lunedì 29 settembre 2014

Big Bang Theory [Stagione 7]


Anno: 2013 - 2014
Stagione: 7
Titolo originale: The Big Bang Theory
Numero episodi: 24

Dall'ultima volta che ho visto Big Bang Theory  è passato quasi un anno quindi indubbiamente ne sentivo molto la mancanza. Sarà stata quindi la nostalgia, ma mi sono divorato i ventiquattro episodi in una manciata di giorni e l'ho trovata divertente come le prime. Certo, avrei preferito che molte puntate fossero leggermente più legate tra loro (ad esempio quella del tavolo non ha ripercussioni sul resto), ma nel complesso abbiamo un evolversi della trama su buoni livelli. Non tutto è esaurito e copiato dalle precedenti. Il divertimento è assicurato, certo non in maniera sguaiata, ma non mancano i siparietti che ti permettono di ridere ad alta voce. Avvengono alcune grandi novità come il primo bacio tra Sheldon ed Amy, Rajesh sembra trovare una ragazza e soprattutto ci fa sesso, Leonard e Penny decidono di sposarsi. Questa è però solo una promessa di matrimonio, la stagione si conclude, lasciando tutto quanto aperto, compresa la negativa presa di posizione di Sheldon che partirà per un viaggio in solitaria. Insomma di carne al fuoco ne è stata messa in abbondanza ed aspetto fiducioso la prossima, così da godermela appieno.

Hellboy (2004)


Regia: Guillermo Del Toro
Anno: 2004
Titolo originale: Hellboy
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (6.8)
Pagina di I Check Movies
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Può anche essere un film divertente per certi versi ed emozionante, con molta azione. Di sicuro però non mi ha entusiasmato troppo e non so perchè, ma attendevo qualcosa in più almeno dalla trama. Questa è veramente troppo frastagliata ed anche il cambio repentino di ambientazione (dagli USA alla Russia) lo ho trovato fine a se stesso e con poco senso. Ovviamente, anche in questo caso non posso basarmi sul fumetto da cui si ispira il film, perchè come al solito non ne ho letto nemmeno uno. Trovo il personaggio di Hellboy un po’ simile a quello di Devil Man che accompagnò i pomeriggi della mia infanzia, ma non saprei dire quale dei due è nato prima o si adatta all’altro. Del Toro, che a quanto pare sa lavorare bene con il fantasy ed il fantastico (Il Labirinto Del Fauno) ha messo su un prodotto che si presta bene all’azione ed utilizza molti effetti speciali e tanto trucco. Il risultato è buono nel complesso, sebbene alcune scene, soprattutto quella dello scontro finale, siano un po’ troppo veloci e rocambolesche. Messe lì tanto per fare ciccia insomma, in un contesto che è molto fumettistico. Le atmosfere risultano, anche quelle più ombrose e scure, ben colorate, quasi come se i pastelli dovessero tingere forzatamente la pellicola. Interessante, in ambito dei personaggi, anche l’utilizzo di alcuni macchinari che ricordano un poco lo steampunk e la presenza dell’iconografia religiosa che ha una sua certa importanza nella lotta tra il bene ed il male. Là dove però, non tutto è ben definito: Hellboy infatti lotta con i buoni, ma dovrebbe stare dall’altra parte. Un film piacevole, per gli amanti del relax su storie d’azione tratte dai fumetti. Un buon inizio, ma forse troppo scontato nella trama e nell’atteggiamento del personaggio principale.

domenica 28 settembre 2014

MotoGP 2014: Alcaniz (Aragona)

Gran Premio davvero atipico e sfortunato, soprattutto per Rossi, che cade quasi subito mettendo le gomme sull'erba sintetica bagnata: cataclisma. Finisce giù in un normale tentativo di superare Pedrosa. Poco prima era toccato a Iannone che duellava con Lorenzo e Marquez. Poi arriverà la pioggia e sarà uno spucinio. Vince così Lorenzo, che intelligentemente cambia la moto con gomme da bagnato, cosa non fatta da Pedrosa e Marquez infatti finiti anche loro per le terre. Adesso si complica molto la battaglia in classifica generale che vede l'irraggiungibile Marquez a 292 punti seguito da Pedrosa con 217, poi Rossi 214 e lì vicino a pressare ecco di nuovo l'ombra di Lorenzo a 202. La caduta inoltre ha messo anche un po' di paura: non dovrebbe esserci nulla di rotto, Vale sta bene, ma è in ospedale per il trauma cranico subito. Coraggio dottore, siamo con te.

Atalanta 0 - Juventus 3

Prima di tutto i miei complimenti all'Atalanta che è stata l'unica squadra tra Campionato e Coppa a crederci e voler fare la partita. In tutte le altre gare abbiamo visto la Juventus attaccare ad oltranza, con un possesso palla schiacciante, azioni d'attacco a non finire ed alcuni salvataggi difensivi dovuti perlopiù a contropiede o sporadiche e quasi casuali alzate di testa degli avversari. A Bergamo è stato diverso perchè  fin da subito gli atalantini hanno voluto spingere ed intimidirci, creando gioco e bloccando sia Marchisio che Bonucci, solitamente dediti a lanci ed aperture illuminanti. In poche parole sono scesi in campo con la voglia di giocarsela ed il rispetto di chi, più debole sulla carta, sa di poter fare il colpaccio. Da parte nostra invece la solita cattiveria e fame che ancora non ci hanno abbandonato. Ed è stato pure un buon test, forse il migliore finora, per la nostra difesa e per provare anche a subire gli attacchi degli avversari. Perchè per essere forti si deve anche saper giocare dietro, e diciamo che tutti hanno fatto bene i compiti. Forse un po' meno Evra che deve ancora capire come crossare al meglio per Llorente, ancora a secco (ma niente di preoccupante) e per alcuni disimpegni. Rispetto allo scorso anno qualcosa di importante comunque dietro è cambiato: alcune volte ricorriamo a spazzare via il pallone senza giocarlo sul compagno più vicino. Può essere un bene, soprattutto se la pressione è tanta, ma esteticamente è un po' peggio. Inoltre con un Tevez così stellare possiamo contare molto di più sulle reti che vengono fuori dal reparto offensivo (doppietta anche qui). Segna pure Morata il suo primo goal in Serie A mentre Buffon para magnificamente un rigore inventato dall'arbitro Orsato che ammonisce anche il povero Chiellini, vittima di un tuffo plateale dell'avversario. A parti invertite si sarebbe scatenato il finimondo, ma concludiamo la partita di nuovo senza subire reti. Ed è un record vincere le prime cinque partite con la porta inviolata. Considerando le ultime partite dello scorso anno sono ben 801 minuti (5*90 di questo campionato + 3*90 dello scorso + 81 dal goal di Zaza), che purtroppo non vanno assegnati tutti a Buffon. Ok, statistiche a parte: salutate la capolista!!!

sabato 27 settembre 2014

Harry Potter E La Pietra Filosofale (2001)


Regia: Chris Columbus
Anno: 2001
Titolo originale: Harry Potter And The Philopher's Stone
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (7.4)
Pagina di I Check Movies
Acquista su Amazon (cofanetto)

La saga di Harry Potter è abbastanza mitica nel panorama del cinema fantasy o quello per ragazzi (oppure nerd), talmente mastodontica e fortunata che tutti sanno di cosa tratta, ed un numero esorbitante di fan  avrà scritto migliaia di articoli a riguardo. Quindi state sereni, non scriverò frasi del tipo "voi babbani che state leggendo" e mi limito ad una brevissima analisi di un genere che per quanto mi possa sforzare non mando giù. I libri della Rowling su cui si basa sono sette, per otto film (l'ultimo è diviso in due tempi) e questo è ovviamente il primo. E' bene partire dall'inizio infatti ed io sono un po' a digiuno. Avevo già visto questo e gli altri due sequel, notando un crescendo di interesse da parte mia in quanto anche i personaggi maturano e si perde (fortunatamente) quel senso fanciullesco che qui è molto introduttivo. Infatti il buon Harry, la secchiona Hermione ed il timido Ron sono solo dei ragazzetti che vivono un'avventura magica e sensazionale. Di quelle che catturano però più il pubblico giovane e da famiglia rispetto che me medesimo, difficile da classificare. Il film comunque si difende bene anche a distanza di anni, con buoni effetti speciali che però mostrano al pubblico tutte cose già viste e già provate in passato. Non so se è un limite narrativo legato al romanzo (che non ho letto e dubito che mai lo farò), ma abbiamo numerose scene che risultano deboli prima tra tutte quella della partita di scacchi, altre invece che almeno secondo me aiutano a rafforzare il mito: la partita di "quidditch" è abbastanza divertente. I soggetti li ho trovati ben ispirati anche se abbastanza odiosi e da nocchini nel capo, soprattutto la bimba che sa fare tutto lei. E' comunque un aspetto positivo poichè racchiudono molti clichè relativi a storie di ragazzi. La mie scene preferite però restano al di fuori del mondo magico e fantastico di Hogwarts, e sono quelle all'interno del nucleo famigliare. Quel senso di quasi Cenerentola con gli zii ed il cugino simili ad aguzzini è decisamente ironico e ben fatto. Si sposa perfettamente con la presentazione del personaggio. Un prodotto comunque davvero buono sotto molti punti di vista. La versione bluray del cofanetto invece mi ha deluso: la parte video tiene abbastanza bene sebbene non sia impeccabile, l'audio italiano è in Dolby Difital 5.1 che soffre solo in alcuni dialoghi troppo bassi rispetto al contorno, mentre gli extra sono veramente pochi. Mi aspettavo davvero qualcosa di più:
  • Capturing The Stone (16 minuti)
  • Ghosts of Hogwarts
  • Yearbook chapters (con 12 clip)
  • Quidditch lesson
  • Dragon egg lesson
  • Fun And Games (9 minuti)
  • Trailer (1 teaser e 1 trailer)
  • Additional footage (9 minuti)

