personaggio. Ok, l'introduzione fanciullesca sul ragazzino, ma continuare così non mi entusiasma molto. Harry Potter, anche qui è un giovane normalissimo che non sa praticamente nulla dei propri poteri e del mondo fantastico che lo circonda. Per fortuna c'è sempre Ermione a dargli una mano, lei sei che con la bacchetta in mano se la cava. Lui è invece molto coraggioso, non segue le regole, spesso fa cose stupidamente insensate, è acclamato per meriti sportivi ed ogni tanto si ritrova delle doti innate che lo rendono speciale. Però, almeno per ora, di "maghesco" ha ben poco e devo dire che non accetto molto questa cose nel secondo libro film della saga. Siamo, come già detto, alla trasposizione cinematografica del secondo romanzo, che narra il secondo anno (in una manciata di giorni) ad Hogwarts in cui gli studenti imparano pochissime cose nuove, ma si trovano a dover affrontare un pericoloso mistero che metterà a repentaglio la vita di molti. I personaggi principali grossomodo si riconfermano tutti con l'aggiunta di un professore tanto vanitoso ed autoreferenziale quanto inutile (anche a livello di trama se vogliamo) ed un elfo magico dalle caratteristiche fisiche e facciali simili a Gollum. Il plot è molto simile ad un'avventura thriller per giovani e la componente fantasy resta assai forte, mentre quella horror stenta ad arrivare. Buoni gli effetti grafici e le ambientazioni, con qualche tocco in più rispetto alla pellicola dell'anno precedente, ma senza strafare. Si perde molta della freschezza e del fattore novità presenti nel primo capitolo, a scapito di una storia lineare, non certamente sottotono, ma che non aggiunge particolari elementi positivi in più. La versione bluray è quella del cofanetto: una cosa importante che mi ero scordato di dire precedentemente è la presentazione dei dischi. Questi non presentano alcun titolo stampato, quindi si fatica (anzi, è impossibile) stabilire cosa stiamo inserendo nel lettore. Per adesso sembrano inseriti nell'ordine giusto, ma insomma un po' più di attenzione per questo particolare non avrebbe guastato. Il video è ok, l'audio italiano un Dolby Digital 5.1 che in un paio di scene ti stupisce. Gli extra sono migliori rispetto all'altro disco e tra parentesi potete vedere la durata in minuti:
  • Intervista con Rowling e Kloves (16)
  • Lockhart's classroom (1)
  • Behind Hogwarts (17)
  • Interviste con gli studenti (8)
  • Interviste con i professori ed altro (10)
  • Scene eliminate / estese (16)
  • Primo anno ad Hogwarts (2)
  • Trailer
  • Contenuti online