Herman Hesse - Siddharta




Autore: Herman Hesse
Anno: 1922
Titolo originale: Siddhartha
Voto: 2/5
Pagine: 169
Finito: 1994
Pagina di Anobii
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Trama del libro e quarta di copertina (Wikipedia):


Il libro narra la vita di Siddharta, giovane indiano, che cerca la sua strada nei più svariati modi. Fin dall'inizio il narratore si dimostra esterno, benché faccia intuire che la storia di Siddharta sia tra le più particolari, non esprime un suo punto di vista. Si può dire che la focalizzazione sia quella del giovane. Siddharta inizia il suo viaggio affiancato dall’inseparabile amico d’infanzia, Govinda, il quale lo ha sempre visto come un saggio. I due decidono di andare a vivere con i "Samana", asceti che vivono di poco o nulla, che imparano a immedesimarsi con tutto ciò che incontrano: così fa infatti Siddharta. Dopo aver vissuto con loro, lui e Govinda decidono di andare a vedere il Buddha Gotama, alla quale setta Govinda decide di aggregarsi. Siddharta rimane quindi solo e arriva in una città, dove conosce la bella Kamala. Il personaggio, che dapprima sembrava “immacolato”, si dimostra soggetto alle debolezze umane, lui che considerava male quei comportamenti e che se ne considerava superiore. Dopo anni e anni passati con Kamala, Siddharta si dispera, capisce il suo errore e scappa. Kamala abbandonata dall’uomo che ama e da cui sa di non essere amata porta in grembo un figlio destinato a chiamarsi come il padre. Anche senza dichiararlo apertamente, l'autore lascia intendere che Siddharta incontrerà il figlio. Questo succederà solo dopo un lungo periodo di transizione dell’ormai uomo Siddharta che, dilaniato dai rimorsi per il suo stile di vita degli ultimi anni, ipotizza per sé il suicidio come forma estrema di purificazione. Ma il caso, forse il destino, lo aiuta: prima desiste dal suo intento grazie alla meditazione dell'Om, poi incontra Govinda divenuto monaco buddhista. L’amico subito non lo riconosce, anzi si ferma pensando di aiutare uno sconosciuto. L’incontro tra i due è toccante, ma quando si separano si ha di nuovo la sensazione che si rivedranno. Siddharta ha ritrovato un motivo di vita e cerca una nuova strada, che trova sulle sponde dello stesso fiume nel quale pensava di porre fine alla sua vita. A quel punto si imbatte in un barcaiolo che insegna al ragazzo l’essenza dell’acqua, mostrandogli il proprio spirito, come se il fiume fosse un’entità viva. Vasudeva, questo il suo nome, ci abita e condivide con Siddharta l’idea che il fiume sia vivo, che parli, che insegni. Siddharta decide di rimanere con Vasudeva da cui imparerà molto, anche durante i lunghi silenzi. Un’altra scena toccante si ha con il passaggio di Kamala che è in viaggio per trovare Gotama, il Buddha ormai morente; con lei c’è il piccolo Siddharta. Un serpente morde la madre, il piccolo piange e richiama l’attenzione del padre che, riconosciuta la donna, cerca di aiutarla, ma tutto è inutile: ora Siddharta ha un figlio da crescere. Come in tutti i romanzi c’è l’antagonista dell’eroe, ma è un paradosso: di Siddharta è lo stesso figlio. Il giovane ragazzo è ribelle, non lavora, si annoia, non vuole imparare: totalmente il contrario del padre. Dopo anni di sofferenza, il figlio scappa e Siddharta è costretto a lasciarlo andare: sono troppo diversi per poter convivere. Questo episodio, inoltre, induce Siddharta a pensare a quando anche lui aveva abbandonato suo padre e al dolore che gli aveva sicuramente procurato. Ascoltando la voce del fiume, tuttavia, il dolore di Siddharta si placa gradualmente e l'uomo ottiene un maggiore comprensione del mondo e di se stesso che arriverà al culmine con l'illuminazione. Vedendo che finalmente l'amico ha raggiunto la sua meta, anche il vecchio barcaiolo lascia Siddharta, recandosi nella foresta. E qui si chiude il libro, nel rincontro di Siddharta e Govinda, ormai vecchi, vissuti, sapienti. L’amico ancora una volta non riconosce Siddharta, invecchiato, cambiato. Si raccontano le loro vite, ma soprattutto Govinda chiede all’amico quale sia, dopo tutti questi anni, la sua filosofia e Siddharta attua un monologo in cui esprime il suo insegnamento morale, come una lezione di vita su come giudicare per essere giudicati, su come cercare la conoscenza e su come anche il più puro degli uomini si possa ritrovare nel peccato. Alla fine Govinda si accorge, con una sorta di visione, che Siddharta è anch'egli un buddha, ed è ormai unito all'atman (l'anima del mondo), avendo raggiunto il nirvana in vita, come il suo maestro Gotama (e il barcaiolo Vasudev

MTC #5

E' passato quasi un mese dall'ultimo MTC a cui ho partecipato e questa volta mi ritrovo in squadra proprio con colui che ha dato il nome all'evento: il Turo. Eh già, io e lui insieme, coppia d'attacco inarrestabile come Del Piero e Trezeguet, Maradona e Careca, Balbo e Fonseca, Gianni e Pinotto o anche Sussi e Biribissi. Questo fattore decisivo però non basta per completare una rimonta con squadre sulla carta leggermente squilibrate (perdiamo 8-7) e la corsa, il fiato ed i polmoni restano valori di prim'ordine. Nel complesso riesco a cavarmela, senza stramazzare al suolo come invece avevo previsto. Saltano così le quote dei maggiori bookmakers londinesi, visto che saggiamente gioco di sponda e pascolo nell'area avversaria riducendo al minimo (che resta sempre un massimo per me) gli sforzi. Colleziono pure una serie di tiri che inquadrano lo specchio della porta che sembrava difesa da Gigi Buffon. Un potente tiro di sinistro lacera la mia scarpetta, adesso inutilizzabile, impedendomi così di correre a spron battuto. Tanto meglio. Siglo un'importante e pesante doppietta, con una rete che oserei definire splendida (non a caso il blog è mio): schema da Oscar per i migliori effetti speciali durante una punizione di New Mirko e raggiungiamo il pareggio del 5-5 dopo che eravamo sotto di un cesto di goal. Ecco la telecronaca di Sandro Piccinini, in visita al Magonello per assistere al nostro match:


mercoledì 24 settembre 2014

Juventus 3 - Cesena 0

Vittoria netta e tanti aspetti positivi per questo turno infrasettimanale. Ok, il Cesena non sarà certo il Milan, ma gioca allo stesso modo e nonostante una partenza turbo della Juventus, si "fatica" (notare le virgolette) a trovare lo spazio giusto per segnare. Al terzo fallo di mano in area di rigore, finalmente l'arbitro si decide, così Vidal, nuovamente titolare segna la sua prima rete del Campionato. La Juve comunque non si arrende, nel senso che non è appagata e continua il copioso possesso palla e le numerose occasioni da gol. Soprattutto Giovinco, davvero in forma, si prende l'onere di spingere, correre, giocare e dribblare. Ci prova in ogni modo, di destro, di sinistro, su punizione. Raccoglie pure un palo, è però sempre Vidal che si porta a casa una doppietta. I padroni di casa sono anche padroni del campo, e sebbene l'avversario non sia mai pericoloso si nota comunque la solita cattiveria e voglia di attaccare anche a risultato acquisito. E' in questo modo che Padoin confeziona un buon assist per lo Lichsteiner. C'è poi spazio pure per cinque minuti di un osannato Pepe che dimostra di esserci. Corriamo su ogni pallone anche nei minuti di recupero e se devo trovare il pelo nell'uovo lo faccio con la prestazione offensiva di Evra, non sempre attento e mai utile per metterla sulla testa di Llorente (a secco) ed anche sulla rete divorata da parte di Morata. Quattro partite, quattro vittorie, punteggio pieno, sette reti fatte, nessuna subiti. Vi invito a salutare la capolista.

domenica 21 settembre 2014

The Lone Ranger (2013)


Regia: Gore Verbinski
Anno: 2013
Titolo originale: The Lone Ranger
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (6.5)
Pagina di I Check Movies
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Lo strapotere della Disney riesce a far sopravvivere un film così e così anche quando è un rifacimento di vecchie pellicole e con una storia ormai troppo noiosa per essere interessante. E lo fa con numerosi effetti speciali che si fanno godere alla grande, e con un cast (Johnny Depp, poi gli altri li conosco poco) che attira pubblico ed alcuni richiami alla trilogia di successo dei Pirati Dei Caraibi.  Cose che poi a bene vedere a me interessano fino ad un certo punto. Ok piacevoli le scene d'azione, e veramente ben fatte le sparatorie e gli inseguimenti sui treni. Ma di Johnny Depp che scimmiotta se stesso, o meglio che imita il proprio personaggio di Jack Sparrow potevo farne anche a meno. Qui interpreta un pellerossa, non un pirata, sebbene siano suonati entrambi. Poi che si tratti di un rifacimento, indubbiamente molto elaborato, di Lone Ranger, un famoso eroe di svariati decenni fa, a me non tocca per niente. E credo che non tocchi neanche la maggior parte del pubblico (giovane) che è accorso al cinema: di fumetti e di western so ben poco e costruire una storia così elaborata non acceso in me nulla di più che un normale e tranquillo interesse. Si tratta di oltre due ore di pellicola, dove non c'è solo azione ed avventura, ma anche numerose scene che rischiano di annoiare. La Disney inoltre rende stucchevole un personaggio che non uccide mai i cattivi. Eppure gli indiani cadono come mosche sotto le smitragliate dell'esercito, ma mai e dico mai e lo ripeto ancora "mai" che l'eroe (spesso) mascherato riesca a colpirne uno (almeno volontariamente) per ucciderlo. Boia oh, basta dai. Ha strappato il cuore a tuo fratello e lo ha mangiato, cosa vuoi fargli portarlo ancora in aula? Ai tempi del Far West? Anche se leggi l'illuminista John Locke datti una calmata. Anzi, togliti un po' di quella calma ed inizia a sparare anche a vanvera, ma ribellati. Diviene così un prodotto quasi esclusivamente per ragazzi, una specie di commedia ambientata nel deserto americano di fine ottocento. Con una spalla simpatica, ma che resta una spalla (sarebbe Jack Sparrow in alcune movenze e nella mimica facciale, ma senza tutto il resto) ed un eroe che fa il buono a tutti i costi. Il resto invece va benone, dai costumi ai dialoghi in molti casi divertenti passando per i già citati effetti speciali e le scene d'azione.

sabato 20 settembre 2014

Milan 0 - Juventus 1

C'era chi dopo appena due partite pensava di aver vinto lo scudetto. Eppure il campionato è lungo. Ma buona parte della stampa si esaltava per un attacco stellare a detta loro, che avrebbe portato innumerevoli benefici alla causa. Si dimenticavano però delle cinque e dico cinque reti subite, sempre nelle solite appena due partite giocate. Dall'altra parte c'era invece la Juventus che faticava a segnare e ne metteva dentro soltanto tre, sempre nelle solite due partite. C'era anche da dire che la sua porta restava inviolata.  Così questa sera, a Milano, mi aspettavo una gara da parte dei rossoneri (quasi campioni in carica) votata all'attacco ed al bel gioco. Mi sono quindi stupido nel vedere i primi venti minuti di assedio assoluto da parte degli ospiti, e sebbene non ci siano state chissà quante occasioni da rete, il pallino è sempre stato in mano ai bianconeri. Nel commento di Sky è addirittura venuto fuori che il giocare da provinciale (cioè catenaccio e chiudersi in difesa) è un pregio del Milan che ha rispetto per l'avversario. Ricordo che siamo ancora con assenze importanti quali Pirlo e Barzagli e che Vidal partiva dalla panchina. Eppure eccoci lì, un palo, decine di azioni d'attacco contro qualcuna sporadica mal riuscita e soprattutto un gol di Tevez che sblocca il tutto. A nulla serve inserire nel secondo tempo quattro punte: c'avete ancora un po' da imparare, ed intanto salutate la capolista.

Ecce Bombo (1978)


Regia: Nanni Moretti
Anno: 1978
Titolo originale: Ecce Bombo
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.2)
Pagina di I Check Movies
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"Cosa vorresti fare da grande?"... E rispondendo a questa domanda non ci sarebbe certamente stato il guardare un film di Nanni Moretti. Poi, da grande, perchè ora lo sono, mi è stato consigliato Ecce Bombo ed ho messo da parte i miei pregiudizi. Bene, poichè si aprono nuovi orizzonti. Siamo nel 1978, un decennio dopo le stagioni sessantottine ed un gruppo di ragazzi, passa le proprie giornate a giocare ad essere adulti. Ma non solo: è il ritratto di una generazione palesemente vuota che cerca il modo migliore, o quello più anticonformista possibile, per farsi notare e per dimostrare agli altri quanto si è originali. Moretti lo fa essenzialmente con numerose e brevi scene surreali, non sempre legate tra loro, che racchiudono un aspetto satirico e da commedia. La parti recitate, quasi a teatrino, sono colme di dialoghi interessanti che intelligentemente fanno uscire il senso di desolazione e tristezza che è esercitato dai vari personaggi. Una sorta di autolesionismo indotto per far sì che il mondo esterno possa vederli come singolari, particolari, unici, ma facenti parte anche di un movimento politico che non è riuscito appieno nei suoi intenti. I ragazzi che si trovano al bar o in una stanza, riescono in poche battute a sterilizzare e svuotare concetti di gran lunga più profondi, mettendo a nudo soltanto l'importanza di poter creare un qualcosa di diverso e magari di rivoluzionario. La voglia di apparire. Di apparire come intellettuali a tutti i costi. La noia e le banalità sono talmente strazianti che anche oggi è possibile guardare con occhio critico non solo quella generazione, ma un po' tutte, la nostra compresa. Situazioni imbarazzanti ed insolite come quella di ritrovarsi ad Ostia per ammirare il sole che sorge (salvo poi scoprire che l'alba sarà dalla parte opposta) non si fermano alla mera ironia del caso, ma vanno oltre, riuscendo a dipingere aspetti positivi là dove non ci sono ("sarà stato un segno del destino") o ad autocommiserarsi per insistenti e stupidi errori comportamentali. Il susseguirsi di gag che non sono gag e di dialoghi, che nel loro essere mediocri all'interno della storia narrata, ma profondi ed esasperati se visti con occhio critico da parte nostra, fanno sì che si possa mettere da parte la pochezza stilistica di un lavoro cinematografico acerbo e giovane. Commedia quindi, a tratti leggermente comica, ma come quella di Monicelli in Amici Miei che ha forti tratti di drammaticità. Consideriamo inoltre i venticinque anni di Moretti che si presenta già con la sua seconda opera e guarda alla propria generazione senza distacco, ma con molto senso critico. E soprattutto nella parte finale, con la ricerca di Olga, sembra che il gruppo sia in qualche modo riuscito a costruire un'impresa, coinvolgendo anche altre persone. Eppure il fallimento è lo specchio di un patetico tentativo che fa risaltare le debolezze e la mancanza di concretezza: solo Michele (Moretti per l'appunto) incontrerà la ragazza, ed i due si guarderanno senza proferire alcuna parola o pensiero. Un'ennesima sconfitta d'intenti. Adesso mi viene un dubbio: sarei stato notato maggiormente se avessi scritto questa recensione, o se non l'avessi scritta affatto? [semi cit.]

venerdì 19 settembre 2014

Il nuovo Hangouts

Da alcuni giorni è uscita la nuova versione di Hangouts, il messanger multi piattaforma di Google che adesso ha introdotto anche le chiamate Voip. Ok, nulla di nuovo, io per questi servizi continuo a trovarmi splendidamente con Skype, ma resta un passo avanti rispetto al più blasonato WhatsApp ad esempio.  Questo ha la grande pecca di non poter essere usato (o almeno non facilmente) su pc o slegato ad un numero telefonico. A Google lavorano spesso sull’integrazione dei loro svariati servizi ed il vecchio Gtalk (nome che preferivo all’odierno Hangouts) lo adoro in quanto è sempre lì presente, quando ti controlli l’email sul browser o  guardi le tue foto su Google+ e puoi pure switchare tra smartphone e desktop. A questo giro hanno deciso di integrarlo con Google Voice, in modo da consentire le chiamate vocali attraverso internet. Davvero estremamente comodo. Ed era l’ora, visto che fino a pochi giorni fa oltre alla messaggistica potevamo utilizzare la videochiamata (che diciamocelo, è odiosa e costosa dal punto di vista del consumo di traffico). Finalmente quindi ci siamo, e se già con altri aggiornamenti avevano integrato la gestione degli sms e dei contatti presenti in rubrica, adesso il cerchio si chiude includendo anche le telefonate. Però vederlo solo in questo modo ritengo sia riduttivo, perchè le sue potenzialità, forse sfruttate solo da una minima parte dell’utenza, comprendono anche le conference call e la trasmissione live di eventi. Eh già, l’integrazione avvenuta tempo fa con il social network Google+ permette di avere canali assai variegati e di portare l’esperienza ben oltre la semplice messaggistica istantanea. La versione 2.3 permette di scaricare Hangouts Dialer che come suggerisce il nome aggiunge la possibilità di comporre numeri telefonici ed iniziare conversazioni via internet. Anche se non lo scaricate, ad ogni modo, per i contatti che lo supportano sarà possibile visualizzare la "cornetta" grazie alla quale chiamare. Certo, con dialer (sia wifi che sotto rete 3G) potrete raggiungere anche telefoni tradizionali o cellulari di ogni tipo. Non è tutto gratuito però: funziona esattamente come Skype, ovvero le chiamate verso i vostri contatti non hanno costi, ma le altre hanno un tariffario che potete leggere qui.
Per l'Italia al momento sono questi:

Cattivissimo Me 2 (2013)


Regia: Pierre Coffin, Chris Renaud
Anno: 2013
Titolo originale: Despicable Me 2
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (7.6)
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 Secondo divertente capitolo riguardante le avventure di Gru che questa volta prende il sopravvento rispetto alle tre orfanelle, messe un po’ in ombra. D’altra parte il Cattivissimo dovrebbe essere lui, anche se pure in questa storia di malvagio non c’è proprio niente, e qui addirittura veste i panni di un agente speciale che combatte il male. Come già detto tutto molto simpatico, e risulta genuino nonostante il pubblico abbia avuto ben tre anni a disposizione per digerire i personaggi. Ovviamente il tutto è rivolto ad una platea di giovanissimi, ma mancano, per fortuna,  le stucchevoli morali in stile Disney ed i Minion sono un’arma in più: roba tipo gli Oompa-Loompas, ma con una parte molto più importante all’interno della trama. Il fatto che siano entrati prepotentemente nelle vite di alcuni, lo dobbiamo soprattutto al grande successo del primo capitolo, al fatto che sia divertenti (anche se non esilaranti) ed all’ottimo marketing che ha saputo sfruttare diverse vie per accedere al nostro interesse. Ad esempio io ho passato diversi mesi a giocare a Cattivissimo Me in versione per Android, e molte situazioni o personaggi sono ben legati al film. Dai cattivi (quelli veri) ai buoni. Ed è qui, per questo motivo che vedo come fondamentali i Minion. Non stanchi poi, e soprattutto per non sspossarci, hanno inserito bene anche un personaggio secondario (ma fino ad un certo punto) come la sbadatella Lucy che completa la storia e rende Gru più realistico, umano e piacevole. E’ così possibile costruire un timido flirt tra i due, oltre che un capitolo essenzialmente volto alle più comuni spy stories. Vincente anche l’utilizzo di una colonna sonora non modernissima, ma con diversi successi orecchiabili (anche in minionese). E queste parti colmano quelle in cui l’ex cattivo non compare, fungendo da collante. Così alcuni buchi narrativi risultano sistemati e non si nota il fatto che questo 2 sia una sequel: lo si guarda liberamente senza troppe aspettative. Quindi promosso da parte mia.

mercoledì 17 settembre 2014

Juventus 2 - Malmo FF 0

Ci eravamo lasciati con enorme tristezza la possibilità di poter fare bella figura in Europa. Ci risiamo, e questa volta il girone inizia in maniera impeccabile. Tre punti presi, due reti segnate (più una regolare annullata) e zero subite. Ok è vero che giocare in casa per noi è abbastanza semplice, ed è vero che il Malmo non è proprio irresistibile, ma non abbiamo fatto brutta figura. Anzi, mai un vero pericolo per la nostra difese, e diverse occasioni d'attacco. Ecco forse, la Juve di #noallegri pecca un po' là davanti con alcune sbadataggini: le azioni d'attacco sono molte, sebbene non tutte si concretizzino a dovere. Doppietta di Tevez che non segnava in questa bellissima Coppa da secoli, e siamo primi nel girone. L'Atletico perde in casa dell'Olympiakos per 3-2, ma mancano ancora troppe gare per poter gioire. Stare con i piedi per terra è la cosa più importante ed i prossimi scontri saranno senza dubbio più complicati. Ma oltre a partire bene era essenziale vincere contro chi è alla nostra portata, non sempre scontato in questa competizione.

martedì 16 settembre 2014

Monuments Men (2014)


Regia: Monuments Men
Anno: 2014
Titolo originale: The Monuments Men
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (6.1)
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Accidenti che fatica. Tornare alla Seconda Guerra Mondiale per fare un film di guerra sull’arte. Ma come si fa a toppare in modo così grandioso? Un cast che prevede George Clooney (anche regista) Matt Damon, Bill Murray, Cate Blanchett…  Avrebbe potuto essere qualcosa di interessante, con i nazisti che  rubano le opere d’arte (beh avessero fatto solo questo…) ed i buoni che iniziano una caccia al tesoro per liberarle. Eppure si vuole raccontare una storia seria, con un principio di commedia. E diavolo, se abbiamo bisogno di un Indiana Jones, ci andiamo a guardare quello vero. Qui si ha invece un massacro della drammaticità e dell’azione al tempo stesso. Si riesce a perdere il senso di ogni cosa e resta strano che i personaggi, vestiti così male da questi attori, riescano invece a trovare le opere d’arte scomparse. Credo che una dose così forte di sonnifero in un film che tratta, anche, di guerra, non la avevo mai presa. Poi che ci si basi su di un qualcosa di realmente esistito è una scusante piuttosto che un pregio. Tanto non è che avrebbe dovuto essere un documentario, quindi ci si poteva aspettare molto di più, osare molto di più, e mostrare molto di più. Quando c’è così poco, basta un niente a renderlo migliore. Al di là dello sterile riassunto di alcuni avvenimenti e della descrizione acerba di ben poche scene, non si va. Il filo che segue tutta la trama è frastagliato nonostante sia dritto e teso. Veramente brutto.

lunedì 15 settembre 2014

Gli Stagisti (2013)


Regia: Shawn Levy
Anno: 2013
Titolo originale: The Internship
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (6.3)
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Commedia alquanto normale, se non fosse che è ambientata in Google. E' un lunghissimo è continuo spot sulla società di Mountain View (ci sono stato anche io) che per diversi nerd può essere, e lo è, una cosa simpatica ed al tempo stesso l'unico punto di forza. Il film è divertente in alcune occasioni, quando le gag solitarie, slegate anche dal contesto, richiamano cult tecnologici come l'auto di Street View o le app per Android. Certo è che se fosse stato ambientato in un'altra società, non so se mi avrebbe "preso" in questo modo. La storia è infatti lineare e decisamente scontata con i due "anziani" stagisti Owen Wilson e Vince Vaughn che apportano un modo di pensare differente (sebbene il think different sia prerogativa commerciale Apple) a giovani genietti informatici. Nel complesso più che una trama divertente, abbiamo un insieme di gag sporadiche inserite qua e là. Queste hanno il doppio compito di divertire usando luoghi comuni o situazioni reali come l'avere un'idea geniale già realizzata (Instagram) oppure portarsi via il cibo distribuito gratuitamente all'interno della sede. Alla fine però, tolto questo resta poco: il duo miracolosamente riesce nell'intento di farsi notare pur non dando niente di realmente costruttivo. Altra nota che forse stona è proprio il fatto che la coppia di comici sia una coppia. In un altro genere di film, sarebbe bastato, nella maggior parte delle occasioni un solo ed unico personaggio principale, mentre qui ognuno fa da spalla all'altro, sebbene non in maniera così convinta. Se non fosse per l'ambientazione insomma sarebbe ben sotto le aspettative.

domenica 14 settembre 2014

MotoGP 2014: Misano (San Marino)

Avevo addirittura rischiato di perdermela: settembre è ancora un mese da spiaggia. Per fortuna mi sono ricordato all'ultimo di registrarla, così da poter assistere alla vittoria di quel giovincello di Valentino Rossi. Eh già, gara spettacolare con il nostro super eroe senza età che già dai primi giri duella con Lorenzo e con Marquez. Nell'uno contro uno dimostra di non aver paura, si butta nella mischia a testa bassa, stacca come se non ci fosse un domani ed inventa traiettorie impossibili per sorpassi e contro sorpassi. E' primo inoltre quando Marquez, per spingere al massimo ed andare oltre ogni limite non ce la fa e scivola. Vittoria meritata, la 107° in carriera e per uno che supra i 5000 punti totali raccolti non ci sono record che tengono: 18 anni e 27 giorni sono la striscia più lunga tra la prima vittoria e l'ultima (fino ad ora). Dai Dottore, dai.

La Notte Dei Morti Viventi (1968)


Regia: George A. Romero
Anno: 1968
Titolo originale: Night Of The Living Dead
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (8.0)
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Ecco, nonostante mi piacciano abbastanza gli horror, non sono uno che va a ricercare vecchi film degli anni sessanta con gli zombie. Anzi, di questi ho una conoscenza piuttosto blanda derivata dagli ormai famosi episodi di The Walking Dead o roba tipo World War Z. Fino a qualche anno fa neanche avrei preso in considerazione un film del genere, per giunta in bianco e nero, ma volevo partire dall'inizio. Così mi sono avventurato con questo primo capitolo di Romero che almeno in teoria dovrebbe essere tra i più famosi film sugli zombie. Ho scoperto poi che comunque non è il primo in assoluto, ma è stato anticipato da almeno cinque pellicole, di cui una addirittura a colori. Non nascondo che una volta iniziato, non vedevo l'ora che finisse, poi però ha preso piede ed iniziato a piacermi sul serio. Ho dovuto ricredermi perchè a mio avviso questo film può piacere anche agli ignorantoni come me che lo guardano oggi per la prima volta. Anche l'uso del bianco e nero, oltre ad avere un suo fascino intrinseco, ci regala un senso di spettralità non indifferente. Inoltre alcuni elementi colpiscono fin da subito l'attenzione: il protagonista è di colore (Duane Jones) ed ogni personaggio è una realistica fotocopia dell'umanità. Non cè il buono assoluto e neanche il male assoluto. Basta pensare che gli zombie non sono niente altro che vittime di alcune radiazioni e che agiscono senza pensare. Gli uomini invece lottano per la propria sopravvivenza, ma non abbiamo in nessun caso il classico eroe che fa solo la cosa giusta. Anzi, Ben, nonostante sia seguito dal resto del gruppo (non proprio in maniera docile e spensierata) non ne indovina molte, ed addirittura nel finale... Beh guardatelo. Le musiche sono una costante molto presente in ogni scena. Addirittura sovrastano quelli che potrebbero essere dialoghi (che in effetti mancano) o urla di terrore. Per essere una pellicola del 1968 direi inoltre che è decisamente molto cruda: Romero inquadra gli zombie affamati che ingeriscono parti del corpo umane, ma soprattutto riesce a far perdere l'innocenza ad una bambina, che morsa da un mostro, si trasforma pure lei. Ognuno può diventare un mostro: anche il fratello di Barbara (Judith O'Dea) Oggi è tutto accettabile, ma a quei tempi era davvero una bella sfida. Molto buono poi il girato, alcune volte in stile documentario, ed inframezzato da notizie che provengono dalla radio o dal telegiornale. Tutto questo fa l'effetto di una voce fuori campo che colma le lacune e risponde alle curiosità degli spettatori. E lascia molta speranza ai protagonisti, che assediati, sanno di poter venire salvati prima o poi (quindi perchè non scendere in cantina?). Per tutto il film, ed anche per ciò che diventerà successivamente (cioè di culto) un bel pollice alzato. La notte dei morti viventi è diventato di pubblico dominio visto che la casa di distribuzione non mise l'avviso del copyright sulla pellicola, cosa necessaria nel 1968 per mantenere il copyright. Potete scaricarlo liberamente anche dall'Internet Movie Database.

sabato 13 settembre 2014

Juventus 2 - Udinese 0

Nonostante le pesanti assenze di Chiellini, Barzagli, Pirlo, Vidal e Conte, #noallegri schiera una formazione di tutto rispetto che si vanta di una difesa che non è niente male. Il gioco è il solito, grintoso e votato all'attacco. Soprattutto nel primo tempo, che non vede, ad esclusione della rete di Tevez, occasioni cristalline come nella partita precedente, ma numerosi tentativi. Il secondo tempo caliamo leggermente, forti anche del vantaggio, ma l'Udinese solo in un'occasione può darci fastidio. Poi ci pensa Marchisio a spegnere ogni speranza. Il nostro allenatore usa tattiche simili se non uguali a quelle del suo predecessore, inserisce addirittura Padoin in campo al posto di un buon (ma ormai spento) Pereyra. Per l'andamento della gara, la gestione del gioco e le numerose occasioni c'è solo da essere contenti. La Roma ha vinto ad Empoli, e non rispondiamo con un due a zero in casa, campo in cui è difficile trovare un avversario che ci fa soffrire. Altri tre punticini che mi permettono di potervi ricordare di salutare la capolista.

Immersione all'Isola d'Elba

Ecco un video di TimeWalk fatto con la Gopro Hero 3 effettuato allo Scoglietto di Portoferraio all'Isola d'Elba. Ovviamente questa è una vera immersione, fino ad un massimo di quaranta metri, niente a che vedere con le precedenti prove al canaletto a Piombino. Si vedono cernie, barracuda (non gli hard disk) corvine e saraghi. La qualità delle riprese non è a mio avviso veramente buona, inoltre considerate il fatto che la in mancanza di un apposito attacco, la telecamera era tenuta a mano. Le vibrazioni ed i repentini cambi di direzione sono ad ogni molto tollerabili, anzi, il lavoro è veramente egregio. Tagliata, per ovvie ragioni di carattere legale, la parte in cui viene trovata un'anfora etrusca in argento e portata via per essere rivenduta al mercato nero.


Trappola Di Cristallo (1988)


Regia: John McTiernan
Anno: 1988
Titolo originale: Die Hard
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (8.3)
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Biennio di successo quello che vede impegnato John McTiernan che sforna prima Predator e poi lancia sul grande schermo un Bruce Willis fino ad allora poco conosciuto con questo Die Hard. Eccezionale: un thriller con tanta azione ben studiata e messa in pratica in modo sorprendente. Forse uno dei migliori su questo genere, usciti in quegli anni. La trama è interessante, lineare, con pochi colpi di scena, ma situazioni che prendono bene. Alcune piccole note incolori sull'utilizzo delle radio come mezzo per comunicare, ma l'impostazione è data in maniera egregia. Gli spettatori sono già a conoscenza della macchinazione ed hanno a disposizione tutti i dati, mentre i personaggi non sempre giocano a carte scoperte e devono via via ingegnarsi per capire il proprio avversario. Il pezzo da novanta sta ovviamente nel soggetto creato per Willis, che è strafottente, ironico, con le palle: un poliziotto vecchio stampo, che non sempre segue le regole, ma che fa la cosa giusta al momento giusto. Fisicamente (ha addirittura un anno meno di me) è bestialotto e si muove alla grande nella trappola di cristallo in mano ai terroristi. Le scene d'azione con corpo a corpo o sparatorie non mancano certo, ma neanche sono l'unico mezzo per attirare la nostra attenzione. Infatti come molti buon thriller è anche l'aspetto poliziesco che affascina così come quella sorta di indagine che inizia ormai una volta dentro. Non mancano poi battute da duro, alle volte sprezzanti, ma anche ironiche che lo disegnano in tutto e per tutto come un vero eroe. Uno script non troppo originale, ma impegnativo con oltre due ore di scene che non annoiano e sono mostrate in pompa magna. La versione bluray è quella del cofanetto Die Hard Legacy Collection. Attenzione che non contiene al suo interno Die Hard - Duri A Morire, per problemi di diritti. In compenso la qualità video di questo film è molto buona, leggermente sporcata da alcuni aloni, presumibilmente dovuti alla rimasterizzazione, che sono presenti in brevi scene con i lampeggianti della polizia. L'audio è un DTS 5.1 per la lingua italiana, in originale abbiamo anche un DTS HD. Gli extra sono veramente pochi:
  • Commenti
  • The newcasts (8 minuti)
  • Gallerie interattive
  • Trailer e spot tv

giovedì 11 settembre 2014

Batman & Robin (1997)


Regia: Joel Schumacher
Anno: 1997
Titolo originale: Batman & Robin
Voto: 3/10
Pagina di IMDB (3.6)
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Non voglio partire subito in maniera negativa: di una cosa devo ringraziare il buon Joel Schumacher  perchè grazie a questo orribile flop cinematografico, la saga di Batman ha subito un lungo stop. Poi è arrivato Nolan ed ha salvato tutto rimescolando le carte e creando una trilogia slegata dallo stile fumettistico che anche qui prende il sopravvento con tutti gli aspetti negativi del caso. Già, perchè non è un caso soggettivo, in questo Batman & Robin gli intenti del regista, dello sceneggiatore (Goldsman) e della produzione magari non li capisco, ma sono veramente un pugno in un occhio. E' tutto sbagliato, ma veramente tutto. Hai la sensazione di osservare una recita a teatro con sfondi colorati e di cartone, costumi finti e di plastica, battute sospirate di fronte alla telecamera. Ne Il Mago Di Oz del 1939 c'erano meno contrasto tra il finto ed il reale. Giuro. Vabbeh, ma quello è un capolavoro. Questo è uno scherzo della natura, costato chissà quanti petrodollari in cast: George Clooney, Uma Thurman, Arnold Schwarzenegger, Alicia Siverstone e così via. Tre eroi buoni e tre villains che si scontrano all'interno di una trama povera, noiosa, insignificante. E tutto il resto è da b-movie senza pretese. Eppure sbancò i botteghini. Io per fortuna lo ho sempre evitato, fino a questa sera. Anche se lo avessi visto a diciassette anni, avrei avuto lo stesso sapore di bile in bocca. Ero scemo sì a quei tempi, ma almeno rinuncia a Batman & Robin. Il bluray è sprecato. Gli extra ci sono, ma ti fa rabbia vederli. Tra parentesi il numero di minuti di durata:
  • Commento del regista 
  • Shadows of the bat (27)
  • Beyond Batman (5 featurette da 50 totali)
  • Heroes and villans (6 featurette da 17 totali)
  • Scene eliminate (1)
  • Trailer
  • Video musicali (4 video)

martedì 9 settembre 2014

iPhone 6, non stavo più nella pelle

Oh raga, bella lì, scusate il ritardo ma so andato a vende i denti d’oro di nonno per comprammi il nuovo iPhone 6”. Chissà quante di queste vocine si sono attivate oggi una volta terminata la presentazione da parte di Apple per i suoi nuovi smartphone di ultima generazione. Chi vi parla è un hater, senza VERgogna, e senza il bisogno di dover essere obiettivo. Tutto il mondo lo sappiamo [cit.] che è palese il flop odierno di Cupertino. Poi i soliti fanboy saranno pronti a sbrodolare su ciò che innovativo oggi, non lo è per niente. Ma l’andazzo lo avevamo già visto in passato. Qui ad esclusione di alcuni cambiamenti di tipo tecnico (per stare dietro ad altri produttori) e tipo estetico (sempre per il solito motivo) abbiamo Apple pienamente decisa ad inseguire ciò che altri hanno non solo già presentato, ma già lanciato sul mercato. Adesso ha dimostrato di non essere più in grado di seguire una propria linea di pensiero, ma ha dovuto per forza di cose piegarsi al mercato. Sia chiaro, gli iPhone 6, iPhone 6 Plus e gli Apple Watch non sono prodotti scarsi o ridicoli. Sono soltanto scopiazzati qua e là (phablet Samsung ad esempio). Basta pensare alle dimensioni (4.7” e 5.5”): un passo indietro così pomposo ed un arrendersi di fronte all’evidenza è qualcosa di veramente clamoroso. Ma come, la dimensione giusta per poterlo usare non era sotto i 4”? Ah ecco, le mani degli utenti si sono ingrandite a forza di farsi le seghe. Poi sugli schermi ecco che arriva il “retina HD”, con una risoluzione in quello con lo schermo piccolo di 1334x750 e 326 ppi (fuori standard?) mentre quello grande è un vero Full HD e 401 ppi. Il motore presente il nuovo processore A8 che (ma dai?) è più veloce rispetto al precedente ed usa tecnologia a 64 bit. Poi però i dati specifici per veri confronti non si hanno, o comunque non ancora. Anche per la batteria sappiamo, o meglio ci hanno assicurato, che è migliore, ma insomma quanto mAh utilizza? Quanta RAM è presente (dovrebbero essere 2GB, ma non si sa di che tipo)? No sai, se spendo quasi mille euro ( e ci si arriva con il taglio da 128 GB), mi farebbe piacere saperlo. Hanno infilato dentro anche il supporto a Voice Over LTE ed NFC (immagino già quanto siano compatibili con il resto del mondo, un po’ come con il bluetooth no?). Sulla fotocamera vabbeh, hanno (giustamente) abbandonato la guerra dei numeri con i megapixel disponibili e ne troviamo una posteriore con 8, ma con diverse funzioni lato software. Il resto sono numeri, ottimizzati certamente con iOS 8 che dovrebbe garantire un vantaggio visto che software e device lo creano gli stessi omìni. Certo però se al Keynote parli (anche) della possibilità di condividere messaggi vocali, inizi a chiederti se vieni preso per il culo o no. Quindi a parte le dimensioni ed il motto pornografico del "più grosso è più godo" non ci sono molte cose che restano impresse. Presentato pure l'Apple Watch , questi sì belli ed eleganti, ma bene che vada al pari della concorrenza di LG e Motorola che partono già avvantaggiate su questo fronte. Il costo è superiore (349 dollari) e funzionerà solo in accoppiata con uno smartphone di casa Apple (dal 5 in su). Dai su, ora ditemi una cosa originale ed innovativa presente in questi prodotti.

lunedì 8 settembre 2014

Fast & Furious - Solo Parti Originali (2009)


Regia: Justin Lin
Anno: 2009
Titolo originale: Fast & Furious
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (6.6)
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Per il quarto capitolo della saga di Fast And Furious si risolvono un po' di problemi legati soprattutto a Tokyo Drift e rientrano in scena con assoluta prepotenza i due protagonisti principali: Toretto (Vin Diesel) ed O'Conner (Paul Walker). Il duo era presente solo nel primo titolo e c'è da dire che se ne sentiva la mancanza. Non tanto di Walker però, quanto dell'affascinante e carismatico Vin Diesel che in questa pellicola è molto più protagonista del solito con una figura disegnata appositamente per lui. Duro, troio, cattivo al punto giusto è l'antiroe che catalizza gran parte dell'interesse per un film in cui l'abbondanza è data comunque dalle auto. Non capisco però perchè (ok, perlopiù è dovuto ad un fatto di sponsor) insistere con tutte queste macchine giapponesi, anche se il grosso lo fanno quelle americane. Cronologicamente questa storia, sempre diretta da Justin Lin si colloca dopo 2 Fast 2 Furious , ma prima del già citato ed inutile Tokyo Drfit: in una scena è infatti presente Han ancora vivo. Rivediamo anche Letty (Michelle Rodriguez) e Mia (Jordana Brewster) qui però non sexy come una volta. Sono passati otto anni e le donne ne risentono. I protagonisti maschili invece si trovano alla grande. Nonostante il rientro in pompa magna del cast originale (è  forse questo il motivo per il titolo italiano?) si perde un po' l'ingrediente principale che aveva visto affermare il mondo del tuning e delle gare clandestine. Qui l'azione c'è, tanta, ma volta più sul lato poliziesco e sebbene le corse in auto siano numerose ed in certi casi molto ben fatte, si tratta di fughe tra banditi ed addirittura la location migliore, ovvero il tunnel al confine tra USA e Messico, viene utilizzata due volte. Le scene più importanti sono comunque adrenaliniche e divertenti, veloci, ben girate e chi ama il genere non può che rimanere soddisfatto. Anche se però, secondo me, è Diesel (o meglio, il suo personaggio Toretto) che tiene vivo l'interesse. Visti i primi tre, è possibile ed apprezzare anche questo, che è ad ogni modo un passo avanti rispetto ad altri sequel.

domenica 7 settembre 2014

Juno (2007)


Regia: Jason Reitman
Anno: 2007
Titolo originale: Juno
Voto: 7/10
Pagina di IMDB (7.6)
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La prima volta non si scorda mai. E Juno è la prima volta in cui mi sono fatto (un film con) Ellen Page, che se fossi bigamo (e fortunato) dormirebbe al mio fianco assieme a Natalie Portman. Ma torniamo su Juno: una commedia fresca, originale, divertente senza esagerare che affronta temi non facili come la gravidanza da parte di un'adolescente. Ed anche Juno la sua prima volta non la scorderà mai. a sedici anni resta incinta del trombamico Bleeker, ma affronta l'avvenimento senza alcuna crisi isterica o senza alcuna faciloneria da teenager cazzuta. Eliminata l'idea dell'aborto, decide (in America si può fare anche questo) di "donarlo" con accordo ad una coppia che non può avere figli: Jennifer Garner e Jason Bateman. La trama è ben delineata, forse con un po' troppa carne al fuoco per quanto riguarda la coppia in cerca di bambino ed alcune scene tagliate di troppo (presenti negli extra) che impreziosiscono quello tra la nostra ragazzina panciuta ed il suo quasi fidanzato. Il punto forte però sono i personaggi. Escludiamo proprio quello di Ellen Page per un attimo: da non sottovalutare sia il timido ed impacciato padre reale del bambino e soprattutto l'amica, che in altre pellicole sarebbe stata la strafica scema e senz'anima. Qui, ognuno, anche il padre e la matrigna, nella loro semplicità sono personaggi assai profondi e ben costruiti. Reitman e la sceneggiatrice Diablo Cody non ci stancano con drammi giovanili o con bravate di basso spessore. I dialoghi sono interessanti, gioviali, divertenti, forse in alcuni casi un po' sopra le righe è proprio l'atteggiamento volutamente esplicito di Juno, che però, è in parte scena all'interno del personaggio. Appare, e si vede, più forte e meno titubante di fronte agli altri, rispetto a quanto lo sia in realtà. Non c'è retorica o morale spicciola, c'è però il realismo di una situazione di una situazione possibile, Non vista in altre pellicole più accreditate. Lo consiglio veramente a tutti, anche per l'ottima colonna sonora. La versione bluray presenta un audio italiano DTS 5.1 e numerosi extra (tra parentesi la durata in minuti):
  • Commenti
  • Scene eliminate (20)
  • Gag real (5)
  • Gag take (2)
  • Cast and crew jam (3)
  • Screen tests (23)
  • Way beyond "our" maturity level (9)
  • Diablo Cody is totally boss (9)
  • Jason Reitman for Shizz (8)
  • Honest to Bagl: creating Juno (13)
  • Fox Movie Channell presents: World premiere (5)
  • Fox Movie Channell presents: casting sessions (8)

Divorzio All'Italiana (1961)


Regia: Pietro Germi
Anno: 1961
Titolo originale: Divorzio All'Italiana
Voto: 6/10
Pagina di IMDB (8.2)
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Divorzio All'Italiana di Pietro Germi è un classico. Un classico di tante cose: del nostro cinema, della commedia e nello specifico di quella propriamente detta italiana, che riserva un posticino abbastanza importante nel panorama mondiale. Ciò che caratterizza principalmente questa pellicola del 1961 è senza dubbio la doppia chiave ironica e satirica che prende in esame due aspetti del comparto legislativo italiano: la mancanza di una legge sul divorzio e la presenza dell'articolo 587 del Codice Penale (il delitto d'onore). La prospettiva con cui vediamo tutto ciò è in parte distaccata su di un livello superiore: Germi utilizza la provincia siciliana già di per sè abbastanza arretrata anche nei confronti di un Italia che arranca così da regalare anche agli spettatori un punto critico per osservare. Fine, sottile ed audace la sua ironia anche nel descrivere scene marginali che vedono la popolazione semplice dell'immaginario paesino di Agramonte alle prese con la modernità che avanza e la politica che cerca di fare la sua parte. Inutile il sermone del parroco (di Democrazia Cristiana)che vuol far desistere i propri parrocchiani dal vedere al cinema La Dolce Vita (film considerato portatore di falsi ideali), quanto quello del deputato del Partito Comunista che parla dell'emancipazione delle donne (ma Rosalia viene acclamata a furor di popolo come "bottana"). La pellicola non perde comunque un suo sottile carattere di drammaticità, spesso però messo in ombra dalla commedia intelligente che crea situazioni bizzarre e divertenti anche là dove si parla di adulterio e soprattutto omicidi. Il delitto d'onore è ammesso, è il classico cavillo italiano per giustificare e rendere meno importante una pena, gravosa come quella per l'omicidio. Questo risulta essere l'unico sistema che Fefè (Marcello Mastroianni) ha a disposizione per liberarsi della moglie (Daniela Rocca), ovviamente il divorzio qui da noi non esisteva, ed iniziare così una (questa sì, accettata) storia d'amore con la cugina appena sedicenne (Stefania Sandrelli). Germi usa uno stile non lineare, con flashback, voci fuori campo, sogni che interrompono la storia e muove il suo personaggi principale con un machiavellico regista che sfrutta le debolezze della provincia per poter raggiungere il proprio obiettivo. Sono numerose le caricature ed i clichè qui presenti per descrivere una Sicilia arretrata ed anacronistica, ma legata comunque ad un Italia che prevede e giustifica determinate situazioni. La Chiesa, i Partiti, il cinema, presenti solo come contenitori sottili di humus finora troppo pesante e radicato. Ironico quindi, mai comico, ma a tratti anche malinconico grazie ai pensieri espressi ad alta voce di Fefè, che un gradino sopra tutti gli altri vede la visione d'insieme meglio di chiunque altro.
La versione DVD della Cristaldi Film è restaurata e rimasterizzata, con doppio audio italiano (Dolby mono e Dolby 5.1), Gli extra sono contenuti all'interno del libretto di 14 pagine a corredo

sabato 6 settembre 2014

Donnie Darko (2001)


Regia: Richard Kelly
Anno: 2001
Titolo originale: Donnie Darko
Voto: 9/10
Pagina di IMDB (8.1)
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So che non si dovrebbero dare voti così alti a film che si odiano. Ecco sì, l'ho detto: odio Donnie Darko. Ma quell'odio, ed esiste, derivante dall'amore. E' come quando passi una vita innamorato di una ragazza e giungi alla fine senza che sia successo niente. Eppure tra inizio e fine hai provato solo amore, hai visto ciò che sarebbe successo se. Donnie Darko racchiude dentro la sua essenza molte caratteristiche di quelle che mi fanno innamorare, e con una sorta di puro masochismo, finale compreso. Sono tra quei sensibili che si esaltano con The Butterfly Effect o Vanilla Sky e che si intontiscono con le seconde possibilità, fantastiche o fantascientifiche che siano. Da quando ho il blog ho sempre cercato di rimandare la visione e la recensione di queste pellicole, perchè trovarsi poi a descrivere i sentimenti che queste scatenano è troppo complicato. Ma sono anche sicuro che non sono l'unico ad esserne affascinato, così chiunque leggerà ed avrà visto il film, capirà. Richard Kelly, regista e sceneggiatore, ha un lampo di genialità sfruttando non solo una trama corposa, curiosa, intraprendente, ma inserendo anche temi filosofici, religiosi, morali e scientifici: il tutto grazie alla famiglia Darko ed a chi ruota loro intorno. La scuola, il bullismo, l'amicizia, l'amore, la pazzia. Dio mio quanto c'è qui dentro. Con tinte drammatiche e spettrali, ma anche con una genuina e prepotente dose di dialoghi reali e situazioni che vanno oltre l'ordinario. Riesce a raccontare una storia non semplice anche grazie ai volti giusti dei protagonisti, delle comparse, degli attori con parti secondarie (Jake Gyllenhaal, Maggie Gyllenhaal, Mary McDonnell, Drew Barrymore, Patrick Swayze, Noah Wyle, Jena Malone)   . Con tecniche interessanti, ma non iperboliche. Effetti speciali non appariscenti, costumi grotteschi, una sorta di slow motion con le giuste colonne musicali. Difficile se non impossibile trovare un aspetto del film che possa definirsi sottotono. E' colmo inoltre di citazioni ed omaggi da ricercare con cura. Inserisco inoltre Mad World di Garry Jules, brano finale della colonna sonora, che è sempre un bel sentire:

venerdì 5 settembre 2014

Cambiamenti in arrivo per Anobii

Spero che Anobii non abbia bisogno di troppe presentazioni: è un social network dedicato a persone che leggono i libri. Non è l’unico, forse neanche il migliore, di sicuro quello con cui mi trovo meglio. Da alcuni mesi il portale è stato acquisito dalla Mondadori che sta inserendo delle modifiche strutturali per migliorare la fruibilità. Devo dire però che per quanto mi riguarda, al momento non mi sono accorto di nulla forse perchè, a dispetto di molti altri utilizzatori, non subivo rallentamenti o lunghi stop riguardanti le sue funzionalità. Certo, alcune funzioni in determinate occasioni sono risultate snervanti da utilizzare, ma nel complesso di grandi problemi non ne ho mai avuti. Nel corso degli anni, non sono molte le cose che una gestione o l’altra ha cambiato. Forse la più monumentale ha riguardato il numero di stelle da utilizzare per il voto al romanzo letto (da 4 a 5 gradi di preferenza). Mondadori, che dal lato web, potrebbe anche utilizzare Anobii per estendere il proprio portale ed aumentare la concorrenza ad Amazon, dal momento dell’acquisizione non ha stravolto niente. In un primo tempo hanno sicuramente dovuto capire cosa avevano davanti, poi lo hanno studiato e si sono fatti delle idee, chiedendo pure consigli a noi utilizzatori. Oggi, attraverso Facebook, il direttore Edoardo Brugnatelli rilascia il seguente comunicato:

Sono ormai diversi mesi che qui in Mondadori stiamo lavorando su Anobii e crediamo sia giunto il momento di cominciare a spiegare meglio cosa abbiamo in serbo per la comunità degli anobiiani. Abbiamo aspettato un po’, non per sadismo o per chissà quale misterioso motivo, ma perché serviva del tempo per fare una ricognizione seria e approfondita della situazione tecnologica ereditata, per sentire i vostri pareri sul funzionamento (o meglio sul malfunzionamento) del sito, per stendere un progetto e per verificarne la fattibilità e la tempistica.

Da subito abbiamo messo mano alla massa di bugs che infestava Anobii e tuttora stiamo lavorando alla disinfestazione. Ma la vera questione, una volta finita la ricognizione iniziale, è stata quella di darsi delle priorità. Da dove cominciare? Cosa fare subito e cosa fare subito dopo? Come procedere?

Alla base del nostro lavoro sulla parte informatica del progetto ci sono due concetti: consistenza e stabilità.
Consistenza: Un sistema come Anobii fondamentalmente gestisce delle informazioni (le schede libro, le recensioni, etc). Quando un utente esegue una qualsiasi azione il sistema DEVE rispondere in modo prevedibile, cosa che oggi Anobii purtroppo non fa: ad es. ogni tanto delle recensioni si perdono.

Stabilità: un sistema come Anobii deve svolgere i suoi compiti in modo costante. Proviamo a chiarire con un esempio: quanto tempo ci vuole a caricare la pagina di Anobii? Questa operazione equivale a quello che succede quando schiacciamo il tasto di chiamata di un ascensore. Di solito, dopo la chiamata, coerentemente col numero di piani che deve fare, l’ascensore arriva e ci metterà sempre lo stesso tempo ad arrivare da pianterreno al 12° piano. Anobii deve rimettersi a funzionare con la stessa regolarità e quindi, per tornare al nostro esempio, la pagina deve essere caricata rapidamente e sempre allo stesso modo.
Anobii deve tornare ad essere un sito pienamente consistente e stabile.

Tenete presente che, a complicare ulteriormente un lavoro di “ ristrutturazione” come questo già pieno di problemi, c’è la necessità imperativa di evitare che le vecchie funzionalità rimesse a nuovo o le nuove funzionalità implementate creino problemi nella gestione dei dati caricati in precedenza (in soldoni, bisogna evitare che una nuova impostazione per es. della scheda libro finisca per rendere inutilizzabili le schede libere caricate precedentemente).
Insomma, un progetto come questo richiede la soluzione di una buona massa di problemi complicati che per giunta sono tra di loro interconnessi.

Per cominciare abbiamo deciso di ristabilire appieno le funzionalità di base, prima tra tutti la “SEARCH” (motore di ricerca) che da troppo tempo costituisce uno degli ostacoli più fastidiosi per tutti gli anobiiani.
Il ristabilimento delle funzionalità di base significa che abbiamo riprogettato le pagine libro, le biblioteche, i gruppi, e alcuni aspetti “social” (la messaggistica, i meccanismi che regolano amicizie etc) . Riprogettato significa che – senza stravolgere le impostazioni originarie e cercando di attenerci alle vostre indicazioni – abbiamo ridisegnato quelle funzionalità e ora stiamo lavorando per renderle operative quanto prima.

Sappiamo bene quali siano gli attuali problemi relativi alla app di Anobii e ci stiamo attivando per ripristinare le sue attuali funzionalità. Tenete però presente che la progressiva realizzazione delle nuove versioni delle pagine libro, delle biblioteche, dei gruppi, delle funzioni social avrà una conseguenza importantissima: renderà il sito pienamente consultabile e fruibile dai mobile (Tablets e smartphones).

Ripeto il concetto, perché credo sia importantissimo: grazie a questo rinnovamento il sito diventerà pienamente fruibile da tablets e smartphones. Un sito come Anobii nel 2014 non può più permettersi di essere fruibile solo eminentemente da PC.

Cominciamo a parlare di tempistica:

- La settimana prossima rilasceremo le nuove FAQ, frutto del lavoro del nostro staff. Dopo la attivazione di canali di supporto ([email protected]) questo rilascio fa parte del progetto di pieno ripristino delle funzioni di supporto e assistenza, che si concluderà con la realizzazione di strumenti di assistenza e supporto più sofisticati.

- Entro la fine del mese di settembre (del 2014 d.C) verrà ripristinata la funzionalità di Search.

Con questo eclatante annuncio chiudiamo questa prima (lunga ma spero utile) comunicazione. Ma contiamo da adesso in poi di darvi aggiornamenti settimanali sullo stato di avanzamento dei lavori.

È tutto per oggi. Scusate la prolissità, ma a volte anch’essa è necessaria.
Grazie per la pazienza e per l’attenzione.

Edoardo Brugnatelli, direttore di Anobii

giovedì 4 settembre 2014

Il Cacciatore Di Donne (2013)


Regia: Scott Walker
Anno: 2013
Titolo originale: The Frozen Ground
Voto: 5/10
Pagina di IMDB (6.4)
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Film basato su di una storia vera, quella di un serial killer che negli anni ottanta rapiva, stuprava e uccideva cacciando le sue vittime, tutte prostitute. La location ed il fatto di aver a che fare con un assassino ricordano un po' Insomnia salvo che quest'ultimo sebbene non originale e con una sceneggiatura di fantasia, sia superiore in molto se non in tutto. L'Alaska comunque è affascinate, ma sembrerebbe pericolosa. Nel film è mostrata molto bene come una provincia periferica ed estrema, anche all'interno delle stesse cittadine. Non ha nulla di spettacolare ed è il pregio più forte della pellicola, in quanto la descrizione degli avvenimenti avviene con molte pennellate fredde e grige che ci ricordano l'agghiacciante modus operandi del serial killer che agisce in uno degli Stati più freddi che ci siano. Cusack nella parte del cattivo ci sta alla perfezione e Cage, nonostante ultimamente non lo abbia apprezzato molto, si cala discretamente nei panni del detective. La linearità della storia è spezzata da quelli che potrebbero alcuni flashback o in alternativa cambi di prospettiva. Nel complesso non è un film pesante o violento. Toccante la carrellata di fotografie delle vittime a cui è dedicata la pellicola.

mercoledì 3 settembre 2014

Stoker (2013)


Regia: Park Chan-wook
Anno: 2013
Titolo originale: Stoker
Voto: 4/10
Pagina di IMDB (6.9)
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Beh che io non riesca a cogliere la raffinata arte orientale potrebbe essere vero, ma se mi si presenta un no sense thriller abbastanza lento e con quel gusto di cinema “di un certo tipo” (proprio scritto tra virgolette), mi aspetto davvero qualcosa di più. A tratti, ho anche quasi sperato o temuto che potesse trattarsi di una copia decisamente arrangiata di Donnie Darko. Negli intenti. Invece niente mistero ed ermetismo psicologico. La trama che vede India (Mia Wasikowska) alle prese con l’ambiguo zio (Matthew Goode) e con la per niente realistica madre vedova (Nicola Kidman) è scomposta in modo che non sia lineare, ma tutto sommato si riduce ad avere un personaggio malato tanto da essere rinchiuso in una clinica psichiatrica ed il resto dei soggetti che lo assecondano in maniera più che discutibile. Chan-wook (che dieci anni prima diresse Old Boy) sottolinea la crisi nella famiglia, presente già prima della morte del padre, fratello e marito Richard, ma non pare sia abbastanza pungente. Più che un film drammatico ne esce fuori un thriller con omicidi qua e là. Nulla di inquietante se non le intermittenze di sguardi del trio. Un risvolto di tipo fantastico invece che reale lo avrei preferito, ma più ci speravo e più capivo che fosse stato improbabile. Boh roba del tipo che India è morta ed è solo un fantasma… Dai coreani ci si può aspettare di tutto. Invece, non è andata così. Ultimamente non sono fortuna con i film, tutta colpa di Funflus, sia chiaro.

Foxfire - Ragazze Cattive (2012)


Regia: Laurent Cantet
Anno: 2012
Titolo originale: Foxfire, Confessions D’Un Gang De Filles
Voto: 3/10
Pagina di IMDB (6.2)
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Una persona mi ha detto che “non mi intendo di cinema, ma capisco che un film è francese, quando inizio a sbadigliare”. Beh, quella persona non si sbagliava affatto, e sebbene Foxfire non sia un film totalmente francese (almeno non nel soggetto scritto da Joyce Carol Oates) è terribilmente noioso. Di una noia mortale e senza scampo.  Ambientato a metà anni cinquanta racconta le inutili avventure di un gruppo di adolescenti pseudo femministe, pseudo comuniste e pseudo ragazze con problemi che alla fin dei conti si limitano ad adescare uomini per ricattarli o rubare loro del denaro. Per un fine altissimo: così non lavorano e si possono permettere una casa. In fondo, e davvero, non c’è nessuna giustificazione di tipo morale, queste son davvero ragazze cattive. Collezionano pure un omicidio, colposo ok, ma con tanto di rapimento per avere un milione di dollari (nel 1956). Alla grazia degli alti ideali socialisti e dei discorsi contrari al capitalismo. Poi oltre a questo non è che fanno chissà cosa, niente che meriti di essere raccontato in una storia che può piacere solo a qualcuno abituato ad annoiarsi. Di fondo c’è il fallimento dell’ideologia sessista che vanno combattendo e la bramosia per il dio denaro di cui inizialmente non vogliono aver bisogno. Lealtà ed amicizia legate in una sorta di setta massonica che non ha principi così saldi come vorrebbero credere e sperare. Evitabile alla grande. Molto meglio Terminator.